Pillole di Mercato
- Federico Caligiuri

- 12 feb
- Tempo di lettura: 5 min
(7° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
Jorge Luis Borges: “Non si discute per aver ragione, ma per capire”
Le Borse asiatiche hanno allungato il passo per la quinta seduta consecutiva, toccando nuovi massimi storici e ampliando il divario rispetto ai listini statunitensi nel 2026, sostenute da valutazioni più contenute e prospettive di crescita relativamente più solide. L’indice MSCI Asia Pacific è salito dello 0,5% raggiungendo un record e segnando un progresso di circa il 13% da inizio anno, il miglior avvio rispetto all’S&P 500 in questo secolo. L’indice americano, infatti, avanza solo dell’1,4%. La Corea del Sud guida la classifica dei mercati globali con un rialzo del 2,2%, trainata da titoli come Samsung Electronics, mentre i future sugli indici azionari indicano un possibile proseguimento dei guadagni anche in Europa e negli Stati Uniti. Sul fronte obbligazionario, i Treasury restano sotto pressione dopo dati sul lavoro statunitense più forti del previsto. Il rendimento del decennale si attesta al 4,18% mentre i mercati monetari hanno ridimensionato le attese di tagli dei tassi da parte della Federal Reserve. Dopo la pubblicazione del dato sulle payroll di gennaio, che ha mostrato 130.000 nuovi posti di lavoro, il doppio rispetto alle attese, il prossimo taglio è ora prezzato per luglio anziché giugno. Il mercato si trova quindi a ricalibrare le aspettative in un contesto in cui l’economia americana continua a mostrare resilienza. In quello che si sta configurando come un altro anno molto dinamico per l’Asia, la regione continua ad attrarre capitali globali, anche grazie a un progressivo alleggerimento dell’esposizione al dollaro da parte degli investitori internazionali. Il tema dominante resta l’intelligenza artificiale, ma con una narrativa che sta evolvendo: non più soltanto i pionieri dell’AI, bensì i cosiddetti “abilitatori” dell’adozione su larga scala. Le aziende asiatiche presidiano nodi critici della filiera, dai semiconduttori avanzati alla memoria, dai servizi di fonderia all’assemblaggio, fornendo gran parte dell’hardware necessario all’espansione dell’ecosistema AI. Si osserva quindi una rotazione lungo la catena del valore, con capitali che si spostano dai grandi spender verso i beneficiari indiretti. Nel mercato valutario lo yen ha sovraperformato le altre valute del G10, mentre i titoli di Stato giapponesi ultra-long hanno registrato un rimbalzo dopo la netta vittoria elettorale del primo ministro Sanae Takaichi, che ha contribuito ad attenuare i timori fiscali. Oro e argento hanno registrato lievi ribassi, mentre il dollaro ha ceduto terreno per la quinta seduta consecutiva, in un contesto in cui, nonostante un dato occupazionale robusto, il biglietto verde non è riuscito a trovare un sostegno duraturo. Secondo alcuni osservatori, il processo di progressiva riduzione dell’appeal del dollaro prosegue, complice l’attenzione sulla credibilità della Fed e le tensioni legate alla politica commerciale statunitense. Le materie prime si muovono su dinamiche proprie: il petrolio sale sostenuto dalle tensioni in Medio Oriente, mentre il nichel estende i guadagni dopo che l’Indonesia ha segnalato un possibile taglio significativo della produzione. Sul fronte politico americano, la Camera a maggioranza repubblicana ha approvato una proposta per limitare i dazi imposti su Canada, ma appare improbabile che il provvedimento riesca effettivamente a modificare la linea dell’amministrazione. Tra le notizie societarie, Cisco ha fornito una guidance sulla redditività inferiore alle attese, sollevando preoccupazioni sull’impatto dell’aumento dei costi dei chip di memoria. McDonald’s ha invece registrato una crescita delle vendite negli Stati Uniti al ritmo più rapido degli ultimi due anni, mentre Grab ha deluso con una previsione di ricavi inferiori alle stime. Apple sta affrontando ritardi nello sviluppo della nuova versione di Siri, mentre Lenovo ha superato le attese grazie alla forte domanda di server AI e all’anticipo degli acquisti di PC in vista di rincari sui chip. In Europa i mercati hanno chiuso contrastati, con il FTSE 100 in rialzo grazie al contributo dei titoli minerari ed energetici. Heineken ha annunciato un piano di riduzione del personale tra 5.000 e 6.000 unità e ha fornito una guidance prudente ma positiva, con il titolo in rialzo. Dassault Systèmes ha invece perso oltre il 20% dopo risultati inferiori alle attese, mentre Siemens Energy ha beneficiato della forte domanda legata all’espansione dei data center, con un balzo degli utili. Commerzbank ha riportato un utile operativo record, pur chiudendo in leggero calo, mentre Lufthansa ha sofferto per l’annuncio di uno sciopero dei piloti. La sterlina si è mantenuta stabile contro il dollaro ma ha perso terreno contro l’euro in un contesto politico interno ancora delicato. Il messaggio che emerge è chiaro: il 2026 sta premiando chi guarda oltre i confini tradizionali e oltre le narrazioni più affollate. L’Asia non corre solo per entusiasmo, ma perché combina valutazioni più ragionevoli e un posizionamento strategico nella filiera tecnologica globale. Allo stesso tempo, i mercati stanno imparando a convivere con un contesto di tassi meno accomodante di quanto sperato, dove ogni dato macro ricalibra le aspettative. È una fase di rotazione più che di fuga: il capitale non esce dai mercati, si sposta. E in questo movimento si intravede un cambiamento strutturale nella leadership, dove conta sempre meno la storia raccontata e sempre di più il ruolo concreto che un’azienda o una regione occupa nella nuova architettura economica globale. I market movers di oggi sono: PIL (4° trimestre), saldo della bilancia commerciale e produzione industriale in Gran Bretagna, richieste dei sussidi alla disoccupazione e vendite di case esistenti negli Stati Uniti.
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,13%, China A50 -0,21%, Hang Seng ha chiuso +0,31%, il Nikkei chiuso per festività, l’Australia +1,66%, Taiwan +1,61%, la Corea del Sud Kospi +1,00%, l’indice Indiano Sensex +0,01%. Il nostro FTSEMib -0,62%, Dax chiuso -0,53%, Ftse100 +1,14%, Cac40 -0,18%, Zurigo +0,39%. Lo S&P500 -0,00%, il Nasdaq -0,16%, il Russell2000 -0,38%. L’oro ha chiuso a 5.098,50 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 64,63$ per il wti e 69,40$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 32,225. Lo spread BTP/BUND 61,230. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 17,65%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere misti. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,08%, China A50 -0,34%, Hang Seng ha chiuso -0,93%, il Nikkei +0,07%, l’Australia +0,32%, Taiwan chiusa per festività, la Corea del Sud Kospi +2,72%, l’indice Indiano Sensex -0,56%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura positiva così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 5.087,69 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 64,79$ per il greggio e 69,49$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 67.208 e l’Ethereum 1.979.
Buona giornata.


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