Pillole di Mercato
- Federico Caligiuri

- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 5 min
(15° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
Luigi Pirandello: “Passiamo la vita ad indossare versioni di noi stessi che facciano sentire gli altri a loro agio, e poi ci chiediamo perché ci sentiamo vuoti. Forse la vera libertà è smettere di essere ciò che si aspettano e iniziare a essere ciò che siamo”
Il petrolio ha registrato il calo più marcato degli ultimi sei anni, mentre i mercati azionari hanno messo a segno un forte rialzo dopo che Stati Uniti e Iran hanno raggiunto un accordo per un cessate il fuoco di due settimane, offrendo una pausa alla volatilità che ha caratterizzato i mercati globali dall’inizio del conflitto in Medio Oriente. Il West Texas Intermediate è arrivato a perdere fino al 19% dopo che il presidente Donald Trump ha accettato di sospendere i bombardamenti contro l’Iran, una decisione che potrebbe favorire la ripresa dei flussi petroliferi attraverso lo Stretto di Hormuz. Da parte sua, Teheran ha dichiarato che durante questo periodo sarà garantito il passaggio sicuro delle navi. Anche il Brent ha registrato una forte correzione, scendendo del 13% fino a circa 94,50 dollari al barile. La reazione dei mercati è stata immediata. L’indice MSCI Asia Pacific ha guadagnato il 4,9%, raggiungendo i massimi delle ultime tre settimane, sostenuto dalla convinzione che un calo dei prezzi dell’energia possa contribuire a contenere l’inflazione e sostenere la crescita economica. I future sugli indici statunitensi sono saliti di oltre il 2,5%, mentre quelli europei hanno registrato un balzo del 5,5%. Anche il mercato obbligazionario ha beneficiato del nuovo scenario, con i Treasury in rialzo grazie alla riduzione delle pressioni inflazionistiche e al ritorno delle aspettative di taglio dei tassi da parte della Federal Reserve. Il dollaro ha perso lo 0,8%, mentre l’oro ha registrato un nuovo rialzo. L’annuncio della tregua, arrivato a poche ore dalla scadenza fissata da Trump per un possibile inasprimento delle operazioni militari, ha contribuito a riattivare la propensione al rischio dopo settimane in cui i mercati erano stati penalizzati dal conflitto, con diversi indici entrati in territorio di correzione. Tuttavia, affinché questo movimento di sollievo possa consolidarsi, sarà fondamentale verificare la tenuta del cessate il fuoco e la reale normalizzazione dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz. Secondo Hiroyuki Ueno di Sumitomo Mitsui Trust Asset Management, si tratta di un sollievo per i mercati nel breve periodo, ma non vi è alcuna garanzia che la situazione evolva in modo lineare, motivo per cui gli investitori dovrebbero evitare di anticipare scenari troppo ottimistici. La decisione di Donald Trump rappresenta un cambio di tono significativo rispetto alle dichiarazioni precedenti, arrivate anche poche ore prima, in cui aveva utilizzato una retorica molto più aggressiva. L’accordo è stato facilitato anche dal ruolo di mediazione del Pakistan, che ha spinto per evitare un’ulteriore escalation e guadagnare tempo per un’intesa più duratura. Alcuni operatori, tuttavia, restano scettici. Secondo Neil Newman di Astris Advisory Japan, la tregua appare ancora fragile e fortemente dipendente dalla volontà delle parti di rispettarla, suggerendo quindi di sfruttare eventuali fasi di volatilità per riequilibrare i portafogli e rafforzare le posizioni in modo selettivo. Uno dei test più importanti nelle prossime settimane sarà rappresentato proprio dalla capacità di garantire continuità nei flussi di petrolio e gas attraverso lo Stretto di Hormuz. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha indicato che il passaggio sarà consentito, pur con alcune limitazioni tecniche e sotto coordinamento con le forze armate. Nel frattempo, gli operatori del settore marittimo stanno cercando di comprendere nel dettaglio le condizioni operative del cessate il fuoco, nella speranza di poter sbloccare oltre 800 navi rimaste intrappolate nel Golfo Persico durante le settimane di tensione. Gli strategist sottolineano come l’estensione del rally dipenderà dalla concreta riduzione delle ostilità e dall’evoluzione dei negoziati, che dovrebbero proseguire nei giorni successivi. Anche le altre asset class hanno riflesso il cambiamento di scenario. L’oro è salito del 2% fino a circa 4.800 dollari l’oncia, mentre l’argento ha registrato un rialzo del 4,5%. Il costo delle coperture sul debito investment grade asiatico è diminuito sensibilmente, segnalando un miglioramento del sentiment, mentre lo yuan cinese ha raggiunto i massimi degli ultimi tre anni. Sul mercato obbligazionario, la curva dei rendimenti statunitensi ha mostrato un movimento di “bull steepening”, con i rendimenti in calo soprattutto sulle scadenze più brevi. Il Treasury a due anni è sceso di sette punti base al 3,72%, mentre il decennale è calato di cinque punti base al 4,24%. I contratti derivati indicano ora una probabilità del 60% di un taglio dei tassi entro la fine dell’anno, rispetto a una probabilità quasi nulla all’inizio della settimana. Secondo Ken Crompton di National Australia Bank, esiste ancora spazio per ulteriori movimenti in questa direzione, con il mercato che potrebbe aumentare le aspettative di allentamento monetario. Nonostante il forte rimbalzo, la volatilità resta elevata. I volumi di scambio sull’ETF SPDR S&P 500 hanno superato livelli considerati estremi per ben 29 volte nel corso dell’anno, segnalando una fase di tensione ancora significativa tra gli operatori. Secondo Nick Twidale, questi movimenti di ampia portata sono destinati a generare ulteriore volatilità nel breve periodo, soprattutto alla luce della sensibilità dei mercati a ogni nuova notizia. Sul fronte societario, Commerzbank ha dichiarato di non vedere le condizioni per una fusione con UniCredit, mentre Universal Music ha registrato un forte rialzo in seguito a un’offerta di acquisizione da 64 miliardi di dollari da parte del fondo Pershing Square. La reazione dei mercati a questo cessate il fuoco dimostra quanto il driver principale resti il petrolio e, più in generale, la percezione del rischio geopolitico. Il forte ribasso dell’energia ha immediatamente riattivato la propensione al rischio, riportando al centro dello scenario le aspettative di crescita e di politiche monetarie più accomodanti. Tuttavia, il mercato sta chiaramente trattando questo evento come una tregua e non come una soluzione definitiva. Finché non ci sarà una normalizzazione stabile dei flussi energetici e una riduzione strutturale delle tensioni, ogni rimbalzo resterà potenzialmente fragile. In questo contesto, la chiave non è inseguire il movimento, ma capire se e quando il quadro di fondo sta davvero cambiando. I market movers di oggi sono: decisione sui tassi di interesse da parte della RBZ in Nuova Zelanda (attuali 2,25% - aspettative 2,25%), ordini delle fabbriche in Germania, decisione sui tassi di interesse da parte della INR in India (attuali 5,25% - aspettative 5,25%), indice Halifax dei prezzi delle case in Gran Bretagna, verbali della riunione del FOMC negli Stati Uniti.
IERI
Alcuni listini dell’Asia sono stati negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,02%, China A50 -0,19%, Hang Seng chiuso per festività, il Nikkei -0,03%, l’Australia chiusa per festività, Taiwan +1,66%, la Corea del Sud Kospi +0,25%, l’indice Indiano Sensex chiuso -0,14%. Il nostro FTSEMib -0,47%, Dax -1,06%, Ftse100 -0,84%, Cac40 -0,67%, Zurigo -1,27%. Lo S&P500 +0,08%, il Nasdaq +0,10%, il Russell2000 +0,17%. L’oro ha chiuso a 4.732,25 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 112,95$ per il wti e 109,27$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 52,420. Lo spread BTP/BUND 89,970. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 25,78%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere in forte rialzo. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +2,32%, China A50 +2,17%, Hang Seng +3,08%, il Nikkei +5,38%, l’Australia +2,66%, Taiwan +4,44%, la Corea del Sud Kospi +6,88%, l’indice Indiano Sensex chiuso +3,58%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura in forte rialzo così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.837,51 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 96,70$ per il greggio e 95,00$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 71.749 e l’Ethereum 2.244.
Buona giornata.


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