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Pillole di Mercato

(10° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

John Kenneth Galbraith: “La sola funzione delle previsioni in campo economico è quella di rendere persino l’astrologia un po' più rispettabile”

 

Le perdite sui mercati azionari si sono ampliate e anche le obbligazioni sono state vendute mentre l’Iran ha intensificato gli attacchi contro Stati Uniti e alleati in Medio Oriente, spingendo il petrolio al rialzo e riaccendendo i timori sull’inflazione. L’oro ha esteso i guadagni grazie alla domanda di beni rifugio. L’MSCI Asia Pacific Index è arrivato a perdere fino al 2,5%, segnando il peggior calo in due giorni da aprile 2025. Il Kospi sudcoreano - uno dei mercati migliori dell’anno fino a questo momento - è crollato fino al 6,4% al rientro dopo un lungo weekend. Anche i future sugli indici USA ed europei hanno segnalato ulteriori ribassi in apertura. Il focus resta sul petrolio. Con l’escalation del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran e la minaccia di Teheran di chiudere completamente lo Stretto di Hormuz, il Brent è salito vicino agli 80 dollari al barile, dopo un balzo superiore al 7% nella seduta precedente. Il rialzo dell’energia ha alimentato nuove preoccupazioni sull’inflazione, innescando vendite sui titoli di Stato da Sydney a Tokyo. Non è la classica fuga verso la sicurezza: in questo caso l’aumento del petrolio mina proprio l’asset class obbligazionaria, perché implica prezzi più alti e quindi meno spazio per tagli dei tassi. Le aspettative sulla politica monetaria si sono rapidamente adeguate. Gli operatori hanno ridotto le scommesse su tagli dei tassi da parte della Federal Reserve: il primo taglio è ora pienamente prezzato per settembre, mentre l’ipotesi di una terza riduzione nel 2026 si sta affievolendo. Questo cambiamento arriva su mercati azionari globali già valutati a multipli elevati e scossi nei mesi recenti dai massicci investimenti nell’intelligenza artificiale e dai dubbi sul loro ritorno economico. Il tema chiave, come sottolineato da diversi strategist, è la durata. Se il conflitto si rivelasse un picco temporaneo nel premio al rischio, il mercato potrebbe assorbirlo. Ma se dovesse trasformarsi in uno shock prolungato capace di incidere su investimenti e assunzioni, allora l’impatto diventerebbe più strutturale. Il presidente Donald Trump ha dichiarato che farà “tutto il necessario” contro l’Iran, senza fissare una timeline precisa, mentre il Segretario di Stato Marco Rubio ha affermato che “i colpi più duri devono ancora arrivare”. Parole che, di per sé, allungano l’orizzonte dell’incertezza. Nel frattempo, l’ambasciata USA a Riyadh è stata colpita da droni mentre l’Iran ha intensificato le azioni contro obiettivi regionali. Con l’aumento del rischio, gli asset rifugio hanno attirato flussi: l’oro è salito dello 0,7% verso area 5.360 dollari l’oncia, l’argento ha guadagnato terreno e l’indice Bloomberg del dollaro ha mantenuto i progressi della seduta precedente. È il classico schema “risk off”, ma con una differenza importante: le obbligazioni non stanno beneficiando pienamente del loro tradizionale ruolo difensivo, perché l’elemento inflazionistico erode la loro attrattiva. In Europa, lo Stoxx Europe 600 ha chiuso in calo di quasi l’1,7%, con la maggior parte dei listini in territorio negativo. I titoli legati all’energia, come Equinor e Vår Energi, hanno guadagnato rispettivamente circa l’8% e il 6% sulla scia del rally del greggio. Anche la difesa ha mostrato forza selettiva: BAE Systems in rialzo del 6%, Leonardo e Renk positive, mentre altri nomi hanno chiuso misti. Al contrario, i titoli legati a viaggi e turismo sono stati tra i più colpiti. Carnival PLC ha perso circa l’8%, Lufthansa il 5%, TUI AG quasi il 10%. Le chiusure di spazi aerei e le cancellazioni di voli nel Medio Oriente hanno colpito direttamente il settore. Sul fronte corporate, Blackstone ha autorizzato riscatti record nel suo fondo di private credit, segnale di tensioni nel comparto. Nvidia esta al centro dell’attenzione anche per le restrizioni all’export verso la Cina, mentre Apple ha presentato nuovi prodotti hardware. Nel settore media, Fitch ha declassato Paramount Skydance a livello “junk” dopo l’accordo per l’acquisizione di Warner Bros. Discovery. Quello che stiamo vivendo non è solo un episodio di volatilità, ma un test di resilienza per un sistema finanziario già tirato tra valutazioni elevate, dubbi sull’AI e ora un rischio geopolitico che colpisce direttamente l’energia, cioè il cuore dei costi globali. La vera variabile non è tanto l’intensità iniziale del conflitto, quanto la sua durata. Se il petrolio resterà elevato per settimane, l’effetto sull’inflazione potrà complicare ulteriormente il lavoro delle banche centrali e rendere più fragile l’equilibrio dei mercati. In queste fasi, la velocità dei movimenti non racconta solo paura, ma anche un riposizionamento strategico dei capitali: meno esposizione al rischio, più attenzione alla protezione. E finché non si intravede un percorso chiaro di de-escalation, la volatilità resterà una componente strutturale, non un semplice rumore di fondo. I market movers di oggi sono: CPI (Inflazione) in Italia, CPI nell’Eurozona, discorsi di alcuni membri del FOMC negli Stati Uniti.

 

IERI

I listini dell’Asia hanno chiuso per lo più negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,44%, China A50 +0,88%, Hang Seng -2,02%, il Nikkei -1,45%, l’Australia +0,03%, Taiwan -0,90%, la Corea del Sud Kospi -1,00%, l’indice Indiano Sensex -1,47%. Il nostro FTSEMib –1,97%, Dax chiuso -2,42%, Ftse100 -1,20%, Cac40 -2,17%, Zurigo -1,42%. Lo S&P500 +0,01%, il Nasdaq +0,36%, il Russell2000 +0,86%. L’oro ha chiuso a 5.350,96 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 71,48$ per il wti e 78,43 per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 43,300. Lo spread BTP/BUND 64,240. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 21,42%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -1,06%, China A50 +0,52%, Hang Seng -1,03%, il Nikkei -3,16%, l’Australia -1,34%, Taiwan -2,20%, la Corea del Sud Kospi -6,57%, l’indice Indiano Sensex chiuso per festività. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura negativa così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 5.330,01 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 72,71$ per il greggio e 79,82$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 67.897 e l’Ethereum 1.993.

 

Buona giornata.


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