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Pillole di Mercato

(12° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

Helen Adams Keller: “Più di un qualsiasi altro momento, quando tengo un amato libro in mano, le mie limitazioni mi abbandonano, il mio spirito è libero”

 

Un temporaneo rimbalzo dei mercati azionari globali, guidato in particolare dal settore tecnologico, sembra già perdere forza mentre ci si avvicina alla sessione europea, con il petrolio che torna a salire a causa delle crescenti tensioni in Medio Oriente. I future sugli indici azionari indicano possibili ribassi intorno allo 0,5% sia per Wall Street sia per le borse europee, segnalando un clima che resta fragile e altamente dipendente dalle notizie geopolitiche. A pesare sul sentiment è stato soprattutto il nuovo rialzo del greggio. Il Brent è salito di oltre il 4%, tornando sopra i 104 dollari al barile dopo il calo registrato nella seduta precedente. Il movimento riflette l’intensificarsi degli attacchi da parte dell’Iran contro infrastrutture energetiche nell’area del Golfo Persico, elemento che riporta al centro dell’attenzione il rischio di interruzioni dell’offerta globale. Nel frattempo, i mercati asiatici hanno chiuso in territorio positivo per il secondo giorno consecutivo, sostenuti dal comparto tecnologico dopo le indicazioni incoraggianti arrivate da Nvidia, che hanno riacceso l’interesse degli investitori per i titoli legati all’intelligenza artificiale. Tuttavia, questo miglioramento del sentiment appare fragile e circoscritto, perché nel resto delle asset class il messaggio resta coerente con uno scenario più difensivo: il dollaro si rafforza, i Treasury vengono venduti lungo tutta la curva con il rendimento decennale risalito in area 4,24%, e anche l’oro torna a salire dopo diversi giorni di debolezza. Il conflitto in Medio Oriente continua quindi a essere il vero driver dei mercati, con un’attenzione particolare rivolta allo Stretto di Hormuz. Le dinamiche dei flussi di petrolio attraverso questo passaggio sono diventate centrali per capire l’evoluzione dei prezzi energetici e, di conseguenza, le aspettative su inflazione e politica monetaria. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rinnovato le pressioni sugli alleati affinché contribuiscano a garantire la sicurezza della rotta, arrivando anche a minacciare un’estensione degli attacchi alle infrastrutture petrolifere. Parallelamente, l’Iran ha dato fuoco a un importante giacimento di gas, aumentando ulteriormente le tensioni su un mercato energetico già sotto stress. Il traffico nello Stretto di Hormuz resta fortemente ridotto, anche se non completamente fermo. Alcune petroliere continuano a transitare, ma in un contesto di rischio molto elevato e con costi logistici e assicurativi in aumento. Questo contribuisce ad alimentare un premio geopolitico che il mercato continua a incorporare nei prezzi del petrolio. In questo contesto, l’attenzione degli investitori si sposta anche sulle banche centrali. Federal Reserve, Banca Centrale Europea e Bank of England sono tutte attese a decisioni di politica monetaria nei prossimi giorni, ma il rialzo dei prezzi energetici complica ulteriormente il quadro. Se il petrolio resta elevato, il rischio è quello di una nuova pressione inflazionistica che riduce lo spazio per eventuali tagli dei tassi, rendendo le condizioni finanziarie più restrittive più a lungo. Anche altri segnali rafforzano questa lettura. Il dollaro continua a mostrare forza, sostenuto sia dal contesto di avversione al rischio sia dal fatto che il mercato sta ridimensionando le aspettative di allentamento monetario negli Stati Uniti. Allo stesso tempo lo yen resta sotto pressione, avvicinandosi alla soglia dei 160 contro dollaro, riflettendo la vulnerabilità del Giappone a uno shock energetico prolungato. Se i prezzi del petrolio non dovessero rientrare nei prossimi mesi, il rischio è un ulteriore indebolimento della valuta giapponese. Nel complesso, quello che emerge è un mercato che resta estremamente sensibile ai titoli provenienti dal Medio Oriente. Il tentativo di recupero dell’azionario, guidato dal settore tecnologico, si scontra con una realtà macro in cui il petrolio continua a dettare il tono. E in questo contesto, l’azionario si trova in una posizione scomoda: da un lato beneficia di storie strutturali come l’intelligenza artificiale, dall’altro deve fare i conti con condizioni finanziarie potenzialmente più restrittive se l’energia continua a spingere l’inflazione. Il punto chiave resta quindi la durata del conflitto e, soprattutto, l’impatto sui flussi energetici globali. Se le tensioni dovessero prolungarsi e mantenere il petrolio su livelli elevati, il rischio è quello di vedere rendimenti obbligazionari più alti, banche centrali meno accomodanti e, di conseguenza, una pressione crescente sugli asset di rischio. Ed è proprio questo il messaggio che il mercato sta iniziando a trasmettere: non si tratta più solo di un evento geopolitico, ma di un fattore capace di modificare in modo concreto il quadro macro-finanziario. Questa fase di mercato mette ancora una volta in evidenza quanto sia importante distinguere tra il rumore delle notizie e il segnale che emerge dai prezzi. Il rimbalzo dell’azionario guidato dalla tecnologia dimostra che esistono ancora driver positivi, ma il petrolio continua a essere la variabile dominante. Finché resterà sopra livelli elevati, il mercato sarà costretto a confrontarsi con un contesto più complesso, in cui inflazione e tassi non scendono con la facilità sperata. In questo scenario, la vera chiave non è anticipare le mosse geopolitiche, ma capire se e quando lo shock energetico inizierà a rientrare. È lì che si giocherà la prossima direzione dei mercati. I market movers di oggi sono: decisione sui tassi di interesse da parte della RBA in Australia (attuali 4,10% - aspettative 4,10%), indice ZEW del sentiment dell’economia tedesca, variazione settimanale del dei dati sull’occupazione da parte dell’ADP negli Stati Uniti.

 

IERI

I listini dell’Asia hanno chiuso misti. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,52%, China A50 +0,57%, Hang Seng +1,30%, il Nikkei -0,22%, l’Australia -0,39%, Taiwan -0,17%, la Corea del Sud Kospi +1,19%, l’indice Indiano Sensex +0,14%. Il nostro FTSEMib +0,07%, Dax chiuso +0,50%, Ftse100 +0,55%, Cac40 +0,31%, Zurigo +0,43%. Lo S&P500 +1,01%, il Nasdaq +1,22%, il Russell2000 +0,94%. L’oro ha chiuso a 5.002,20 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 92,46$ per il wti e 100,21$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 50,755. Lo spread BTP/BUND 78,08. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 23,51%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere misti. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,55%, China A50 +0,36%, Hang Seng +0,18%, il Nikkei -0,31%, l’Australia +0,36%, Taiwan +1,48%, la Corea del Sud Kospi +1,56%, l’indice Indiano Sensex -0,18%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura negativa così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 5.012,39 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 97,43$ per il greggio e 104,60$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 74.189 e l’Ethereum 2.320.

 

Buona giornata.

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