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Pillole di Mercato

(22° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

John Clifton Bogle: “Chiediti: sono un investitore o sono uno speculatore? Un investitore è una persona che possiede un’attività e la detiene per sempre e gode dei rendimenti che le imprese statunitensi e, in una certa misura, le imprese globali hanno guadagnato dall’inizio dei tempi. La speculazione sta scommettendo sul prezzo. La speculazione non ha posto nel portafoglio o nel kit dell’investitore tipo

 

Ci sono momenti in finanza in cui tutto sembra semplice. Apri il grafico, guardi l’S&P 500 vicino ai massimi storici, il Nasdaq che continua a spingere e i ribassi che vengono comprati quasi immediatamente, e la tentazione è quella di pensare che il mercato abbia già deciso la direzione. In parte è quello che sta succedendo oggi. Il trend resta forte e va riconosciuto: quando un mercato continua a fare nuovi massimi, non ha molto senso dire automaticamente che debba scendere solo perché appare “tirato”. I mercati possono restare cari molto più a lungo di quanto molti immaginino, soprattutto quando dietro c’è una narrativa potente. E oggi quella narrativa ha un nome preciso: intelligenza artificiale. Ma il mercato non sta comprando genericamente “AI”. Sta comprando una filiera concreta fatta di semiconduttori, GPU, cloud, data center, networking, memoria e infrastruttura digitale. Tutto ciò che serve per costruire fisicamente questa nuova fase tecnologica. Ed è importante chiarirlo: non siamo davanti a un’euforia completamente scollegata dalla realtà. Gli investimenti sono reali, i data center vengono costruiti davvero, la domanda esiste e le aziende stanno investendo capitali enormi. Il punto, però, è che quando si osservano i dati con maggiore attenzione emerge una sfumatura più delicata. Non siamo davanti a un mercato debole, ma a un mercato forte in modo sempre meno pulito. Il rialzo si sta concentrando sempre di più su pochi grandi titoli e pochi settori. Basta guardare la differenza tra il Nasdaq, i semiconduttori e l’S&P 500 equal weight: non tutto il mercato sta salendo con la stessa intensità. A trainare è soprattutto il blocco legato all’AI, mentre il resto dell’economia e dei listini si muove con molta meno forza. Anche il mercato delle opzioni manda segnali interessanti. Lo skew resta basso, le put costano poco e la domanda di protezione continua a diminuire. Questo non significa necessariamente che debba arrivare una correzione imminente, ma racconta una cosa precisa: il mercato si sta comportando come se il rischio fosse quasi sparito. E quando gli investitori smettono di sentire il bisogno di coprirsi mentre gli indici salgono grazie a pochi grandi nomi, il rischio non scompare, semplicemente viene prezzato sempre meno. Il tema centrale diventa quindi la concentrazione. Oggi gran parte della forza del mercato dipende da un unico grande pilastro: l’intelligenza artificiale. E allora la domanda diventa inevitabile: quanto è solido questo pilastro? E soprattutto, il resto dell’economia è abbastanza forte da reggere se questo motore dovesse anche solo rallentare? I dati macro aiutano a leggere meglio questa dinamica. I PMI globali mostrano un’economia che rallenta, soprattutto in Europa. Nell’Eurozona il PMI composito resta sotto quota 50 e continua a segnalare contrazione, con servizi particolarmente deboli e una manifattura che prova a resistere ma perde slancio. La Francia mostra un deterioramento evidente, mentre la Germania tiene leggermente meglio ma resta comunque fragile. Gli Stati Uniti appaiono più solidi, ma anche qui la lettura va approfondita. Il PMI composito resta in espansione grazie soprattutto alla manifattura, che continua a beneficiare degli investimenti legati a infrastrutture, data center, AI e capacità produttiva. I servizi, invece, mostrano molta meno forza. Questo si collega perfettamente a quanto visto anche nel PIL americano: a sostenere la crescita sono soprattutto gli investimenti aziendali e l’infrastruttura tecnologica, non i consumi. Ed è qui che emerge uno dei punti più importanti di questa fase. I consumi rappresentano circa il 68% del PIL americano, mentre gli investimenti non residenziali, dentro cui rientra tutta la componente AI, pesano circa il 14%. Eppure, negli ultimi trimestri è stata proprio questa parte più piccola dell’economia a dare il contributo maggiore alla crescita. In altre parole, l’economia americana continua a reggere soprattutto grazie all’AI economy. Il caso di Walmart aiuta a capire bene questa divergenza. I numeri trimestrali sono stati solidi, ma il mercato ha reagito negativamente perché il management ha segnalato un consumatore sempre più attento ai costi. Per la prima volta dal 2022, i clienti stanno facendo rifornimento con meno di 10 galloni medi di carburante. È un dettaglio apparentemente banale, ma racconta molto: il consumatore americano non è crollato, ma sta iniziando a difendersi, razionando spese e diventando più selettivo. Questo significa che l’economia americana non è debole in assoluto, ma nemmeno forte in modo uniforme. Da una parte abbiamo investimenti enormi legati all’intelligenza artificiale, dall’altra consumi e servizi che mostrano molta più fatica. Finché il pilastro AI continua a spingere, il mercato può continuare a salire. Ma se il consumatore, che resta il vero motore strutturale dell’economia americana, continua a perdere forza, la fragilità del quadro aumenta. A questo si aggiungono due grandi rischi: energia e tassi. L’AI non vive in un mondo separato dal resto dell’economia. Costruire e alimentare data center significa consumare enormi quantità di energia, sostenere costi logistici, acquistare materiali e finanziare infrastrutture gigantesche. Se petrolio, gas e costi energetici restano elevati, il problema non colpisce solo le famiglie ma anche tutta la filiera industriale che sostiene il boom dell’AI. Poi c’è il tema dei tassi. A inizio anno il mercato si aspettava tagli della Fed, oggi invece inizia persino a prezzare la possibilità di ulteriori rialzi. Questo cambia completamente il quadro. Se il costo del capitale resta elevato, finanziare nuovi data center costa di più, i flussi futuri valgono meno e i margini diventano più difficili da difendere. Ed è qui che il caso Nvidia diventa simbolico. I numeri di Nvidia restano straordinari: ricavi in crescita dell’85%, guidance superiore alle attese, data center che rappresentano il cuore del business e una domanda sempre più diversificata tra hyperscaler, industria, governi e cloud AI. Nvidia non vende più solo chip: vende una parte fondamentale dell’infrastruttura che permette all’intelligenza artificiale di funzionare. Ma proprio perché questo tema è diventato così centrale, le aspettative del mercato sono ormai altissime. Non basta più battere le stime: bisogna dimostrare continuamente che il trend può restare perfetto ancora a lungo. Ed è qui che torna il vero messaggio di questa fase. Non si tratta di panico, né di negare la forza del trend. L’AI è reale, gli investimenti sono reali e il mercato ha motivi concreti per continuare a credere in questa trasformazione. Ma la forza del mercato non va confusa con assenza di rischio. Oggi il rialzo si regge su una struttura più concentrata, con poche coperture, consumatori più fragili, energia cara e banche centrali meno accomodanti.

 

Commento finale: Nei mercati il pericolo più grande non arriva sempre quando tutto va male. A volte arriva proprio quando tutto sembra troppo semplice. È in quei momenti che bisogna restare lucidi, evitare sia l’euforia sia la paura e ricordarsi che seguire un trend non significa ignorare il rischio. La vera differenza, nel lungo periodo, non la fa chi indovina ogni massimo o ogni minimo, ma chi riesce a restare disciplinato mentre il mercato cambia forma davanti ai suoi occhi.

 

La settimana del 25 maggio sarà relativamente più corta per via della chiusura dei mercati in Regno Unito, Hong Kong e Stati Uniti nella giornata di lunedì, ma nella seconda parte entrerà nel vivo con numerosi dati macroeconomici di rilievo, soprattutto dagli Stati Uniti. Martedì l’attenzione si concentrerà principalmente sugli indicatori di fiducia e attività economica. Dal Giappone arriveranno i Leading e Coincident Index, mentre negli Stati Uniti saranno pubblicati il Chicago Fed National Activity Index, l’indice dei prezzi delle abitazioni S&P/Case-Shiller e la fiducia dei consumatori del Conference Board. In agenda anche l’indice manifatturiero Fed Dallas, utile per monitorare il sentiment industriale. Mercoledì focus su Cina e Australia, con i profitti industriali cinesi e l’inflazione australiana. In Europa si segnalano la fiducia dei consumatori francesi e le vendite industriali italiane. Negli Stati Uniti, come di consueto, attenzione ai dati ADP settimanali sul mercato del lavoro e agli indici manifatturieri regionali della Fed di Richmond. Giovedì rappresenta il momento centrale della settimana, con una lunga serie di dati statunitensi molto attesi. Saranno pubblicati PIL del primo trimestre, deflatore PCE, redditi e spesa personali, ordini di beni durevoli e richieste settimanali di sussidi di disoccupazione. Come ogni settimana, saranno diffusi anche i dati EIA sulle scorte di greggio. In Europa, spazio agli indicatori di fiducia di Italia ed Eurozona e alle vendite al dettaglio spagnole. Venerdì focus sui dati su inflazione e mercato del lavoro. Dal Giappone arriveranno inflazione, produzione industriale e vendite al dettaglio, mentre in Europa saranno pubblicati i dati sui prezzi al consumo di Francia, Spagna, Italia e Germania. Attenzione anche ai tassi di disoccupazione di Germania e Italia. Negli Stati Uniti, infine, focus sulla bilancia commerciale e sul PMI Chicago.

 

VENERDI’

I listini dell’Asia hanno chiuso positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,50%, China A50 +0,59%, Hang Seng +1,22 %, il Nikkei +2,70%, l’Australia +0,32% Taiwan +2,31%, la Corea del Sud Kospi +0,62%, l’indice Indiano Sensex +0,63%. Il nostro FTSEMib +0,70%, Dax +1,15%, Ftse100 +0,22%, Cac40 +0,37%, Zurigo +0,42%. Lo S&P500 +0,37%, il Nasdaq +0,19%, il Russell2000 +0,91%. L’oro ha chiuso a 4.523,20 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 96,60$ per il wti e 103,54$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 48,683. Lo spread BTP/BUND 74,090. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 16,70%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,57%, China A50 +1,23%, Hang Seng chiusa per festività, il Nikkei +3,18%, l’Australia +0,43% Taiwan +3,13%, la Corea del Sud Kospi +0,41%, l’indice Indiano Sensex +1,02%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura positiva mentre gli Stati Uniti sono chiusi per festività. L’oro si attesta a 4.599,05 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 90,91$ per il greggio e 94,78$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 77.318 e l’Ethereum 2.103.

 

Buona giornata e buona settimana.


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