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Pillole di Mercato

(12° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

Matilde Serao: “Bisogna partire subito, quando si vuol andar via. Se si ritarda, si sresta”

 

 

I mercati azionari hanno mostrato un andamento più incerto e frammentato in avvicinamento al weekend, mentre il petrolio ha registrato un parziale raffreddamento dopo i recenti rialzi, in un contesto in cui gli investitori stanno cercando di valutare i tentativi di Stati Uniti e Israele di contenere le tensioni legate al conflitto con l’Iran. L’indice MSCI Asia Pacific ha oscillato per poi chiudere leggermente in calo, mentre i future statunitensi si sono mossi poco sopra la parità e quelli europei hanno mostrato un recupero dopo le forti vendite della seduta precedente. Il Brent ha ritracciato dai massimi, tornando in area 107 dollari al barile, segnale di un mercato energetico che resta estremamente sensibile alle notizie geopolitiche ma che, almeno temporaneamente, prova a stabilizzarsi. Alcune dichiarazioni politiche hanno contribuito a questo tentativo di distensione: il premier israeliano Netanyahu ha indicato che non verranno più colpite infrastrutture energetiche, mentre Donald Trump ha escluso l’impiego di truppe di terra. Messaggi che il mercato ha interpretato come segnali di possibile contenimento del conflitto, pur senza certezze. Nonostante ciò, il quadro resta tutt’altro che rassicurante. Il conflitto ha già profondamente alterato le catene di approvvigionamento energetico globali, con effetti concreti sui prezzi di carburanti e gas. In alcune aree emergenti si iniziano a vedere tensioni sociali legate alla scarsità di risorse energetiche, mentre l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha definito questa crisi come una delle più gravi interruzioni dell’offerta nella storia del mercato petrolifero. Anche sul fronte operativo, gli eventi continuano a confermare la fragilità del sistema. In Kuwait alcune unità di raffinazione sono state fermate a seguito di attacchi con droni, mentre in Bahrain si sono registrati incendi legati ad azioni militari. Episodi che mantengono elevato il premio al rischio sul petrolio e impediscono una vera normalizzazione dei prezzi. Nel frattempo, i mercati finanziari restano fortemente influenzati da questa dinamica. Il dollaro è tornato a rafforzarsi, mentre diverse valute emergenti, come la rupia indiana, hanno toccato nuovi minimi storici. Sul fronte obbligazionario, si osserva un progressivo aumento dei rendimenti a livello globale, con gli investitori che iniziano a prezzare uno scenario di tassi più alti più a lungo a causa delle pressioni inflazionistiche generate dall’energia. Il movimento è evidente anche nei mercati sviluppati: i rendimenti australiani hanno raggiunto i livelli più alti degli ultimi quindici anni, mentre nel Regno Unito i titoli a breve termine hanno registrato forti rialzi dopo che la Bank of England ha segnalato la propria disponibilità a intervenire per contrastare eventuali accelerazioni dell’inflazione. Anche in Europa e negli Stati Uniti le banche centrali hanno mantenuto un atteggiamento prudente, lasciando i tassi invariati ma sottolineando l’incertezza legata all’evoluzione del conflitto. Un segnale interessante arriva anche dall’oro, che sta vivendo una fase di debolezza nonostante il contesto di incertezza. Questo movimento riflette il fatto che il mercato, più che cercare protezione, sta ricalibrando le aspettative sui tassi di interesse: se l’inflazione resta alta, le banche centrali avranno meno spazio per allentare la politica monetaria, e questo riduce l’attrattività relativa del metallo prezioso. Nel complesso, emerge un mercato che oscilla tra tentativi di stabilizzazione e una realtà ancora fortemente condizionata dal rischio energetico. Le dichiarazioni politiche possono temporaneamente migliorare il sentiment, ma i fatti sul campo continuano a raccontare una storia diversa, fatta di interruzioni dell’offerta, tensioni sulle infrastrutture e impatti concreti sull’economia reale. Quello che stiamo osservando è un classico momento di transizione, in cui il mercato prova a costruire un equilibrio ma senza avere ancora certezze solide su cui poggiarsi. Il calo del petrolio rappresenta un respiro, ma non un cambio di scenario. Finché il conflitto continuerà a incidere sulle forniture energetiche, il rischio inflazione resterà elevato e con esso la pressione su tassi e mercati finanziari. In questo contesto, la volatilità non è un’anomalia ma una caratteristica strutturale, e ogni fase di recupero va letta più come un aggiustamento che come un’inversione definitiva. La vera discriminante, ancora una volta, sarà la capacità del sistema di riassorbire lo shock energetico: da lì passerà la direzione dei mercati nelle prossime settimane. I market movers di oggi sono: decisione sui tassi di interesse da part della PboC in Cina (attuali 3,50% - aspettative 3,50%), PPI (indice dei prezzi alla produzione) in Germania, vendite al dettaglio in Canada.

 

IERI

I listini dell’Asia hanno chiuso negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -1,61%, China A50 -0,90%, Hang Seng -1,98%, il Nikkei -3,57%, l’Australia -1,65%, Taiwan +1,51%, la Corea del Sud Kospi -2,73%, l’indice Indiano Sensex -2,26%. Il nostro FTSEMib -2,32%, Dax chiuso -2,82%, Ftse100 -2,35%, Cac40 -2,03%, Zurigo -2,25%. Lo S&P500 -0,27%, il Nasdaq -0,28%, il Russell2000 +0,65%. L’oro ha chiuso a 4.605,7 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 95,55$ per il wti e 108,65$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 60,995. Lo spread BTP/BUND 82,560. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 24,06%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere misti. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,68%, China A50 +0,77%, Hang Seng -0,72%, il Nikkei chiuso per festività, l’Australia -0,82%, Taiwan -0,43%, la Corea del Sud Kospi +0,46%, l’indice Indiano Sensex +1,30%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura con il segno verde così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.690,39 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 93,70$ per il greggio e 107,15$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 70.487 e l’Ethereum 2.137.

 

Buona giornata e buon fine settimana.

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