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Pillole di Mercato

(16° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

Frank Zappa: “La mente è come un paracadute. Non funziona se non è aperta”

 

I mercati azionari continuano a salire sostenuti dall’ottimismo per una possibile ripresa dei negoziati tra Stati Uniti e Iran, con diversi listini globali che stanno progressivamente recuperando le perdite accumulate dall’inizio del conflitto in Medio Oriente. In Asia, l’indice CSI 300 cinese è stato tra gli ultimi a tornare sui livelli precedenti allo scoppio delle tensioni di fine febbraio, affiancandosi a mercati come Taiwan e Singapore che avevano già completato il recupero. Negli Stati Uniti, gli indici di riferimento hanno fatto ancora di più, con lo S&P 500 ormai vicino ai massimi storici registrati a fine gennaio. A sostenere questo movimento contribuisce anche il petrolio, che resta sotto la soglia dei 100 dollari al barile grazie alla prospettiva di un dialogo tra Washington e Teheran. Anche le materie prime industriali stanno mostrando segnali di recupero. Il rame ha cancellato le perdite accumulate nelle settimane di conflitto, mentre l’indice MSCI All Country World ha guadagnato lo 0,2%, portando a nove sedute consecutive di rialzo, la serie positiva più lunga da settembre. I future sugli indici europei indicano però un avvio più cauto per le borse del continente. Il miglioramento del sentiment è legato all’aspettativa che una riduzione delle tensioni in Medio Oriente possa contribuire a stabilizzare i prezzi dell’energia, ridurre le pressioni inflazionistiche e sostenere la crescita economica globale. Stati Uniti e Iran stanno infatti lavorando a un secondo round di colloqui nei prossimi giorni, mentre la situazione nello Stretto di Hormuz continua a rappresentare un punto critico, anche in vista della scadenza della tregua prevista per la settimana successiva. Secondo Anna Wu di VanEck, il mercato sta progressivamente aumentando la propensione al rischio con la ripresa dei colloqui tra Stati Uniti e Iran, anche se la sostenibilità di questo movimento dovrà essere testata, considerando la natura estremamente volatile dei negoziati. Il fatto che proprio i mercati asiatici, tra i più colpiti nelle fasi iniziali del conflitto, stiano recuperando terreno è un segnale di maggiore fiducia da parte degli investitori su una possibile distensione. Un ulteriore indicatore in questa direzione è il rafforzamento dello yuan offshore, che ha registrato una serie di rialzi consecutivi. L’indice MSCI Asia Pacific ha guadagnato l’1,1%, con la Corea del Sud in evidenza grazie a un rialzo del 2,9%, confermandosi uno dei mercati più forti dell’anno. Il movimento riflette anche il ritorno dell’interesse verso il comparto tecnologico e, in particolare, verso i temi legati all’intelligenza artificiale. Nel frattempo, il petrolio continua a muoversi in modo volatile. Il Brent ha oscillato intorno ai 95 dollari al barile, dopo aver toccato livelli più bassi in seguito alle dichiarazioni di Donald Trump, secondo cui la fine del conflitto potrebbe essere vicina. Anche se il prezzo ha poi recuperato leggermente, resta evidente come il mercato stia cercando di bilanciare segnali contrastanti tra diplomazia e tensioni sul campo. Le altre asset class mostrano una dinamica coerente con questo contesto di cauta fiducia. L’oro ha registrato un lieve calo intorno ai 4.825 dollari l’oncia, mentre i Treasury hanno mantenuto i guadagni grazie al ridimensionamento dei timori inflazionistici. L’indice del dollaro è rimasto sostanzialmente invariato dopo una serie di sette sedute consecutive in ribasso. Trump ha dichiarato che i colloqui potrebbero riprendere “entro due giorni” in Pakistan, dopo una lunga sessione negoziale a Islamabad che non ha prodotto risultati concreti. Nonostante ciò, gli Stati Uniti hanno proseguito con il blocco navale dello Stretto di Hormuz, nel tentativo di limitare le esportazioni di petrolio iraniano e aumentare la pressione su Teheran, intensificando così la competizione per il controllo di uno dei principali snodi energetici globali. Secondo Josh Gilbert di eToro, il periodo recente è stato estremamente volatile, ma gli investitori stanno dimostrando una maggiore capacità di adattamento, imparando a navigare contesti complessi senza reagire in modo eccessivamente emotivo. Gli strategist sottolineano inoltre come i mercati azionari asiatici stiano progressivamente allineandosi a quelli statunitensi, recuperando o addirittura superando i livelli precedenti al conflitto. Questo movimento è sostenuto anche dalla tenuta delle aspettative sugli utili societari, che sembrano non aver subito un impatto significativo nonostante lo shock energetico. La stagione delle trimestrali resta un altro elemento chiave di osservazione. JPMorgan Chase ha registrato una flessione del titolo nonostante ricavi record nel trading, mentre Citigroup ha reagito positivamente grazie al miglior ritorno sul capitale degli ultimi cinque anni. BlackRock ha raccolto 130 miliardi di dollari netti nel primo trimestre, segnale di una fiducia ancora significativa da parte degli investitori nonostante la volatilità. Secondo Scott Helfstein di Global X ETFs, le aziende stanno dimostrando una notevole resilienza di fronte a shock su catene di approvvigionamento, dazi e prezzi energetici, un elemento che contribuisce a sostenere il mercato azionario. In Europa, i listini hanno chiuso in rialzo, con lo STOXX 600 in progresso di circa l’1% e tutte le principali borse in territorio positivo, sostenute proprio dalle speranze di una ripresa dei negoziati tra Stati Uniti e Iran nonostante il blocco dei porti iraniani. Allo stesso tempo, la decisione degli Stati Uniti di bloccare le esportazioni iraniane rappresenta un elemento di rischio non trascurabile per l’offerta globale di petrolio. La Cina ha definito questa misura “pericolosa e irresponsabile”, sottolineando come possa compromettere ulteriormente una tregua già fragile. Sul fronte societario, Novo Nordisk ha annunciato una partnership con OpenAI per accelerare lo sviluppo di nuovi farmaci attraverso l’analisi avanzata dei dati, mentre LVMH ha chiuso in lieve rialzo nonostante risultati trimestrali inferiori alle attese. Il mercato sta mostrando una forza sorprendente, riuscendo a recuperare rapidamente le perdite legate al conflitto e tornando a guardare ai massimi. Tuttavia, questa forza poggia su un presupposto molto chiaro: che il percorso verso una soluzione diplomatica continui senza interruzioni. È una narrativa potente, ma anche fragile. Perché mentre l’azionario guarda avanti e prezza una normalizzazione, il contesto reale resta ancora complesso, con tensioni sul campo, flussi energetici non ristabiliti e decisioni politiche che possono cambiare direzione in tempi molto rapidi. In questo scenario, il rischio non è tanto che il mercato salga, ma che lo faccia troppo in fretta rispetto a ciò che i fondamentali possono realmente sostenere. I market movers di oggi sono: produzione industriale nell’Eurozona, indice manifatturiero del NY Empire State negli Stati Uniti.

 

IERI

I listini dell’Asia hanno chiuso positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,46%, China A50 +0,75%, Hang Seng +0,35%, il Nikkei +2,40%, l’Australia +0,68%, Taiwan +2,31%, la Corea del Sud Kospi +3,35%, l’indice Indiano Sensex chiuso per festività. Il nostro FTSEMib +1,36%, Dax +1,27%, Ftse100 +0,25%, Cac40 +1,12%, Zurigo +0,93%. Lo S&P500 +1,18%, il Nasdaq +1,96%, il Russell2000 +1,32%. L’oro ha chiuso a 4.850,10 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 91,28$ per il wti e 95,14$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 43,175. Lo spread BTP/BUND 76,330. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 18,36%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,24%, China A50 +0,51%, Hang Seng +0,50%, il Nikkei +0,59%, l’Australia +0,07%, Taiwan +0,89%, la Corea del Sud Kospi +2,63%, l’indice Indiano Sensex chiuso +1,72%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura sotto la parità così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.850,72 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 91,66$ per il greggio e 95,67$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 74.154 e l’Ethereum 2.324.

 

Buona giornata.


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