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Pillole di Mercato

(11° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

Jane Austen: “Non sempre chi sorride è felice. Ci sono lacrime nel cuore che non arrivano agli occhi”

 

I mercati azionari hanno registrato un rimbalzo mentre il petrolio è rimasto sotto la soglia dei 90 dollari al barile dopo che sono emerse indiscrezioni su un possibile rilascio coordinato delle riserve strategiche di greggio per contenere l’impennata dei prezzi energetici. La notizia ha contribuito a migliorare il sentiment degli investitori dopo giorni di forte volatilità tra azioni, obbligazioni e materie prime. L’MSCI Asia Pacific Index è salito dell’1,5%, segnando il secondo giorno consecutivo di rialzi. Il movimento è stato sostenuto da un report del Wall Street Journal secondo cui l’International Energy Agency starebbe valutando il più grande rilascio di riserve petrolifere della sua storia. Anche in Europa il clima è migliorato: lo Stoxx Europe 600 ha guadagnato circa l’1,8%, interrompendo una serie di tre sedute negative. Il rimbalzo dei mercati azionari è stato tuttavia parzialmente frenato da un altro segnale proveniente dal sistema finanziario. Secondo il Financial Times, JPMorgan Chase avrebbe informato alcuni operatori del mercato del credito privato di aver ridotto il valore di determinati prestiti, limitando nuove operazioni di finanziamento a causa delle crescenti preoccupazioni sulla qualità del credito. La notizia ha ridotto parte dell’ottimismo iniziale: i future sugli indici statunitensi hanno ridimensionato i guadagni e anche le borse europee hanno mostrato una maggiore cautela. Sul fronte energetico il Brent Crude è sceso dello 0,9% dopo il crollo dell’11% registrato nella seduta precedente. Il movimento riflette l’aspettativa che le principali economie mondiali possano intervenire prima che lo shock energetico legato alla guerra con l’Iran produca conseguenze più gravi sull’economia globale. Nonostante il calo recente, i prezzi del petrolio restano comunque molto più alti rispetto all’inizio dell’anno, segno che il mercato continua a incorporare un significativo premio geopolitico. Le oscillazioni del petrolio negli ultimi giorni sono state tra le più violente degli ultimi anni. La volatilità è aumentata ulteriormente dopo alcuni segnali contrastanti provenienti dall’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sulla gestione del conflitto con l’Iran. In un episodio emblematico, il segretario all’Energia statunitense Chris Wright ha pubblicato, e poi cancellato, un messaggio in cui affermava che la Marina americana aveva scortato una petroliera attraverso lo Stretto di Hormuz, circostanza successivamente smentita dalla Casa Bianca. Nonostante queste tensioni, alcuni investitori ritengono che lo shock iniziale sul petrolio sia ormai in larga parte scontato dai mercati. Secondo diversi strategist, esiste una forte volontà politica da parte delle principali economie mondiali di intervenire per evitare che un’interruzione prolungata delle forniture energetiche provochi un nuovo shock inflazionistico globale. Il nodo principale resta infatti lo Strait of Hormuz, il passaggio marittimo attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. La sua chiusura di fatto sta costringendo diversi produttori del Golfo Persico a ridurre la produzione. Se il traffico petrolifero non dovesse tornare rapidamente ai livelli precedenti al conflitto, il rischio è che i prezzi dell’energia restino elevati per un periodo prolungato. Nel frattempo, gli investitori continuano a monitorare altri indicatori chiave. Il dollaro ha registrato la quarta seduta consecutiva di ribasso, mentre i Treasury americani hanno guadagnato terreno prima della pubblicazione dei dati sull’inflazione negli Stati Uniti. L’oro ha esteso i rialzi della seduta precedente, superando i 5.200 dollari l’oncia, segnale che la domanda di beni rifugio rimane ancora presente. Un settore che ha beneficiato particolarmente del miglioramento del sentiment è quello tecnologico. I titoli tech, generalmente considerati meno esposti alle tensioni geopolitiche del Medio Oriente, hanno guidato il recupero dei mercati asiatici con un indice regionale in rialzo del 3,6%. Anche negli Stati Uniti alcune notizie societarie hanno contribuito al clima più positivo: le azioni di Oracle sono balzate dell’8% nelle contrattazioni after-hours dopo risultati superiori alle attese. Anche in Europa il calo del petrolio ha favorito una ripresa di alcuni settori sensibili ai costi energetici, in particolare le compagnie aeree. Titoli come Lufthansa e Air France hanno recuperato parte delle perdite subite nei giorni precedenti, riflettendo il sollievo degli investitori per il temporaneo raffreddamento dei prezzi del carburante. Il movimento dei mercati negli ultimi giorni mostra quanto l’equilibrio attuale sia fragile. Ogni nuova informazione sul conflitto in Medio Oriente o sulle possibili misure di emergenza per stabilizzare il mercato energetico è sufficiente a cambiare rapidamente la direzione dei prezzi. Il petrolio resta il vero barometro della crisi: se il flusso attraverso lo Stretto di Hormuz dovesse normalizzarsi, la pressione inflazionistica potrebbe ridursi e i mercati recuperare gradualmente stabilità. Se invece l’interruzione delle forniture dovesse protrarsi, il rischio sarebbe quello di un nuovo shock energetico capace di riaccendere l’inflazione globale proprio mentre le banche centrali stanno cercando di riportarla sotto controllo. In questo contesto i mercati non stanno semplicemente reagendo alla guerra, ma stanno cercando di capire se questa crisi resterà un episodio temporaneo oppure se diventerà un fattore capace di modificare in modo più profondo il quadro macroeconomico globale. I market movers di oggi sono: CPI (inflazione) in Germania, CPI e scorte di petrolio negli Stati Uniti.

 

IERI

I listini dell’Asia hanno chiuso positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,48%, China A50 +1,05%, Hang Seng +1,82%, il Nikkei +2,52%, l’Australia +1,09%, Taiwan +2,06%, la Corea del Sud Kospi +5,48%, l’indice Indiano Sensex +0,84%. Il nostro FTSEMib +2,67%, Dax chiuso +2,39%, Ftse100 +1,59%, Cac40 +1,79%, Zurigo +0,42%. Lo S&P500 -0,21%, il Nasdaq +0,01%, il Russell2000 -0,22%. L’oro ha chiuso a 5.242,10 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 83,45$ per il wti e 87,80$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 45,450. Lo spread BTP/BUND 66,730. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 25,56%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere per lo più positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,25%, China A50 +1,09%, Hang Seng -0,02%, il Nikkei +1,24%, l’Australia +0,59%, Taiwan +4,10%, la Corea del Sud Kospi +1,53%, l’indice Indiano Sensex -1,17%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura debole mentre gli Stati Uniti sono positivi. L’oro si attesta a 5.211,41 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 84,03$ per il greggio e 87,81$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 69.799 e l’Ethereum 2.018.

 

Buona giornata.


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