Pillole di Mercato
- Federico Caligiuri

- 18 mar
- Tempo di lettura: 4 min
(12° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
Horacio Pagani: “La passione è la vera energia che muove ogni grande progetto”
Il rimbalzo dei mercati azionari globali si è esteso per il terzo giorno consecutivo, segnale di un tentativo degli investitori di guardare oltre le tensioni geopolitiche di breve termine e cercare segnali di stabilizzazione, nonostante il conflitto in Iran continui a generare turbolenze nei mercati energetici e a mantenere viva la pressione sull’inflazione. In questo contesto, il petrolio ha mostrato un momentaneo arretramento, contribuendo a sostenere il sentiment. L’indice MSCI All Country World, uno dei riferimenti più ampi per l’equity globale, ha registrato un progresso dello 0,4%, segnando la serie positiva più lunga dell’ultimo mese. In Asia, i listini hanno guadagnato fino al 2%, trainati in particolare dai titoli tecnologici legati ai semiconduttori, come Samsung, percepiti come meno esposti agli effetti diretti del conflitto in Medio Oriente. Anche i future su Stati Uniti ed Europa hanno mostrato un progresso dello 0,5%, suggerendo una possibile estensione del movimento positivo ad altre aree geografiche. Si tratta però di un ottimismo prudente, che convive con un contesto ancora incerto e caratterizzato da un conflitto che non mostra segnali concreti di de-escalation. A sostenere i mercati ha contribuito anche il calo del petrolio. Il Brent è sceso di circa il 2,2%, attestandosi intorno ai 101 dollari al barile, grazie a due fattori principali: da un lato un accordo tra Iraq e Turchia per riprendere le esportazioni evitando il passaggio dallo Stretto di Hormuz, dall’altro il rafforzamento degli sforzi statunitensi per garantire la riapertura di questa via strategica. Si tratta di elementi che hanno temporaneamente ridotto la percezione del rischio legato all’offerta energetica globale. Nonostante ciò, il quadro resta complesso. Il conflitto e la quasi chiusura dello Stretto di Hormuz continuano a rappresentare un elemento destabilizzante per i mercati, con effetti che si propagano sia sull’azionario sia sull’obbligazionario, alimentando il timore che un petrolio strutturalmente elevato possa tradursi in una nuova pressione inflazionistica. Ed è proprio su questo punto che si concentra oggi l’attenzione degli investitori: la risposta delle banche centrali. La Federal Reserve è attesa alla decisione sui tassi, con il mercato che non si aspetta variazioni immediate ma guarda con estrema attenzione alle indicazioni prospettiche. In particolare, il focus è su come la banca centrale valuterà l’impatto di un eventuale shock energetico persistente, che potrebbe complicare il raggiungimento dei suoi obiettivi tra inflazione e crescita. Nel frattempo, il mercato obbligazionario ha mostrato segnali di supporto, con i Treasury in rialzo e il rendimento del decennale in calo verso il 4,18%. Il dollaro ha leggermente perso terreno, mentre l’oro ha mostrato una lieve flessione, segno di un equilibrio ancora instabile tra ricerca di rischio e necessità di protezione. Dal punto di vista geopolitico, il quadro resta incerto. Donald Trump ha ridimensionato il tentativo di coinvolgere altri Paesi nel conflitto, criticando apertamente gli alleati che hanno rifiutato il supporto. Paradossalmente, questo atteggiamento è stato interpretato dai mercati come un segnale di possibile contenimento dell’escalation, almeno nel breve termine. Tuttavia, le operazioni militari proseguono e non esiste ancora una chiara visione su tempi e modalità di conclusione del conflitto. Ed è proprio questa ambiguità a mantenere elevata la volatilità. Gli investitori sembrano disposti a “guardare attraverso” le tensioni attuali, ma senza abbassare la guardia. Il fatto che i mercati riescano a salire anche in presenza di prezzi energetici elevati riflette una certa fiducia nella solidità degli utili aziendali e nella resilienza dell’economia globale, ma questa fiducia resta fragile e condizionata dall’evoluzione dello scenario energetico. Nel complesso, quello che emerge è un equilibrio sottile: da un lato segnali di stabilizzazione e tentativi di recupero, dall’altro un contesto ancora dominato dalla geopolitica e dalla variabile petrolio, che continua a essere il vero barometro del rischio. Questa fase di mercato è l’esempio perfetto di come i mercati non si muovano mai in linea retta, ma per tentativi, aggiustamenti e continue rivalutazioni dello scenario. Il rimbalzo dell’equity non va letto come un ritorno alla normalità, ma come un momento di respiro all’interno di un contesto ancora complesso. Il vero discrimine resta sempre lo stesso: il petrolio e la durata dello shock energetico. Se i prezzi dell’energia dovessero stabilizzarsi, il mercato potrebbe consolidare questa fase positiva; se invece tornassero a salire in modo persistente, l’equilibrio si romperebbe rapidamente, riportando al centro inflazione, tassi e pressione sugli asset di rischio. In questo scenario, più che cercare di anticipare ogni movimento, diventa fondamentale mantenere disciplina e capacità di lettura del contesto, perché è proprio nei momenti di apparente calma che si costruiscono le decisioni più importanti. I market movers di oggi sono: saldo della bilancia commerciale in Giappone, CPI (Inflazione) nell’Eurozona, decisione sui tassi di interesse da parte della BOC in Canada (attuali 2,25% - aspettative 2,25%), decisione sui tassi di interesse da parte della FED negli Stati Uniti (attuali 3,75% - aspettative 3,75.
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso misti. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,55%, China A50 +0,36%, Hang Seng +0,18%, il Nikkei -0,31%, l’Australia +0,36%, Taiwan +1,48%, la Corea del Sud Kospi +1,56%, l’indice Indiano Sensex -0,18%. Il nostro FTSEMib +1,22%, Dax chiuso +0,71%, Ftse100 +0,83%, Cac40 +0,49%, Zurigo +0,63%. Lo S&P500 +0,25%, il Nasdaq +0,47%, il Russell2000 +0,70%. L’oro ha chiuso a 5.008,20 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 95,53$ per il wti e 103,42$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 51,700. Lo spread BTP/BUND 75,680. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 22,37%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,19%, China A50 -0,15%, Hang Seng +0,81%, il Nikkei +3,12%, l’Australia +0,31%, Taiwan +1,51%, la Corea del Sud Kospi +5,04%, l’indice Indiano Sensex +1,04%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura positiva così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 5.012,39 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 91,89$ per il greggio e 100,78$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 74.072 e l’Ethereum 2.324.
Buona giornata.


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