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Pillole di Mercato

(15° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

Dante Alighieri: “Non sei nato per vivere a metà, per accontentarti, per restare fermo nella paura. Sei nato per cercare, crescere. E ogni volta che smetti di provarci, stai tradendo una parte di te”

 

I mercati azionari hanno perso terreno mentre il petrolio è tornato a salire, con l’ottimismo legato al cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran che si è rapidamente affievolito dopo che Teheran ha dichiarato che diverse condizioni dell’accordo sarebbero già state violate, riportando al centro l’incertezza. L’indice MSCI Asia Pacific ha ceduto lo 0,9%, con due titoli in calo per ogni titolo in rialzo, dopo che il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha affermato che tre clausole dell’intesa non sarebbero state rispettate. Anche i future sui principali indici di Wall Street e delle borse europee hanno registrato una flessione dello 0,2%, segnalando come il recente rally globale, durato quattro sedute, sia a rischio di esaurimento. A pesare sul sentiment è stato il movimento del petrolio: il Brent è risalito del 2,7% intorno ai 97 dollari al barile, recuperando dopo il crollo più marcato degli ultimi sei anni, in un contesto in cui il traffico nello Stretto di Hormuz resta estremamente limitato. Solo pochi giorni prima, proprio le aspettative di una riapertura dello stretto avevano sostenuto i mercati azionari, con un forte rimbalzo legato alla prospettiva di un miglioramento dei flussi energetici e della crescita economica. Il comparto obbligazionario si è mostrato più stabile, con i Treasury sostanzialmente invariati dopo aver annullato un iniziale movimento positivo negli Stati Uniti, mentre i titoli di Stato in Giappone e Australia hanno subito pressioni, riflettendo il timore che un nuovo aumento del petrolio possa alimentare ulteriormente l’inflazione. Le oscillazioni osservate negli ultimi giorni evidenziano quanto il sentiment resti fragile, dopo il rally trasversale a tutte le asset class innescato dall’annuncio della sospensione temporanea delle operazioni militari da parte di Donald Trump e dall’avvio di nuovi negoziati con l’Iran. Tuttavia, nuovi attacchi israeliani in Libano e la persistente chiusura dello Stretto di Hormuz rischiano di compromettere la tenuta della tregua e frenare il recupero dei mercati. Secondo Peter Dragicevich di Corpay Solutions, la fragilità del cessate il fuoco è già sotto pressione, anche alla luce delle notizie secondo cui l’Iran avrebbe mantenuto chiuso lo stretto in risposta agli attacchi in Libano. Il contesto appare in miglioramento rispetto alle settimane precedenti, ma resta estremamente fluido e soggetto a rapide inversioni. Nel frattempo, anche le altre asset class continuano a riflettere questo equilibrio instabile. L’indice del dollaro ha registrato un lieve rialzo dello 0,1%, il Bitcoin ha perso lo 0,5% scendendo intorno ai 71.000 dollari, mentre l’oro ha oscillato intorno ai 4.700 dollari l’oncia. Il comparto tecnologico asiatico ha seguito al ribasso i titoli statunitensi, dopo che Meta Platforms ha presentato un nuovo modello di intelligenza artificiale e Anthropic ha lanciato nuovi strumenti per la creazione di agenti, contribuendo a un contesto già fragile per il settore. Sul piano geopolitico, Donald Trump ha ribadito che tutte le forze militari statunitensi resteranno nell’area finché un accordo definitivo non sarà pienamente rispettato. Nel frattempo, le ostilità proseguono in diverse aree del Medio Oriente, in particolare in Libano, dove Israele continua le operazioni contro Hezbollah, elemento che Teheran considera una violazione diretta della tregua. Secondo Yiping Liao di Templeton Global Investments, molto dipenderà dalla reale applicazione del cessate il fuoco e dai progressi nei negoziati, ma appare difficile un ritorno rapido alle condizioni precedenti al conflitto. Il contesto attuale potrebbe rappresentare un limite all’escalation, ma i rischi restano elevati. Anche gli strategist evidenziano come il rischio di un fallimento dei negoziati sia concreto, soprattutto alla luce delle tensioni ancora presenti sul campo e delle minacce di ulteriori reazioni militari. L’attenzione degli investitori resta concentrata sullo Stretto di Hormuz, che continua a rappresentare il vero nodo della crisi. I dati sul traffico marittimo mostrano una situazione ancora estremamente compromessa, con solo tre navi osservate in uscita nella giornata di mercoledì, segnale evidente di una normalizzazione ancora lontana. Secondo Molly Schwartz di Rabobank, il problema dei cessate il fuoco è che richiedono non solo un accordo formale, ma anche la reale volontà di interrompere le ostilità. In assenza di condizioni chiare e di meccanismi di controllo efficaci, il rischio è che la tregua perda rapidamente significato. Sul fronte societario, Mitsui OSK Lines ha dichiarato che valuterà attentamente i dettagli dell’accordo prima di consentire alle proprie navi di transitare nello Stretto di Hormuz. Delta Air Lines prevede un aumento dei costi del carburante superiore ai 2 miliardi di dollari entro giugno, mentre Exxon Mobil ha perso il 6% della produzione globale nel primo trimestre a causa delle interruzioni nel Golfo Persico. In Europa, i mercati avevano inizialmente reagito con entusiasmo all’annuncio del cessate il fuoco, con lo STOXX 600 in rialzo del 3,7% e forti guadagni nei settori ciclici come viaggi, industria e costruzioni. Tuttavia, anche in questo caso, il movimento appare legato più alla speranza di una stabilizzazione che a un reale miglioramento del quadro.  Quello che sta emergendo con sempre maggiore evidenza è la fragilità del sentiment di mercato. Bastano poche ore e poche dichiarazioni per passare da un forte rally a un ritorno dell’avversione al rischio. Il cessate il fuoco ha rappresentato un catalizzatore potente, ma non sufficiente a cambiare il quadro strutturale, perché il vero problema resta irrisolto: la stabilità dei flussi energetici e la tenuta dell’equilibrio geopolitico. Finché lo Stretto di Hormuz resterà parzialmente bloccato e le tensioni continueranno a riemergere, il mercato sarà destinato a muoversi a strappi. Ed è proprio in queste fasi che diventa fondamentale distinguere tra reazioni di breve e cambiamenti reali di scenario, mantenendo un approccio disciplinato e coerente con il proprio processo di investimento. I market movers di oggi sono: saldo della bilancia commerciale e produzione industriale in Germania, PIL 4° trimestre, richieste dei sussidi alla disoccupazione e indice dei prezzi PCE negli Stati Uniti.

 

IERI

I listini dell’Asia hanno chiuso in forte rialzo. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +2,32%, China A50 +2,17%, Hang Seng +3,08%, il Nikkei +5,38%, l’Australia +2,66%, Taiwan +4,44%, la Corea del Sud Kospi +6,88%, l’indice Indiano Sensex chiuso +3,58%. Il nostro FTSEMib +3,70%, Dax +5,06%, Ftse100 +2,51%, Cac40 +4,46%, Zurigo +2,56%. Lo S&P500 +2,51%, il Nasdaq +2,80%, il Russell2000 +3,05%. L’oro ha chiuso a 4.777,20 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 94,41$ per il wti e 94,75$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 45,105. Lo spread BTP/BUND 76,730. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 21,04%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,83%, China A50 -0,55%, Hang Seng -0,35%, il Nikkei -0,59%, l’Australia +0,01%, Taiwan -0,13%, la Corea del Sud Kospi -1,36%, l’indice Indiano Sensex chiuso -0,90%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura in negativo così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.736,62 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 97,81$ per il greggio e 97,32$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 70.990 e l’Ethereum 2.181.

 

Buona giornata.

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