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Pillole di Mercato

(10° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

John Maynard Keynes: “Il capitalismo non è intelligente, non è bello, non è giusto, non è virtuoso e non produce i beni necessari. In breve, non ci piace e stiamo cominciando a disprezzarlo. Ma quando ci chiediamo cosa mettere al suo posto, restiamo estremamente perplessi”

 

I mercati azionari hanno recuperato terreno nell’ultima seduta di una settimana estremamente volatile, sostenuti da un indebolimento del dollaro e da un calo dei prezzi del petrolio, anche se il conflitto in Medio Oriente continua a mostrare pochi segnali di distensione. Nel frattempo, oro e argento hanno proseguito la loro salita, confermando come gli investitori stiano ancora cercando forme di protezione in un contesto di forte incertezza. I future sugli indici azionari europei sono balzati di quasi l’1%, mentre anche i contratti legati ai principali indici di Wall Street hanno registrato un progresso. In Asia le borse hanno cancellato le perdite iniziali riuscendo a chiudere leggermente in rialzo dello 0,1%, grazie soprattutto alla spinta delle società tecnologiche cinesi. Sul fronte delle materie prime, il prezzo del greggio è sceso dopo che gli Stati Uniti hanno iniziato a valutare diverse opzioni per contenere l’impennata dei costi energetici provocata dalla guerra con l’Iran. Nel mercato obbligazionario i titoli di Stato sono rimasti sostanzialmente invariati, mentre il Bloomberg Dollar Spot Index ha ceduto lo 0,1% in attesa del dato chiave sul mercato del lavoro statunitense, il report sui payrolls, previsto per oggi e considerato fondamentale per comprendere le prossime mosse della Federal Reserve sui tassi di interesse. Secondo diversi osservatori il mercato sta mostrando una resilienza sorprendente. Naoki Fujiwara, senior fund manager presso Shinkin Asset Management, ha sottolineato che le preoccupazioni legate all’Iran restano elevate, ma molti investitori sembrano ritenere che il conflitto non si trasformerà in una crisi di lunga durata. Nonostante il tentativo di stabilizzazione visto nell’ultima seduta della settimana, l’indice azionario di riferimento per l’Asia resta comunque avviato verso la peggiore performance settimanale dai giorni più critici della pandemia nel marzo del 2020. Dall’inizio del conflitto con l’Iran l’indice ha perso circa il 6,3%, mentre i fondi internazionali stanno ritirando capitali dalla regione al ritmo più veloce degli ultimi quattro anni. In questo contesto il dollaro ha nuovamente riconquistato il suo ruolo di principale bene rifugio ed è destinato a registrare la migliore settimana da novembre 2024. Le oscillazioni tra le diverse asset class sono state violente e rapide. Le notizie legate all’offensiva congiunta di Stati Uniti e Israele contro l’Iran hanno generato continui cambi di direzione sui mercati. Il petrolio, avviato verso il maggiore rialzo settimanale dal 2022, alimenta timori di una nuova fiammata inflazionistica proprio mentre le valutazioni azionarie globali restano elevate dopo il rally guidato dalle aspettative sull’intelligenza artificiale. Gli analisti di Goldman Sachs hanno evidenziato come uno scenario in cui il Brent Crude superi i 100 dollari al barile non possa essere escluso, se lo Stretto di Hormuz dovesse subire interruzioni prolungate nel traffico petrolifero. Nel frattempo, la situazione militare continua a deteriorarsi. Una raffica di missili e droni iraniani ha colpito almeno cinque Paesi del Medio Oriente, spingendo diversi governi a invitare i propri cittadini a cercare riparo. Israele ha lanciato una dodicesima ondata di bombardamenti su Teheran, mentre gli Stati Uniti hanno sospeso le operazioni presso la propria ambasciata in Kuwait. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato alla NBC che il suo Paese non ha chiesto alcun cessate il fuoco e non ha intenzione di negoziare. Anche la posizione americana rimane estremamente dura. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato di voler avere un ruolo nella scelta del prossimo leader iraniano, secondo quanto riportato da Axios. La variabile decisiva per i mercati resta la durata del conflitto. Secondo Marco Oviedo, strategist di XP Investimentos, lo scenario base continua a essere quello di una guerra relativamente breve, ma il rifiuto dell’Iran di fare passi indietro mantiene elevata la tensione. Nel frattempo, Washington ha concesso una licenza generale che consente alcune vendite di petrolio russo all’India, offrendo al Paese asiatico maggiori opzioni di approvvigionamento mentre la guerra con l’Iran spinge verso l’alto i prezzi dell’energia. Dal punto di vista macroeconomico, il conflitto rischia di avere conseguenze più ampie del semplice aumento del prezzo del petrolio. Secondo alcuni strategist di Bloomberg, le interruzioni causate dalla guerra potrebbero alimentare l’inflazione non solo attraverso il costo dell’energia ma anche tramite il rialzo dei prezzi alimentari, dovuto all’impatto sui fertilizzanti e alle difficoltà nel commercio globale. In uno scenario simile, i mercati emergenti sarebbero tra i più vulnerabili mentre anche le obbligazioni globali potrebbero subire nuove pressioni. Sul fronte delle materie prime, il Brent è sceso dello 0,4% attestandosi intorno agli 85 dollari al barile. L’oro è salito dello 0,7% fino a circa 5.115 dollari l’oncia, mentre l’argento ha registrato un balzo dell’1,8%. Le borse asiatiche hanno vissuto movimenti estremamente bruschi durante la settimana. La Corea del Sud, ad esempio, ha registrato il peggior crollo della sua storia mercoledì, seguito da un rimbalzo altrettanto violento il giorno successivo. L’indice Kospi Index ha perso l’1,1% nell’ultima seduta, ma resta comunque il secondo mercato azionario con la migliore performance a livello globale nel corso dell’anno. Gli investitori restano quindi in una fase di equilibrio precario. Da un lato l’incertezza geopolitica e i prezzi dell’energia mantengono alto il livello di cautela; dall’altro molti operatori continuano a credere che le prospettive di lungo periodo per i mercati emergenti restino solide, nonostante la volatilità del momento. Nel frattempo, il report sull’occupazione negli Stati Uniti, atteso per oggi, potrebbe diventare il prossimo catalizzatore per i mercati. Gli economisti si aspettano un rallentamento delle assunzioni rispetto al dato molto forte registrato a gennaio, mentre il tasso di disoccupazione dovrebbe restare stabile. Secondo il team di market intelligence di JPMorgan guidato da Andrew Tyler, un dato forte sarebbe paradossalmente positivo per i mercati proprio perché l’aumento delle aspettative inflazionistiche legate ai prezzi dell’energia richiede un’economia ancora solida. Un dato troppo debole, invece, potrebbe rafforzare le aspettative di tagli dei tassi ma allo stesso tempo alimentare il timore di uno scenario di stagflazione nel breve periodo. Quello che si è visto in questa settimana sui mercati è il classico esempio di come la finanza reagisca quando più fattori di incertezza si sovrappongono. Da una parte c’è la geopolitica, con una guerra che coinvolge una delle regioni più strategiche per l’energia mondiale; dall’altra ci sono valutazioni azionarie elevate dopo anni di rialzi alimentati dall’intelligenza artificiale e dalla liquidità globale. Quando questi elementi si incontrano, i mercati diventano più nervosi, più veloci nei movimenti e soprattutto più sensibili alle notizie quotidiane. Il rimbalzo dell’ultima seduta non significa che la tempesta sia finita, ma dimostra piuttosto una caratteristica tipica dei mercati: anche nei momenti più complessi cercano sempre un nuovo punto di equilibrio. La vera domanda delle prossime settimane non sarà tanto se ci saranno ancora oscillazioni, ma quanto a lungo durerà l’incertezza geopolitica e se l’aumento dei prezzi dell’energia riuscirà davvero a cambiare il quadro economico globale. I market movers di oggi sono: ordinativi delle fabbriche in Germania, indice Halifax dei prezzi delle case in Gran Bretagna, PIL 4° trimestre nell’Eurozona, tasso di disoccupazione, salario orario medio, vendite al dettaglio e buste paga del settore non agricolo (NFP) negli Stati Uniti.

 

IERI

I listini dell’Asia hanno chiuso positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,46%, China A50 +0,85%, Hang Seng +0,12%, il Nikkei +1,83%, l’Australia +0,44%, Taiwan +2,57%, la Corea del Sud Kospi +9,97%, l’indice Indiano Sensex +0,39%. Il nostro FTSEMib -1,61%, Dax chiuso -1,61%, Ftse100 -1,45%, Cac40 -1,49%, Zurigo -1,48%. Lo S&P500 -0,56%, il Nasdaq -0,26%, il Russell2000 -1,91%. L’oro ha chiuso a 5.078,70 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 81,01$ per il wti e 85,41$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 50,365. Lo spread BTP/BUND 71,820. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 23,75%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere per lo più positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,32%, China A50 +0,13%, Hang Seng +1,66%, il Nikkei +0,55%, l’Australia -1,00%, Taiwan -0,22%, la Corea del Sud Kospi +0,11%, l’indice Indiano Sensex -0,64%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura positiva così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 5.130,14 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 80,71$ per il greggio e 85,29$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 70.515 e l’Ethereum 2.071.

 

Buona giornata e buon fine settimana.

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