Pillole di Mercato
- Federico Caligiuri

- 15 ore fa
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(8° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
Massimo Troisi: “L’amore è tutto quello che sta prima e quello che sta dopo. Magari bisognerebbe tenere più in considerazione il durante”
Il petrolio è salito ai massimi degli ultimi sei mesi mentre le Borse hanno mostrato segnali di debolezza, con il rischio geopolitico tornato prepotentemente al centro dell’attenzione dopo l’inasprirsi delle tensioni tra Stati Uniti e Iran. Il Brent ha guadagnato lo 0,5% attestandosi intorno ai 72 dollari al barile, dopo che il presidente Donald Trump ha dichiarato che Teheran avrebbe al massimo 15 giorni per raggiungere un accordo sul proprio programma nucleare, mentre Washington ha dispiegato un ampio dispositivo militare in Medio Oriente. Su base settimanale, il greggio segna un rialzo superiore al 6%. I listini asiatici hanno perso lo 0,4%, seguendo le flessioni già viste a Wall Street, anche se i future su indici USA ed europei hanno mostrato un lieve recupero dello 0,3%, segnale che il sentiment potrebbe tentare una stabilizzazione. In controtendenza la Corea del Sud, con il Kospi in rialzo del 2,1%, che consolida la propria posizione come uno dei mercati migliori a livello globale quest’anno. I Treasury hanno mantenuto i guadagni accumulati nella seduta precedente, quando gli investitori si erano rifugiati negli asset difensivi, mentre l’oro si è mantenuto intorno ai 5.000 dollari l’oncia. L’argento è rimasto pressoché invariato. I mercati restano prudenti: le mosse degli Stati Uniti sull’Iran introducono un nuovo livello di incertezza geopolitica che interrompe il tentativo di rimbalzo visto dopo settimane di volatilità legate anche ai timori di disruption da intelligenza artificiale. Secondo Nick Twidale di AT Global Markets, il mercato prende le dichiarazioni con una certa cautela, ma il rischio di un’escalation resta concreto e impone coperture. L’impressione è che Trump possa utilizzare la pressione militare come leva negoziale, ma gli investitori sanno che uno scenario di conflitto avrebbe conseguenze rilevanti. Gli Stati Uniti stanno rafforzando la propria presenza nell’area con due portaerei, caccia e aerei cisterna, lasciando aperta la possibilità di un attacco su larga scala. Anche il capo dell’agenzia nucleare dell’ONU ha avvertito che la finestra diplomatica per l’Iran potrebbe chiudersi rapidamente. Un eventuale conflitto metterebbe a rischio i flussi energetici di una regione che produce circa un terzo del petrolio mondiale. In parallelo, gli operatori guardano ai dati macro statunitensi in arrivo e ai numeri sull’inflazione, soprattutto dopo che i verbali dell’ultima riunione della Federal Reserve hanno mostrato nuove preoccupazioni sulle pressioni sui prezzi. Anche la Corte Suprema americana è attesa a pronunciarsi sui dazi voluti da Trump, aggiungendo un ulteriore elemento di incertezza. Il dollaro si avvia a chiudere la settimana con la migliore performance degli ultimi quattro mesi: l’indice Bloomberg Dollar Spot è salito dello 0,9%, il rialzo più forte da ottobre, sostenuto dalla revisione al ribasso delle aspettative sui tagli della Fed e dal ruolo di bene rifugio in un contesto geopolitico teso. Secondo Carol Kong di Commonwealth Bank of Australia, il rialzo del petrolio rafforza il dollaro come asset difensivo preferito rispetto allo yen, mentre l’aumento del premio al rischio sull’energia penalizza le valute più legate al ciclo come dollaro australiano e neozelandese.
Sul fronte societario, Johnson & Johnson starebbe valutando la cessione della divisione ortopedia che aveva pianificato di separare, con diversi fondi di private equity interessati. Ted Sarandos di Netflix ha dichiarato che l’acquisizione di Warner Bros. Discovery porterà a una maggiore distribuzione di film nelle sale, rispondendo alle critiche di Hollywood. Le azioni di Mirae Asset Securities sono più che triplicate quest’anno come scommessa indiretta su SpaceX in vista di una possibile IPO. In Europa, lo Stoxx 600 ha chiuso in calo dello 0,6%, con i principali listini in territorio negativo. Airbus ha perso circa il 7% dopo aver indicato consegne di 870 aerei commerciali nel 2026, leggermente inferiori alle attese di mercato, in un momento in cui Boeing mostra segnali di ripresa. Renault ha registrato ricavi in crescita del 3% nel 2025, ma ha chiuso con una perdita netta di 10,9 miliardi di euro, penalizzata da una svalutazione legata alla partecipazione in Nissan; il titolo ha ceduto circa il 3%. Nestlé ha riportato vendite in calo del 2% e utili netti in diminuzione del 17%, pur mostrando una crescita organica del 3,5%. Il gruppo è in trattative avanzate per cedere il business dei gelati a Froneri; le azioni hanno comunque guadagnato circa il 4%. La fotografia di questa fase è quella di un mercato che prova a riprendere equilibrio ma resta estremamente sensibile a ogni variabile esterna. La tensione in Medio Oriente riporta il rischio geopolitico in primo piano proprio mentre gli investitori stavano cercando di concentrarsi nuovamente sui fondamentali e sugli utili. Il petrolio, il dollaro e l’oro diventano così termometri immediati della percezione del rischio. Non siamo davanti a un cambio strutturale del ciclo economico, ma a una fase in cui il premio al rischio torna a essere prezzato con maggiore attenzione. In questi contesti non è la direzione di breve a fare la differenza, ma la capacità del mercato di assorbire shock senza compromettere la traiettoria di fondo. Ed è proprio questa resilienza, o la sua eventuale fragilità, che nei prossimi giorni fornirà il vero segnale sulla tenuta del trend globale. I market movers di oggi sono: vendite al dettaglio in Gran Bretagna, indice preliminare del PMI manifatturiero nell’Eurozona, vendite nuove abitazioni, indice preliminari del PMI manifatturiero e indice PCE (inflazione preferito dalla FED) negli Stati Uniti.
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite chiusura per festività, China A50 chiusura per festività, Hang Seng ha chiuso per festività, il Nikkei +0,58%, l’Australia +0,88%, Taiwan chiusa per festività, la Corea del Sud Kospi +2,91%, l’indice Indiano Sensex -0,54%. Il nostro FTSEMib -1,22%, Dax chiuso -0,93%, Ftse100 -0,55%, Cac40 -0,36%, Zurigo -0,05%. Lo S&P500 -0,28%, il Nasdaq -0,31%, il Russell2000 +0,24%. L’oro ha chiuso a 4.997,40 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 66,40$ per il wti e 71,66$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 33,195. Lo spread BTP/BUND 61,340. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 20,23%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I pochi listini dell’Asia aperti si avviano a chiudere misti. Nei singoli paesi lo Shanghai composite chiusura per festività, China A50 chiusura per festività, Hang Seng ha chiuso per festività, il Nikkei -1,07%, l’Australia -0,55%, Taiwan chiusa per festività, la Corea del Sud Kospi +2,31%, l’indice Indiano Sensex +0,46%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura positiva così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 5.043,70 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 67,00$ per il greggio e 72,31$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 67.820 e l’Ethereum 1.957.
Buona giornata e buon fine settimana.


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