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Pillole di Mercato

(10° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

Benjamin Graham: “L’investimento di successo è un insieme di tecniche e di criteri che possono essere appresi, piuttosto che il prodotto di facoltà mentali uniche e incomunicabili”

 

Il rimbalzo dei mercati globali si è esteso fino all’Asia, dove gli investitori hanno iniziato a ritrovare una certa calma dopo l’ondata di volatilità provocata dal conflitto in Medio Oriente. Dopo giorni di vendite nervose, le borse hanno mostrato i primi segnali di stabilizzazione, anche se il clima resta fragile e fortemente dipendente dalle notizie geopolitiche. L’MSCI All Country World Index è salito dello 0,4%, mentre le azioni asiatiche hanno registrato il primo rialzo da quando la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran è esplosa nel fine settimana. Il rimbalzo più impressionante è arrivato dalla Corea del Sud: il benchmark locale ha guadagnato circa l’11%, recuperando gran parte del crollo del 12% registrato nella seduta precedente. Il miglioramento del sentiment è stato inizialmente favorito da un recupero di Wall Street, dove alcuni dati macroeconomici hanno contribuito ad attenuare i timori sull’inflazione. Tuttavia, il movimento appare ancora prudente. I future sugli indici azionari di Stati Uniti ed Europa restano leggermente negativi, segno che gli investitori non sono ancora pronti a dichiarare conclusa la fase di tensione. Nel frattempo, il dollaro ha ripreso forza, riaffermando il suo ruolo storico di rifugio nei momenti di crisi. Questo è un elemento importante perché indica che, nonostante il rimbalzo delle azioni, la ricerca di protezione rimane elevata. Sul fronte delle materie prime, il petrolio continua a salire mentre il mercato prova a valutare le conseguenze della guerra tra Stati Uniti e Israele da un lato e l’Iran dall’altro. Il West Texas Intermediate è salito sopra i 77 dollari al barile, mentre il Brent Crude si mantiene oltre gli 84 dollari dopo un balzo di circa l’11% nei primi tre giorni della settimana. Allo stesso tempo anche l’oro continua ad avanzare, sostenuto dalla domanda di beni rifugio nel timore che il conflitto possa prolungarsi. Sul mercato obbligazionario i Treasury hanno invece perso terreno, con il rendimento del decennale statunitense salito di tre punti base fino al 4,13%. Il quadro generale riflette una fase di rivalutazione del rischio da parte degli investitori. Il rimbalzo dei mercati azionari non significa necessariamente che le preoccupazioni siano sparite. Piuttosto, gli operatori stanno cercando di capire se la guerra avrà effetti duraturi sulla crescita globale oppure se si tratterà di uno shock temporaneo. Molti investitori stanno guardando a ciò che accadde nel 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina, quando l’impennata dei prezzi dell’energia alimentò nuove pressioni inflazionistiche e rafforzò il dollaro. In quello scenario, le obbligazioni e le azioni soffrirono per diversi mesi mentre i mercati cercavano di assorbire l’impatto del nuovo contesto energetico. In Asia uno dei punti di osservazione principali resta la Corea del Sud, considerata una sorta di barometro globale per gli investimenti legati all’intelligenza artificiale. Negli ultimi mesi il mercato coreano era diventato uno dei migliori al mondo proprio grazie alla spinta dei titoli tecnologici e dei produttori di semiconduttori. Secondo diversi strategist, però, la volatilità potrebbe restare elevata finché il prezzo del petrolio rimarrà instabile. In queste condizioni diventa più difficile per gli investitori stabilire un punto di ingresso convincente, perché il rapporto tra rischio e rendimento si deteriora rapidamente quando i movimenti di mercato diventano troppo bruschi. Nel frattempo, la guerra continua ad avere effetti concreti sul mercato energetico globale. Con il traffico di petrolio dal Golfo Persico fortemente ridotto, molte raffinerie asiatiche stanno già iniziando a ridurre la produzione o sospendere alcune esportazioni. Anche la Cina ha ordinato alle principali raffinerie del Paese di sospendere temporaneamente l’export di diesel e benzina mentre si cerca di gestire l’incertezza sulle forniture. Sul piano politico e militare il conflitto rimane aperto. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di essere fiducioso nell’esito della campagna militare contro l’Iran, anche se non esiste ancora una tempistica chiara per la fine delle operazioni. Nel frattempo, gli attacchi proseguono e il rischio di un allargamento del conflitto resta elevato. Anche l’Europa segue con attenzione gli sviluppi. Le indicazioni di apertura dei principali listini europei restano contrastate: Londra è attesa in rialzo, mentre Francoforte, Parigi e Milano mostrano segnali più deboli. Questo riflette un mercato che continua a oscillare tra tentativi di rimbalzo e nuove ondate di prudenza. Quello che stiamo osservando non è ancora un vero ritorno dell’ottimismo, ma piuttosto un momento di pausa dopo uno shock improvviso. I mercati finanziari funzionano spesso così: prima reagiscono con forza all’evento inatteso, poi cercano di capire se il problema sarà temporaneo oppure strutturale. In questo momento il fattore chiave resta il petrolio. Se i prezzi dell’energia continueranno a salire e il conflitto dovesse protrarsi, il rischio è quello di una nuova ondata inflazionistica che potrebbe complicare ulteriormente il lavoro delle banche centrali e mettere sotto pressione sia azioni sia obbligazioni. Se invece la situazione dovesse stabilizzarsi nelle prossime settimane, il rimbalzo visto sui mercati potrebbe trasformarsi in una fase di consolidamento. In altre parole, il mercato non sta ancora scegliendo una direzione definitiva: sta aspettando nuove informazioni prima di decidere quanto rischio è davvero disposto a sopportare. I market movers di oggi sono: saldo della bilancia commerciale in Australia, vendite al dettaglio in Italia, richieste dei sussidi alla disoccupazione negli Stati Uniti.

 

IERI

I listini dell’Asia hanno chiuso negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -1,06%, China A50 -1,85%, Hang Seng -2,73%, il Nikkei -3,60%, l’Australia -1,94%, Taiwan -4,35%, la Corea del Sud Kospi -12,24%, l’indice Indiano Sensex -1,81%. Il nostro FTSEMib +1,95%, Dax chiuso +1,74%, Ftse100 +0,80%, Cac40 +0,79%, Zurigo +0,90%. Lo S&P500 +0,78%, il Nasdaq +1,29%, il Russell2000 +1,06%. L’oro ha chiuso a 5.134,70 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 74,66$ per il wti e 82,51$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 49,760. Lo spread BTP/BUND 68,360. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 23,57%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,46%, China A50 +0,85%, Hang Seng +0,12%, il Nikkei +1,83%, l’Australia +0,44%, Taiwan +2,57%, la Corea del Sud Kospi +9,97%, l’indice Indiano Sensex +0,39%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura negativa così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 5.143,44 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 77,71$ per il greggio e 84,27$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 72.414 e l’Ethereum 2.120.

 

Buona giornata.

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