Pillole di Mercato
- Federico Caligiuri

- 2 ore fa
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(11° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
Gianni Agnelli: “Ci sono uomini che lavorano e uomini che sognano”
I mercati asiatici hanno registrato un rimbalzo mentre il petrolio ha corretto bruscamente dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lasciato intendere che il conflitto con l’Iran potrebbe avvicinarsi a una conclusione. Le sue dichiarazioni hanno contribuito a migliorare il sentiment degli investitori dopo il violento sell-off che aveva colpito gli asset rischiosi all’inizio della settimana. L’MSCI Asia Pacific Index è salito del 3%, con i titoli tecnologici a guidare il recupero. Anche l’apertura delle borse europee si preannunciava positiva, con i future in rialzo di circa l’1,3%. Più prudente invece il quadro a Wall Street: i future sull’S&P 500 hanno perso lo 0,2%, segnale che il rimbalzo iniziato nella seduta precedente potrebbe già mostrare qualche segnale di stanchezza. Il miglioramento del clima sui mercati è arrivato dopo che Trump ha dichiarato che la guerra con l’Iran potrebbe essere risolta “molto presto”. Tuttavia, il quadro geopolitico resta estremamente incerto. Diversi Paesi del Medio Oriente, dagli Emirati Arabi al Bahrein fino al Kuwait, hanno segnalato minacce missilistiche o l’intercettazione di droni, mentre lo stesso presidente americano ha precisato di non aspettarsi la fine del conflitto entro questa settimana. Sul fronte energetico il movimento è stato altrettanto violento. Il Brent Crude è sceso del 6,1% fino a circa 92,9 dollari al barile dopo essere arrivato a perdere anche l’11% durante la giornata. Nonostante questa correzione, il prezzo del greggio resta in forte rialzo: dall’inizio dell’anno è salito di oltre il 50%. Le oscillazioni del petrolio mostrano quanto i mercati siano diventati sensibili ai titoli provenienti dal Medio Oriente. La volatilità tra le diverse asset class rimane elevata e molti investitori stanno ancora cercando di capire quale potrebbe essere il vero impatto economico del conflitto. Secondo diversi analisti, il movimento osservato sui mercati non rappresenta ancora un ritorno stabile alla propensione al rischio. Piuttosto si tratta di un rimbalzo tecnico dopo una fase di forte avversione al rischio. In altre parole, più che un nuovo ciclo rialzista, quello che si vede potrebbe essere semplicemente una pausa dopo un sell-off molto violento. Trump ha anche dichiarato che gli Stati Uniti potrebbero sospendere alcune sanzioni legate al petrolio e far scortare dalla Marina americana le petroliere nello Stretto di Hormuz, promettendo al tempo stesso bombardamenti ancora più intensi se l’Iran dovesse interrompere le forniture energetiche globali. Tuttavia, diversi gestori invitano alla prudenza, sottolineando che le dichiarazioni politiche non sempre forniscono segnali affidabili per i mercati. Nel frattempo, lo Stretto di Hormuz rimane di fatto chiuso o fortemente limitato, con importanti produttori del Golfo Persico - tra cui Arabia Saudita e altri Paesi della regione - costretti a ridurre la produzione. Si tratta di un passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio, e qualsiasi interruzione prolungata potrebbe avere conseguenze significative sull’economia globale. Le principali economie mondiali stanno quindi valutando possibili contromisure. I ministri delle finanze del G7 hanno dichiarato di essere pronti a intervenire per sostenere l’offerta energetica globale, anche attraverso il rilascio delle riserve strategiche di petrolio se necessario. Negli Stati Uniti si starebbero inoltre valutando misure per contenere i prezzi, tra cui limitazioni alle esportazioni di greggio o riduzioni temporanee di alcune imposte federali. Nel frattempo, il mercato continua a reagire con grande rapidità alle notizie. Il dollaro si è indebolito contro diverse valute del G10, mentre i rendimenti dei Treasury decennali sono risaliti intorno al 4,11%. Oro e argento hanno registrato nuovi rialzi, segno che la domanda di asset rifugio rimane presente. Sul fronte azionario europeo il clima resta fragile. Lo Stoxx Europe 600 ha chiuso in calo di circa lo 0,7%, con quasi tutti i settori in rosso ad eccezione dell’energia. L’impennata dei prezzi del petrolio, arrivato momentaneamente sopra i 100 dollari al barile, ha alimentato timori su inflazione e crescita economica, spingendo molti investitori a ridurre l’esposizione al rischio. Anche il mercato obbligazionario europeo ha reagito con rendimenti in rialzo, riflettendo la preoccupazione che un nuovo shock energetico possa alimentare pressioni inflazionistiche proprio mentre le banche centrali stanno cercando di riportare i prezzi sotto controllo. Il comportamento dei mercati negli ultimi giorni racconta una storia piuttosto chiara: gli investitori stanno oscillando continuamente tra paura e speranza. Da un lato, ogni segnale di possibile de-escalation produce rimbalzi rapidi degli asset rischiosi; dall’altro, la consapevolezza che lo Stretto di Hormuz resti un nodo strategico per l’energia globale mantiene alta la tensione. Il petrolio è diventato il vero barometro di questa crisi: se i prezzi dovessero stabilizzarsi o scendere, i mercati potrebbero ritrovare gradualmente equilibrio; se invece lo shock energetico dovesse prolungarsi, il rischio sarebbe quello di una nuova ondata inflazionistica capace di complicare il lavoro delle banche centrali e rallentare la crescita globale. Per questo, più che i movimenti giornalieri delle borse, il fattore decisivo nelle prossime settimane sarà la durata della crisi energetica e la capacità del sistema economico di assorbirne l’impatto. I market movers di oggi sono: consumi delle famiglie e PIL 4° trimestre in Giappone, saldo della bilancia commerciale in Cina e Germania, variazione dell’occupazione settimanale elaborato dall’ADP e vendite di abitazione esistenti negli Stati Uniti.
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,54%, China A50 -0,75%, Hang Seng -1,74%, il Nikkei -5,08%, l’Australia -2,85%, Taiwan -4,43%, la Corea del Sud Kospi -6,81%, l’indice Indiano Sensex -2,42%. Il nostro FTSEMib -0,29%, Dax chiuso -0,77%, Ftse100 -0,34%, Cac40 -0,98%, Zurigo -1,08%. Lo S&P500 +0,83%, il Nasdaq +1,83%, il Russell2000 +1,12%. L’oro ha chiuso a 5.103,70 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 94,77$ per il wti e 98,96$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 55,895. Lo spread BTP/BUND 76,510. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 25,56%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,48%, China A50 +1,05%, Hang Seng +1,82%, il Nikkei +2,52%, l’Australia +1,09%, Taiwan +2,06%, la Corea del Sud Kospi +5,48%, l’indice Indiano Sensex +0,84%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura mista mentre gli Stati Uniti sono deboli. L’oro si attesta a 5.184,09 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 89,00$ per il greggio e 93,11$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 69.797 e l’Ethereum 2.037.
Buona giornata.


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