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Pillole di Mercato

(14° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

Marco Aurelio: “Non puoi controllare ciò che accade, ma puoi scegliere il significato che gli dai. La serenità non nasce da un mondo perfetto, ma da una mente capace di non farsi dominare dagli eventi”

 

I mercati asiatici hanno chiuso in rialzo al termine di un’altra settimana caratterizzata da forte volatilità, sostenuti da alcune indiscrezioni che alimentano un cauto ottimismo sulla possibilità che venga consentito un maggiore traffico attraverso lo Stretto di Hormuz. Le borse regionali hanno seguito il recupero registrato a Wall Street, dopo che giovedì è emersa la notizia secondo cui l’Iran starebbe lavorando a un protocollo con l’Oman per monitorare il traffico nello stretto, rimasto di fatto bloccato dall’inizio del conflitto. Gli scambi sono stati tuttavia contenuti, complice la chiusura di diversi mercati per festività. Secondo Hitoshi Asaoka di Asset Management One, il miglioramento della propensione al rischio negli Stati Uniti si è riflesso anche sui mercati asiatici. Anche se i prezzi del petrolio difficilmente torneranno rapidamente ai livelli precedenti, una loro parziale normalizzazione potrebbe aprire spazio a un recupero significativo, soprattutto dal punto di vista della liquidità. L’indice MSCI Asia Pacific ha guadagnato lo 0,7%, con il Kospi sudcoreano in rialzo del 2,9% e il Nikkei 225 giapponese dell’1,1%, mentre il CSI 300 cinese ha invertito la rotta chiudendo in calo dello 0,6%. Sul fronte obbligazionario, i future sui Treasury sono rimasti sostanzialmente invariati nella sessione asiatica, anche a causa della chiusura del mercato cash fino alla riapertura negli Stati Uniti, prevista in forma ridotta. Il dollaro ha mostrato un lieve rafforzamento rispetto alle principali valute del G10. Numerosi mercati asiatici, tra cui Australia, Nuova Zelanda, Hong Kong, Singapore, Taiwan, Filippine e Indonesia, sono rimasti chiusi per festività, così come Wall Street in occasione del Venerdì Santo, pur con la pubblicazione attesa di dati macroeconomici rilevanti come i nonfarm payrolls di marzo. Nel frattempo, il petrolio aveva registrato un forte rialzo nella giornata precedente, superando i 110 dollari al barile dopo che il presidente Donald Trump aveva lanciato nuove minacce contro le infrastrutture iraniane per aumentare la pressione negoziale su Teheran. Il West Texas Intermediate era arrivato a salire dell’11%, mentre il Brent si era attestato intorno ai 109 dollari. Secondo Rina Oshimo di Okasan Securities, con la pubblicazione dei dati sul lavoro statunitense e il weekend alle porte, gli investitori restano cauti su ciò che potrebbe accadere nei giorni successivi, soprattutto considerando che eventuali escalation o ritorsioni potrebbero mantenere i prezzi del petrolio su livelli elevati più a lungo. I mercati statunitensi avevano inizialmente aperto in forte calo giovedì, dopo che il discorso di Donald Trump non aveva fornito elementi rassicuranti su una conclusione rapida del conflitto. Nonostante in precedenza avesse indicato un orizzonte di due o tre settimane per la fine della guerra, il presidente ha poi ribadito la possibilità di ulteriori attacchi per esercitare pressione sull’Iran. Interessante è anche il comportamento dell’S&P 500, che ha chiuso in rialzo nonostante un pattern ricorrente di vendite a fine settimana osservato dall’inizio del conflitto, legato alla tendenza degli investitori a ridurre l’esposizione prima del weekend per evitare sorprese geopolitiche. Secondo Max Gokhman di Franklin Templeton, finché non verrà raggiunto un accordo chiaro accompagnato da un piano credibile per la riapertura dello Stretto di Hormuz, le pressioni sulla crescita economica resteranno al ribasso mentre quelle sull’inflazione continueranno a essere al rialzo, creando difficoltà sia per i mercati azionari sia per quelli obbligazionari. Le stime degli economisti indicano un incremento dei nonfarm payrolls di circa 65.000 unità nel mese, dopo il calo registrato a febbraio, un dato che potrebbe fornire ulteriori indicazioni sulla tenuta dell’economia americana in questo contesto complesso. Sul fronte societario, Microsoft ha annunciato un piano di investimenti da 10 miliardi di dollari in Giappone nell’arco di quattro anni, rafforzando la propria presenza nel mercato asiatico dell’intelligenza artificiale. Un gruppo di operatori del credito privato guidato da Blackstone ha invece deciso di non sostenere ulteriormente la società Medallia, aumentando la pressione sull’azionista Thoma Bravo. Stellantis sta valutando la produzione di veicoli elettrici in Canada insieme al partner cinese Leapmotor, mentre Alibaba Group ha presentato un nuovo modello di intelligenza artificiale, confermando la strategia di rafforzamento nel settore. In Europa, i mercati hanno chiuso in territorio misto dopo una seduta volatile, con lo STOXX 600 in calo dello 0,3% e il DAX tedesco tra i più deboli, mentre il FTSE 100 britannico ha mostrato una maggiore tenuta grazie al peso dei titoli energetici e difensivi. Secondo Danni Hewson di AJ Bell, l’avvicinarsi del weekend pasquale non porta particolare sollievo agli investitori, che restano concentrati sui rischi di un’escalation del conflitto e tendono a posizionarsi in modo più difensivo. Nel Regno Unito, settori come utility, tabacco ed energia hanno contribuito a sostenere l’indice principale, riflettendo una preferenza per asset considerati più resilienti in un contesto di aumento del costo della vita. Le dichiarazioni di Trump, che ha ribadito l’intenzione di colpire duramente l’Iran nelle prossime settimane, hanno inoltre contribuito a mantenere elevata la tensione sui mercati energetici. Dall’inizio delle operazioni militari, il prezzo del petrolio ha registrato un aumento straordinario, con il Brent in rialzo di oltre il 60% nel solo mese di marzo, segnando la maggiore crescita mensile dagli anni ’80. Parallelamente, emergono anche nuovi fattori di incertezza sul fronte politico ed economico, tra cui la possibilità che l’amministrazione americana introduca nuovi dazi sul settore farmaceutico per le aziende che non garantiranno prezzi più bassi negli Stati Uniti. Nel settore energetico, Shell starebbe valutando lo sviluppo di importanti giacimenti offshore in Venezuela, mentre Ryanair ha avvertito che il Regno Unito potrebbe risultare particolarmente vulnerabile a eventuali carenze di carburante per aerei, a causa della dipendenza dalle forniture provenienti dal Kuwait. Il quadro che emerge è quello di mercati che oscillano continuamente tra speranza e prudenza, dove ogni segnale di apertura viene rapidamente controbilanciato dal rischio di nuove tensioni. La possibile riapertura, anche parziale, dello Stretto di Hormuz rappresenta oggi il vero elemento chiave per riportare stabilità, ma finché questo nodo non verrà sciolto in modo concreto, il contesto resterà fragile. In questo scenario, il petrolio continua a essere il principale driver macro, capace di influenzare contemporaneamente inflazione, crescita e politiche monetarie. Ed è proprio questa combinazione a rendere il momento attuale particolarmente delicato, dove i movimenti di breve possono essere anche violenti, ma la direzione di fondo resta strettamente legata all’evoluzione del quadro geopolitico. I market movers di oggi sono: mercati chiusi per le festività Pasquali, indice PMI del settore terziario in Cina, tasso di disoccupazione, salario orario medio, busta paga del settore non agricolo (NFP) e indice PMI del settore terziario negli Stati Uniti.

 

IERI

I listini dell’Asia hanno chiuso negativi riducendo del 50% i guadagni di ieri. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,78%, China A50 -0,73%, Hang Seng -1,43%, il Nikkei -2,29%, l’Australia -1,14%, Taiwan -1,68%, la Corea del Sud Kospi -4,10%, l’indice Indiano Sensex -1,98%. Il nostro FTSEMib -0,20%, Dax chiuso -0,56%, Ftse100 +0,69%, Cac40 -0,24%, Zurigo +0,01%. Lo S&P500 +0,11%, il Nasdaq +0,18%, il Russell2000 +0,70%. L’oro ha chiuso a 4.698,00 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 104,88$ per il wti e 106,93$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 50,080. Lo spread BTP/BUND 86,390. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 23,87%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

Alcuni listini dell’Asia sono chiusi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -1,14%, China A50 -0,74%, Hang Seng chiuso per festività, il Nikkei +1,19%, l’Australia chiusa per festività, Taiwan chiusa per festività, la Corea del Sud Kospi +2,75%, l’indice Indiano Sensex chiuso per festività. I mercati europei e il resto del mondo ad esclusione di alcuni paesi saranno chiusi per le festività pasquali. L’oro si attesta a 4.679,70 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 111,54$ per il greggio e 109,24$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 66.712 e l’Ethereum 2.058.

 

Buona giornata, buon fine settimana e Buona Pasqua.


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