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Pillole di Mercato

(13° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

Luigi Pirandello: “Stava a me: potevo e dovevo essere l’artefice del mio nuovo destino”

 

l rimbalzo dei mercati azionari è tornato a prendere forza, mentre il petrolio ha registrato una correzione significativa, in un contesto in cui le rinnovate iniziative diplomatiche degli Stati Uniti hanno alimentato un cauto ottimismo sulla possibilità che il conflitto in Medio Oriente possa iniziare a ridimensionarsi. Il Brent è sceso sotto la soglia psicologica dei 100 dollari al barile, contribuendo a sostenere un recupero dell’equity globale e un miglioramento del sentiment anche sui mercati obbligazionari, mentre il dollaro ha mostrato segnali di indebolimento. Alla base di questo movimento c’è la percezione che uno scenario di escalation prolungata, con conseguenze pesanti sul lato energetico, possa essere almeno in parte evitato. Le indiscrezioni su un possibile piano statunitense articolato per favorire una soluzione del conflitto, insieme all’ipotesi di un cessate il fuoco temporaneo, hanno ridotto il premio al rischio incorporato nei prezzi del petrolio, attenuando le pressioni inflazionistiche e, di conseguenza, anche le aspettative di una politica monetaria più restrittiva. Ma ancora una volta, il punto non è tanto la notizia in sé, quanto il modo in cui il mercato la interpreta. Perché basta osservare la dinamica delle ultime settimane per capire quanto tutto resti estremamente instabile. I mercati continuano a muoversi più sulle aspettative che sui fatti, oscillando rapidamente tra fasi di sollievo e momenti di tensione, in funzione dei titoli che arrivano dal fronte geopolitico. E infatti, nonostante il miglioramento del sentiment, il quadro di fondo resta tutt’altro che risolto. Il conflitto continua, gli attacchi proseguono e lo Stretto di Hormuz rimane un nodo critico ancora fortemente limitato nei flussi. È proprio questo elemento che mantiene elevata l’incertezza: finché il canale energetico globale non torna a funzionare in modo regolare, il rischio di nuove fiammate sui prezzi resta concreto. Il mercato lo sa bene. Ed è per questo che il movimento che stiamo osservando ha più le caratteristiche di un “relief rally” che di un vero cambio di regime. Il calo del petrolio alleggerisce temporaneamente le aspettative di inflazione e consente ai rendimenti di scendere, ma non elimina il problema di fondo. Basta poco, infatti, perché la narrativa cambi nuovamente direzione. Questo si riflette chiaramente anche nel comportamento degli investitori, che restano prudenti e poco inclini a inseguire il movimento. La credibilità delle dichiarazioni politiche viene messa in discussione, e la mancanza di segnali concreti sul terreno rende difficile costruire posizioni direzionali con convinzione. Il risultato è un mercato che si muove, ma senza una vera fiducia nella sostenibilità del movimento. Allo stesso tempo, la reazione dei mercati obbligazionari conferma ancora una volta quanto il vero tema resti quello dell’inflazione. Il calo del petrolio ha temporaneamente ridotto le pressioni sui prezzi e, di conseguenza, anche il rischio di una Fed più aggressiva. Ma i policymaker continuano a ribadire che l’inflazione resta una preoccupazione centrale, segnalando che il percorso verso una politica monetaria più accomodante è tutt’altro che scontato. In questo contesto, anche asset come l’oro tornano a muoversi in modo più coerente con la dinamica dei tassi e del dollaro. Il suo recupero, seppur moderato, riflette una fase in cui il mercato riduce temporaneamente la pressione sui rendimenti, ma senza costruire una vera narrativa difensiva strutturata. Se si osserva il quadro complessivo, emerge con chiarezza una dinamica ormai ricorrente: il petrolio resta il fulcro attorno a cui ruota l’intero sistema. È lui a determinare le aspettative di inflazione, a influenzare le decisioni delle banche centrali e, di conseguenza, a guidare i movimenti delle principali asset class. Quello che stiamo vivendo è un mercato estremamente reattivo, ma ancora privo di direzione. Ogni spiraglio di dialogo genera sollievo, ogni segnale di escalation riporta tensione. Ma sotto questa alternanza di movimenti c’è una costante che non cambia: il legame tra energia, inflazione e politica monetaria. Finché il petrolio resterà il principale fattore di rischio, i mercati continueranno a oscillare tra ottimismo e cautela senza trovare un equilibrio stabile. Ed è proprio qui che si gioca la vera partita: non sulla singola notizia, ma sulla capacità del sistema di assorbire uno shock energetico senza compromettere crescita e stabilità finanziaria. I market movers di oggi sono: CPI (Inflazione) in Gran Bretagna, indice IFO sulla fiducia delle aziende in Germania, scorte di greggio negli Stati Uniti.

 

IERI

I listini dell’Asia hanno chiuso positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,99%, China A50 -0,02%, Hang Seng +2,01%, il Nikkei +1,28%, l’Australia +0,16%, Taiwan -0,34%, la Corea del Sud Kospi +2,95%, l’indice Indiano Sensex +1,02%. Il nostro FTSEMib +0,42%, Dax chiuso -0,07%, Ftse100 +0,72%, Cac40 +0,23%, Zurigo +1,04%. Lo S&P500 -0,37%, il Nasdaq -0,84%, il Russell2000 +0,45%. L’oro ha chiuso a 4.434,10 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 92,35$ per il wti e 100,23$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 53,320. Lo spread BTP/BUND 93,250. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 26,95%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +1,15%, China A50 +0,92%, Hang Seng +0,43%, il Nikkei +2,82%, l’Australia +1,85%, Taiwan -0,34%, la Corea del Sud Kospi +1,59%, l’indice Indiano Sensex +2,07%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura positiva così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.584,30 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 89,25$ per il greggio e 96,52$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 71.222 e l’Ethereum 2.171.

 

Buona giornata.

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