top of page

Pillole di Mercato

(16° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

Nelson Mandela: “Se parli a un uomo in una lingua che capisce, arrivi alla sua testa. Se gli parli nella sua lingua, arrivi al suo cuore”

 

I mercati azionari hanno chiuso in rialzo mentre il petrolio ha perso terreno, dopo che il presidente Donald Trump ha lasciato intendere una disponibilità a riprendere i colloqui con l’Iran, alimentando le aspettative su un possibile accordo capace di ridurre le tensioni in Medio Oriente. L’indice MSCI All Country World Index è salito dello 0,4%, avviandosi verso l’ottava seduta consecutiva di rialzo, la striscia positiva più lunga da settembre. Anche i mercati asiatici hanno seguito il recupero di Wall Street, con l’indice regionale in progresso dell’1,7%, sostenuto dall’idea che un allentamento delle tensioni possa favorire un calo dei prezzi del petrolio e sostenere la crescita economica. A guidare i rialzi è stato soprattutto il comparto tecnologico. Il Brent ha ceduto l’1,3%, scendendo a 98,07 dollari al barile, sulla base dei segnali secondo cui Washington e Teheran potrebbero tornare al tavolo dei negoziati anche dopo l’avvio del blocco statunitense dello Stretto di Hormuz. Il dollaro si è indebolito contro la maggior parte delle valute del G10, mentre i Treasury hanno registrato un lieve recupero grazie al fatto che il calo del petrolio contribuisce ad attenuare i timori inflazionistici. Il movimento dei mercati riflette il fatto che gli investitori si stanno concentrando più sulla possibilità di una via diplomatica che sul conflitto in sé. La percezione è che i negoziati tra Stati Uniti e Iran siano ancora vivi e possano acquisire maggiore concretezza, rafforzando la fiducia nella possibilità di un accordo nonostante il blocco dello Stretto di Hormuz. La decisione americana di bloccare il passaggio viene inoltre interpretata come una misura mirata a limitare i ricavi petroliferi iraniani, ma anche come un passaggio funzionale a mettere in sicurezza le rotte marittime, rafforzando così l’idea che i flussi energetici possano, prima o poi, riprendere. Secondo Ritesh Ganeriwal di Syfe, i mercati stanno reagendo al percorso verso una possibile pace più che al conflitto stesso. Nel momento in cui si è intravista una de-escalation credibile, gli investitori hanno rapidamente guardato oltre il rischio immediato. Trump ha ordinato il blocco dello Stretto di Hormuz dopo che i negoziati del fine settimana a Islamabad non erano riusciti a produrre un accordo. Eppure, nonostante questa nuova escalation, restano in corso contatti tra Stati Uniti e Iran per organizzare un ulteriore round di colloqui. L’obiettivo sarebbe quello di arrivare a nuove discussioni prima della scadenza della tregua di due settimane annunciata il 7 aprile. Secondo Damien Loh di Ericsenz Capital, gli asset di rischio sembrano avere una forte voglia di continuare a salire e, salvo un collasso totale dei negoziati, il movimento più probabile per i mercati resta ancora al rialzo. Anche il comparto obbligazionario ha beneficiato del nuovo clima: i Treasury sono saliti con il rendimento del decennale in calo di un punto base al 4,28%, sostenuti dall’idea che prezzi energetici più contenuti possano aiutare a raffreddare l’inflazione. L’oro ha recuperato dopo due sedute di ribasso, portandosi intorno a 4.775 dollari l’oncia, mentre il Bitcoin è salito fino a circa 74.400 dollari. Anche il rame ha toccato i massimi da oltre un mese. Il mercato, tuttavia, continua a guardare con particolare attenzione al settore tecnologico. L’indice tecnologico dell’MSCI Asia Pacific ha guadagnato il 3,8%, con rialzi molto forti per titoli come Kioxia Holdings a Tokyo. L’indice Taipex di Taiwan ha toccato un nuovo massimo storico, mentre il Kospi sudcoreano è salito del 3,3%, sostenuto dal ritorno dell’interesse verso il tema dell’intelligenza artificiale, percepito come meno esposto agli effetti della guerra con l’Iran. Anche il fatto che lo S&P 500 abbia recuperato integralmente le perdite legate al conflitto ha contribuito a rafforzare il sentiment. Secondo Ikuo Mitsui di Aizawa Securities, man mano che prende forma un possibile percorso verso la normalizzazione, il mercato inizia a guardare oltre il rialzo di breve del petrolio e a concentrarsi maggiormente su ciò che potrà accadere nella fase successiva. In quest’ottica, la vera domanda diventa quali settori e quali titoli offrano oggi la maggiore visibilità in vista della fine del conflitto. Oltre al quadro geopolitico, gli investitori stanno osservando con attenzione anche l’avvio della stagione delle trimestrali americane, alla ricerca di segnali sulla salute finanziaria delle imprese. Le prime indicazioni sono state contrastanti: Goldman Sachs ha perso l’1,9% dopo i risultati, mentre restano attesi i conti di JPMorgan, Wells Fargo e Citigroup in un contesto in cui il conflitto in Medio Oriente continua a influenzare le prospettive. Anche dal mondo bancario arrivano segnali di cautela. Il CEO di HSBC, Georges Elhedery, ha sottolineato che il conflitto in Medio Oriente e, più in generale, il clima di incertezza stanno iniziando a pesare sulla fiducia della clientela, mentre gli investitori cercano di orientarsi in un contesto globale sempre più volatile. Il punto non è solo ciò che sta accadendo, ma anche quanto a lungo questa situazione potrà durare. Sul fronte societario, United Airlines avrebbe valutato una possibile operazione con American Airlines, ipotesi che ha spinto al rialzo il titolo American nel post mercato. Contemporary Amperex Technology starebbe invece considerando una nuova raccolta di capitale a Hong Kong fino a 5 miliardi di dollari, mentre Sandisk ha beneficiato della prospettiva di entrare nell’indice Nasdaq 100. In Europa, la seduta si è invece chiusa in territorio negativo, con lo STOXX 600 in calo dello 0,2%, accompagnato da ribassi diffusi sui principali listini e nella maggior parte dei settori. A pesare sono stati soprattutto i titoli del comparto viaggi e tempo libero, penalizzati dalle preoccupazioni sull’approvvigionamento di carburante per gli aeroporti europei. Wizz Air, EasyJet e Lufthansa hanno chiuso in netto ribasso, così come Tui e MTU Aero Engines. In controtendenza si è mossa Vår Energi, sostenuta dal rialzo delle quotazioni energetiche successivo all’annuncio del blocco dello Stretto di Hormuz. Le borse europee avevano seguito al ribasso i mercati asiatici nella giornata precedente, reagendo al fallimento dei negoziati tra Stati Uniti e Iran, che aveva riacceso il timore di un conflitto prolungato con conseguenze sui prezzi del greggio. A questo si era aggiunta anche la minaccia di Trump verso la Cina, con l’ipotesi di dazi molto elevati nel caso in cui Pechino avesse fornito assistenza militare a Teheran. Sul piano politico europeo, gli investitori stanno guardando anche all’Ungheria, dopo la sconfitta di Viktor Orban e la vittoria del partito filo-europeo Tisza guidato da Peter Magyar. Il risultato è stato letto come un indebolimento di un alleato sia della Russia sia dell’amministrazione Trump, e ha sostenuto il fiorino ungherese. Il messaggio che arriva dai mercati è piuttosto chiaro: oggi conta molto più la direzione della narrativa che il fatto geopolitico in sé. Non è tanto il blocco dello Stretto di Hormuz a guidare i prezzi, quanto la percezione che, nonostante tutto, un canale negoziale resti aperto. È per questo che l’azionario continua a salire e il petrolio corregge. Ma proprio qui sta anche il punto più delicato: il mercato sta già guardando oltre il conflitto, mentre il conflitto non è ancora davvero alle spalle. E quando i prezzi iniziano a scontare uno scenario migliore prima che questo si concretizzi del tutto, il rischio è sempre quello di vedere entusiasmo anticipato e fragilità nascosta sotto la superficie. I market movers di oggi sono: vendite al dettaglio in Gran Bretagna, saldo della bilancia commerciale in Cina, report mensile dell’AIE, variazione settimanale dei dati sull’occupazione dell’ADP e PPI (producer price index) negli Stati Uniti.

 

IERI

I listini dell’Asia hanno chiuso negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,10%, China A50 +0,18%, Hang Seng -1,15%, il Nikkei -0,87%, l’Australia -0,48%, Taiwan -0,08%, la Corea del Sud Kospi -0,95%, l’indice Indiano Sensex chiuso -1,46%. Il nostro FTSEMib -0,17%, Dax -0,26%, Ftse100 -0,17%, Cac40 -0,29%, Zurigo -0,32%. Lo S&P500 +1,02%, il Nasdaq +1,23%, il Russell2000 +1,52%. L’oro ha chiuso a 4.767,40 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 99,08$ per il wti e 99,36$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 45,205. Lo spread BTP/BUND 79,590. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 19,12%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,46%, China A50 +0,75%, Hang Seng +0,35%, il Nikkei +2,40%, l’Australia +0,68%, Taiwan +2,31%, la Corea del Sud Kospi +3,35%, l’indice Indiano Sensex chiuso per festività. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura positiva così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.792,45 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 96,66$ per il greggio e 97,82$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 74.389 e l’Ethereum 2.363.

 

Buona giornata.


Commenti


Mi trovi anche su:
  • Facebook
Tutti i diritti riservati © 2023 Federico Caligiuri
Email: segreteriacaligiuri@gmail.com  P.IVA - 02053160590

Le informazioni contenute nel presente sito internet sono curate dal consulente di riferimento, come Consulente Finanziario abilitato all'offerta fuori sede per FinecoBank S.p.A., e soggetto autorizzato e vigilato da Consob. Queste informazioni non costituiscono in alcun modo raccomandazioni personalizzate rispetto alle caratteristiche del singolo lettore e potrebbero non essere adeguate rispetto alle sue conoscenze, alle sue esperienze, alla sua situazione finanziaria ed ai suoi obiettivi di investimento. Le informazioni contenute nel presente sito internet sono da intendersi a scopo puramente informativo. FinecoBank S.p.A. non si assume alcuna responsabilità in merito alla correttezza, alla completezza e alla veridicità delle informazioni fornite.

RISCHI DI INVESTIMENTO

Ci sono rischi associati all'investimento in titoli. Investire in azioni, obbligazioni, exchange traded funds, fondi comuni e ogni altro strumento finanziario comporta il rischio di perdita.  La perdita del capitale è possibile. Alcuni investimenti ad alto rischio possono utilizzare la leva finanziaria, che accentuerà i guadagni e le perdite. Gli investimenti esteri comportano rischi speciali, tra cui una maggiore volatilità e rischi politici, economici e valutari e differenze nei metodi contabili.  La performance passata di un titolo o di un'azienda non è una garanzia o una previsione della performance futura dell'investimento. La totalità dei contenuti presenti nel sito internet è tutelata dal diritto d’autore. Senza previo consenso scritto da parte nostra non è pertanto consentito riprodurre (anche parzialmente), trasmettere (né per via elettronica né in altro modo), modificare, stabilire link o utilizzare il sito internet per qualsivoglia finalità pubblica o commerciale. Qualsiasi controversia riguardante l’utilizzo del sito internet è soggetta al diritto italiano, che disciplina in maniera esclusiva l’interpretazione, l’applicazione e gli effetti di tutte le condizioni sopra elencate. Il foro di Roma è esclusivamente competente in merito a qualsiasi disputa o contestazione che dovesse sorgere in merito al presente sito internet e al suo utilizzo. Accedendo e continuando nella lettura dei contenuti di questo sito Web dichiari di aver letto, compreso e accettato le sopracitate informazioni legali.

bottom of page