Pillole di Mercato
- Federico Caligiuri

- 16 ore fa
- Tempo di lettura: 5 min
(9° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
Silvio Berlusconi: “Quando si è guidati da una visione, gli ostacoli diventano opportunità”
Il cosiddetto “scare trade” (movimento di mercato guidato principalmente dalla paura) legato all’intelligenza artificiale - alimentato dal timore che la tecnologia possa erodere modelli di business e margini di interi settori - ha mostrato segnali di raffreddamento: in Asia le azioni hanno recuperato terreno e i future sugli indici USA sono tornati in lieve rialzo. Le borse asiatiche hanno guadagnato con passo prudente, in controtendenza rispetto alla debolezza vista negli Stati Uniti il giorno prima, mentre i contratti sullo S&P 500 salivano di circa lo 0,2%, con un avvio migliore atteso anche per l’Europa. A guidare il movimento sono stati soprattutto i titoli legati ai semiconduttori: SK Hynix, Samsung Electronics e Taiwan Semiconductor Manufacturing sono balzate su nuovi massimi storici, perché il mercato continua a considerare i chipmaker come i “picks and shovels” della filiera AI, cioè chi vende gli strumenti indispensabili a costruire l’infrastruttura, indipendentemente da chi vincerà la gara tra le piattaforme. Con il ritorno di un po’ di appetito per il rischio, i beni rifugio hanno respirato: oro e argento hanno ritracciato dopo quattro sedute di rialzi; i Treasury hanno limato parte dei guadagni accumulati nella sessione USA precedente, quando gli investitori erano corsi sulle coperture tradizionali. Sullo sfondo, il Bitcoin è sceso in area 63.000 dollari, mentre l’indice Bloomberg del dollaro ha mostrato un lieve rafforzamento. Il contesto resta però delicato e va letto bene. Il rimbalzo asiatico arriva dopo un lunedì difficile per Wall Street, dove tech, consegne e pagamenti avevano sofferto sulla scia di un report di Citrini Research che evidenziava potenziali rischi dell’AI su diversi settori, e con l’ulteriore zavorra dell’incertezza legata ai dazi di Trump. Il punto chiave, in questa narrativa, è che lo “scare trade” non riguarda solo le big tech in senso stretto: è una storia di “displacement”, cioè di sostituzione di ricavi e processi. La generative AI, in questa lettura, costringe il mercato a riprezzare i modelli di business di software enterprise, servizi professionali e piattaforme di wealth management. Ed è proprio qui che l’Asia, almeno per ora, appare più protetta: gli indici asiatici hanno poca esposizione diretta a quel tipo di ricavi “intermediati”, mentre sono molto più posizionati su chi fornisce hardware, memoria, foundry e capacità produttiva, cioè l’ossatura fisica dell’adozione. Non a caso, lo “scare trade” ha iniziato a contagiare negli Stati Uniti anche comparti apparentemente lontani: broker assicurativi, private credit, cybersecurity e perfino real estate services. In parallelo, la performance relativa dell’Asia nel 2026 continua a impressionare: l’indice MSCI regionale è in rialzo di circa il 12% dall’inizio dell’anno, mentre lo S&P 500 è rimasto più o meno fermo, segnando uno dei migliori avvii storici dell’Asia rispetto agli USA. Nella seduta descritta, Corea del Sud e Taiwan hanno corso ancora (rispettivamente intorno a +2% e +2,7%), e anche la Cina ha guadagnato al rientro dalle festività del Capodanno lunare, aiutando l’MSCI Asia Pacific a cancellare le perdite iniziali e a chiudere in lieve progresso. Al di là del movimento di giornata, il messaggio che passa dalle dichiarazioni degli operatori è interessante: nelle prime settimane dell’anno si sta vedendo un’allocazione più intenzionale verso Asia ed emergenti. Non è detto che sia una “decoupling” strutturale, ma suggerisce che molti portafogli globali stanno allargando l’esposizione oltre la concentrazione estrema sul tech USA. In altre parole, non è per forza un “addio” all’America, ma un tentativo di diversificare la leadership: meno scommessa monodirezionale su pochi nomi, più bilanciamento lungo la catena del valore dell’AI. Sul fronte politico-commerciale, intanto, la confusione sui dazi continua a fare da rumore di fondo. I nuovi dazi globali al 10% sono entrati in vigore martedì, come parte del tentativo della Casa Bianca di preservare l’agenda commerciale dopo che la Corte Suprema aveva bocciato un pezzo rilevante delle tariffe “reciproche” originarie. E qui sta il punto: non è tanto “fine dei dazi” o “inizio dei dazi”, quanto l’incertezza sul percorso, che tende a riflettersi nei premi di rischio e nei multipli, soprattutto nei segmenti più sensibili alle aspettative. Un dettaglio che ha acceso ulteriormente la miccia dello “scare trade” è stato il caso IBM, che ha registrato un crollo marcato, il più forte in 25 anni, nel pieno della rinnovata ondata di timori. E lo stesso autore del report di Citrini, Alap Shah, ha chiarito un elemento che spesso si perde nel rumore: i beneficiari più evidenti dell’AI restano chipmaker, data center e laboratori che sviluppano foundation model, mentre i business di intermediazione - banche, assicurazioni e piattaforme che vivono di processi replicabili - rischiano di essere quelli più sotto pressione. Lui stesso ha dichiarato di avere posizioni short su alcune società potenzialmente “disruptate” e, dall’altra parte, una forte esposizione ai semiconduttori. In questo quadro, la lettura “di mercato” diventa piuttosto lineare: quando l’AI viene percepita come acceleratore di spesa e di investimenti infrastrutturali, il capitale tende a premiare chi vende gli strumenti (chip, memoria, capacità produttiva). Quando invece l’AI viene percepita come minaccia diretta ai ricavi di settori intermediati, allora scatta la fase di riprezzamento e la volatilità si allarga ben oltre il tech. Ed è esattamente questa alternanza - entusiasmo per la buildout e paura per la disruption - che rende il 2026 un anno potenzialmente più nervoso, con mercati capaci di cambiare tono rapidamente pur restando, a livello di trend, dentro una storia più grande. Questa fotografia è utile perché ricorda una cosa semplice: l’AI non è un “trade” unico, è un ecosistema che crea vincitori e perdenti in punti diversi della catena del valore. Nei giorni in cui domina la paura, il mercato non discute se l’AI “esiste” o no: discute chi verrà cannibalizzato e chi, invece, venderà gli attrezzi per costruire la prossima infrastruttura globale. Ed è qui che si spiega la resilienza asiatica: meno esposizione ai modelli di ricavo più vulnerabili, più leva sui colli di bottiglia industriali. In un contesto così, la bussola resta sempre la stessa: meno inseguimento del titolo del giorno, più attenzione a dove si sta spostando davvero il prezzo del rischio - perché è lì che, spesso, il mercato racconta la verità prima delle narrative. I market movers di oggi sono: tasso privilegia d’interesse da parte della PboC in Cina (attuale 3,50% - aspettative 3,50%), variazione settimanale dei dati sull’occupazione elaborato dall’ADP e discorsi di alcuni membri del FOMC negli Stati Uniti.
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite chiusura per festività, China A50 chiusura per festività, Hang Seng +2,42%, il Nikkei chiuso per festività, l’Australia -0,61%, Taiwan chiusa per festività, la Corea del Sud Kospi +0,55%, l’indice Indiano Sensex +0,40%. Il nostro FTSEMib +0,49%, Dax chiuso -1,06%, Ftse100 -0,02%, Cac40 -0,22%, Zurigo -0,11%. Lo S&P500 -1,04%, il Nasdaq -1,13%, il Russell2000 -1,61%. L’oro ha chiuso a 5.225,60 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 66,31$ per il wti e 71,11$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 31,525. Lo spread BTP/BUND 61,750. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 21,01%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,90%, China A50 +0,19%, Hang Seng -2,10%, il Nikkei +0,81%, l’Australia -0,04%, Taiwan +2,75%, la Corea del Sud Kospi +1,98%, l’indice Indiano Sensex -0,89%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura positiva così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 5.197,06 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 66,72$ per il greggio e 71,54$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 63.160 e l’Ethereum 1.826.
Buona giornata.


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