Pillole di Mercato
- Federico Caligiuri

- 5 ore fa
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(15° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
Hans Christian Andersen: “Il mondo intero è una successione di miracoli, ma vi siamo così abituati da definirli fattori ordinari”
Il petrolio è tornato a salire in un contesto di forte volatilità, mentre i mercati azionari hanno perso slancio, con gli investitori che mantengono un atteggiamento prudente in vista della scadenza fissata dal presidente Donald Trump per un accordo di pace con l’Iran. I segnali di un possibile cessate il fuoco restano ancora fragili e vengono costantemente bilanciati dal rischio concreto di una nuova escalation. Il Brent ha guadagnato l’1,6%, riportandosi sopra i 111 dollari al barile dopo una giornata caratterizzata da forti oscillazioni tra rialzi e ribassi, proprio in prossimità della deadline fissata da Trump. Parallelamente, il dollaro, che durante il conflitto si è confermato come principale bene rifugio, ha registrato un lieve rafforzamento. Dopo il recupero della giornata precedente, sostenuto dalle speranze di una tregua, i mercati azionari globali hanno mostrato un andamento incerto, con gli investitori che restano in attesa di sviluppi più concreti. I future sugli indici statunitensi sono scesi dello 0,5%, mentre in Asia i listini hanno ridotto i guadagni iniziali chiudendo in rialzo dello 0,3%, trainati principalmente dal comparto tecnologico, considerato meno esposto agli effetti diretti del conflitto. La cautela prevale in vista della scadenza, con gli operatori che devono fare i conti con tre variabili chiave: il rischio di escalation, le possibili interruzioni dell’offerta di petrolio e le risposte delle banche centrali. L’attenzione resta concentrata sullo Stretto di Hormuz, snodo fondamentale per i flussi energetici globali, con Trump che ha ribadito come qualsiasi accordo dovrà necessariamente garantire la piena libertà di navigazione. Un indicatore della volatilità valutaria a un mese elaborato da JPMorgan Chase è salito di 17 punti base al 7,98%, pur rimanendo all’interno di un intervallo recente, segnalando una preoccupazione moderata ma non ancora sistemica in vista della scadenza. Lo stesso Donald Trump ha dichiarato che i colloqui con l’Iran stanno procedendo bene, pur mantenendo una linea estremamente dura sul piano retorico. In caso di mancato accordo, ha minacciato interventi militari molto pesanti contro infrastrutture strategiche iraniane, evidenziando ancora una volta quanto il contesto resti instabile. Secondo Jeff Buchbinder di LPL Financial, è ancora troppo presto per archiviare il rischio geopolitico, e in questa fase la strategia più appropriata per gli investitori resta quella della pazienza. La scadenza fissata dal presidente rappresenta infatti un momento cruciale in un conflitto che ha già causato migliaia di vittime e ha generato una delle più grandi interruzioni mai registrate nel mercato globale del petrolio. Dal lato iraniano, secondo quanto riportato da fonti ufficiali, sarebbe stata respinta una proposta di cessate il fuoco, con richieste che includono la fine definitiva delle ostilità, la rimozione delle sanzioni e garanzie per la sicurezza dei transiti nello Stretto di Hormuz. Nel frattempo, anche gli altri asset finanziari continuano a riflettere l’incertezza del momento. L’oro si è mosso in modo altalenante intorno ai 4.650 dollari l’oncia, mentre il rendimento del Treasury decennale è salito di due punti base al 4,35%. Il Bitcoin ha registrato un calo superiore all’1,5%, scendendo verso i 68.700 dollari. Secondo Josh Gilbert di eToro, il mercato in questa fase è chiaramente guidato dalle notizie. Lo si è visto anche nella seduta precedente, quando indiscrezioni su una possibile tregua di 45 giorni avevano spinto al rialzo le azioni e al ribasso il petrolio, movimento poi rapidamente invertito dalle dichiarazioni più aggressive di Trump. Gli strategist sottolineano come il sentiment stia nuovamente peggiorando, con i contratti sugli indici americani in calo e il petrolio in rialzo, segnale di una fragilità persistente. Rimane una certa resilienza nel mercato statunitense rispetto ad altre aree, ma la mancanza di convinzione resta evidente. Parallelamente agli sviluppi geopolitici, gli investitori continuano a monitorare anche i dati macroeconomici, in particolare quelli sull’inflazione. Le ultime rilevazioni indicano un’economia statunitense ancora resiliente, ma con segnali di rallentamento nel settore dei servizi e un’accelerazione dei costi, elementi che potrebbero complicare ulteriormente le scelte di politica monetaria. Secondo alcuni osservatori, tra cui strategist di Nomura Asset Management, gli indici di volatilità in Giappone, Stati Uniti ed Europa avrebbero già raggiunto un picco, suggerendo che una parte dei rischi geopolitici potrebbe essere stata incorporata nei prezzi. Tuttavia, questo non implica che tali rischi siano effettivamente rientrati. Sul fronte societario, Samsung Electronics ha riportato utili trimestrali molto superiori alle attese, sostenuti dalla forte domanda di chip legati all’intelligenza artificiale. Un fondo di credito privato di Goldman Sachs ha registrato richieste di rimborso inferiori al 5%, evitando una fuga più ampia di capitali, mentre Neurocrine Biosciences ha annunciato l’acquisizione di Soleno Therapeutics per 2,9 miliardi di dollari. Il quadro attuale conferma quanto i mercati siano completamente dipendenti dal flusso di notizie geopolitiche. Ogni dichiarazione, ogni indiscrezione, ogni deadline diventa un potenziale catalizzatore capace di invertire il sentiment nel giro di poche ore. Tuttavia, al di là della volatilità di breve, il vero nodo resta invariato: lo Stretto di Hormuz e il prezzo del petrolio. Finché questo equilibrio non verrà stabilizzato in modo concreto, il mercato continuerà a muoversi in modo incerto, alternando fasi di ottimismo e improvvise correzioni. In uno scenario del genere, più che cercare di anticipare la prossima reazione, diventa fondamentale mantenere disciplina e coerenza nel processo di investimento, perché è proprio la mancanza di visibilità a rendere pericoloso ogni tentativo di lettura emotiva dei mercati. I market movers di oggi sono: consumi delle famiglie in Giappone, indice PMI dei servizi nell’Eurozona, variazione settimanale dei dati sull’occupazione ADP, ordini di beni durevoli e previsioni dell’EIA sull’energia nel breve termine negli Stati Uniti.
IERI
Alcuni listini dell’Asia sono stati chiusi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite chiuso per festività, China A50 +0,53%, Hang Seng chiuso per festività, il Nikkei +0,64%, l’Australia chiusa per festività, Taiwan chiusa per festività, la Corea del Sud Kospi +1,36%, l’indice Indiano Sensex +1,07%. Il nostro FTSEMib chiuso per festività, Dax chiuso per festività, Ftse100 chiuso per festività, Cac40 chiuso per festività, Zurigo chiuso per festività. Lo S&P500 +0,71%, il Nasdaq +0,92%, il Russell2000 +0,91%. L’oro ha chiuso a 4.684,70 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 112,41$ per il wti e 109,77$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 50,044. Lo spread BTP/BUND 86,390. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 24,17%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,02%, China A50 -0,19%, Hang Seng chiuso per festività, il Nikkei -0,03%, l’Australia chiusa per festività, Taiwan +1,66%, la Corea del Sud Kospi +0,25%, l’indice Indiano Sensex chiuso -0,14. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura sopra la parità mentre gli Stati Uniti sono negativi. L’oro si attesta a 4.680,67 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 115,35$ per il greggio e 111,20$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 66.712 e l’Ethereum 2.058.
Buona giornata.



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