Pillole di Mercato
- Federico Caligiuri

- 5 giorni fa
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(14° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
Giovanni Verga: “La vita di un uomo non si misura solo dai sogni che coltiva, ma dai pesi che sopporta, dalle perdite che affronta e dalla dignità con cui sa accettare ciò che il destino gli riserva”
Il petrolio è tornato a salire con decisione, mentre azioni e obbligazioni hanno registrato un arretramento dopo che il presidente Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti colpiranno l’Iran “in modo estremamente duro” nelle prossime due o tre settimane, ridimensionando le aspettative di una rapida conclusione del conflitto in Medio Oriente, ormai in corso da oltre cinque settimane. Il Brent ha segnato un balzo fino al 6,9%, superando i 108 dollari al barile, sostenuto dal fatto che lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per i flussi energetici globali, rimane di fatto chiuso, contribuendo a restringere l’offerta. Lo stesso Donald Trump ha affermato che il passaggio tornerà a funzionare “naturalmente” una volta terminate le ostilità, senza però fornire indicazioni precise sui tempi. Nonostante questo contesto, i mercati azionari europei hanno avviato il mese di aprile con un deciso rimbalzo dopo aver chiuso il periodo precedente con la peggiore performance dal 2022. Lo STOXX Europe 600 ha guadagnato il 2,5%, con tutti i principali listini e settori in territorio positivo ad eccezione dell’energia. Il FTSE 100 britannico è salito di circa l’1,9%, il DAX tedesco del 2,7% e il CAC 40 francese del 2,1%. Questo movimento si inserisce in un contesto ancora estremamente instabile, dove le dichiarazioni politiche continuano a guidare il sentiment di breve periodo. Le dinamiche osservate arrivano dopo che Trump aveva inizialmente indicato la possibilità di un ritiro delle forze americane dall’Iran entro due o tre settimane, affermando che la guerra sarebbe terminata “con o senza accordo”. Successivamente, però, il tono è cambiato, introducendo la possibilità di una nuova escalation militare. Nel frattempo, il petrolio ha mostrato movimenti contrastanti: dopo il forte rialzo iniziale, il Brent è tornato a scendere dell’1,9%, attestandosi intorno ai 102 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate si è portato sotto i 100 dollari. Anche i mercati azionari globali hanno alternato fasi positive e negative, con rialzi negli Stati Uniti e in Asia prima dell’inversione successiva. Sul fronte societario, Vestas ha annunciato nuovi ordini negli Stati Uniti e nel Regno Unito per complessivi 225 megawatt, rafforzando le prospettive di crescita del gruppo, sostenute anche da un giudizio positivo degli analisti di Citi. Al contrario, il titolo Rightmove ha risentito della notizia di una class action da 1,5 miliardi di sterline promossa da agenzie immobiliari, mentre Nike ha registrato un forte calo dopo aver segnalato un atteso calo delle vendite per il resto dell’anno, in particolare in Cina. Dopo il discorso di Trump, i mercati hanno rapidamente invertito la direzione, con un ritorno delle vendite su scala globale. Un indice delle borse asiatiche ha perso il 2,2%, mentre i future sullo S&P 500 sono scesi dell’1,3%, segnalando che il recente rimbalzo legato alle speranze di una distensione difficilmente potrà essere sostenuto nel breve termine. Anche le borse europee si preparano ad aprire in calo di circa il 2%. La volatilità è aumentata in modo evidente su tutte le asset class: il dollaro si è rafforzato, confermandosi come bene rifugio in questa fase di incertezza, mentre i Treasury hanno perso terreno a causa delle crescenti preoccupazioni inflazionistiche legate ai prezzi dell’energia. Secondo Jumpei Tanaka di Pictet Asset Management, il mercato si aspettava segnali più chiari verso la fine del conflitto, ma le dichiarazioni di Trump hanno invece aperto alla possibilità di una nuova escalation, risultando negative per il comparto azionario. Anche Nick Twidale di AT Global Markets ha sottolineato come gli investitori siano rimasti delusi dalla mancanza di chiarezza, lasciando spazio a ulteriori ribassi nel breve termine. Nel suo intervento di circa venti minuti, Trump non ha fornito dettagli operativi né indicazioni concrete su eventuali cambiamenti nella strategia verso l’Iran, limitandosi a ribadire che gli obiettivi principali sono prossimi al raggiungimento, pur lasciando intendere che le operazioni militari potrebbero intensificarsi nel breve periodo. Gli strategist evidenziano come i rimbalzi degli asset rischiosi restino estremamente fragili e soggetti a rapide inversioni, soprattutto considerando che anche nello scenario migliore il conflitto potrebbe lasciare danni profondi e duraturi alle catene globali di approvvigionamento. Le continue oscillazioni di questa settimana rafforzano inoltre l’idea che il traffico nello Stretto di Hormuz possa rimanere significativamente ridotto ancora a lungo. Nel resto dei mercati, il Bitcoin ha perso il 2,6%, scendendo intorno ai 66.400 dollari, mentre i metalli preziosi hanno subito vendite diffuse, con l’oro in calo del 2% e l’argento del 4,4%. Anche il mercato obbligazionario ha registrato pressioni, con il rendimento del Treasury decennale salito di sei punti base al 4,37%. Sul fronte geopolitico, il presidente iraniano ha diffuso un messaggio rivolto direttamente al popolo americano, sostenendo che l’Iran non nutre ostilità verso gli Stati Uniti e che le proprie azioni sono state difensive, avvertendo al tempo stesso che il proseguimento del confronto comporterebbe costi sempre più elevati. In precedenza, Trump aveva affermato che l’Iran avrebbe chiesto un cessate il fuoco, condizione che gli Stati Uniti avrebbero preso in considerazione solo in caso di riapertura dello Stretto di Hormuz, dichiarazione smentita dal ministero degli Esteri iraniano. Secondo Ken Wong di Eastspring Investments, nonostante il desiderio diffuso di lasciarsi alle spalle questa fase, resta ancora molto da comprendere sull’impatto che gli eventi dell’ultimo mese potranno avere sull’economia globale nei prossimi trimestri. Il quadro che emerge è quello di mercati estremamente sensibili al flusso di notizie, in cui bastano poche parole per ribaltare completamente il sentiment. Il passaggio da aspettative di fine conflitto a timori di escalation evidenzia quanto fragile sia l’equilibrio attuale. In questo contesto, il petrolio continua a rappresentare il vero barometro del rischio sistemico, perché è lì che si misura l’impatto reale sulla crescita e sull’inflazione. Finché lo Stretto di Hormuz resterà un nodo irrisolto, sarà difficile vedere una stabilizzazione duratura. I market movers di oggi sono: saldo della bilancia commerciale in Australia, vendite al dettaglio in Italia, richieste dei sussidi alla disoccupazione s saldo della bilancia commerciale negli Stati Uniti.
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso molto tonici. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +1,60%, China A50 +1,49%, Hang Seng +2,28%, il Nikkei +4,97%, l’Australia +2,24%, Taiwan +4,30%, la Corea del Sud Kospi +8,86%, l’indice Indiano Sensex +2,24%. Il nostro FTSEMib +3,17%, Dax chiuso +2,73%, Ftse100 +1,85%, Cac40 +2,10%, Zurigo +1,64%. Lo S&P500 +0,72%, il Nasdaq +1,16%, il Russell2000 +0,60%. L’oro ha chiuso a 4.813,10 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 100,12$ per il wti e 101,16$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 47,300. Lo spread BTP/BUND 85,390. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 24,54%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere negativi riducendo del 50% i guadagni di ieri. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,78%, China A50 -0,73%, Hang Seng -1,43%, il Nikkei -2,29%, l’Australia -1,14%, Taiwan -1,68%, la Corea del Sud Kospi -4,10%, l’indice Indiano Sensex -1,98%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura piuttosto negativa così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.698,00 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 104,88$ per il greggio e 106,93$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 66.400 e l’Ethereum 2.045.
Buona giornata.


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