Pillole di Mercato
- Federico Caligiuri

- 19 giu
- Tempo di lettura: 4 min
(25° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
Miuccia Prada: “Non puoi fare qualcosa solo per i soldi. Devi fare le cose in cui credi e alla fine guadagnerai”
La settimana si chiude con un messaggio abbastanza chiaro: il mercato sta progressivamente togliendo dai prezzi il premio al rischio legato al conflitto tra Stati Uniti e Iran. Il segnale più evidente arriva dal petrolio. Il Brent oscilla intorno ai 79 dollari al barile, dopo aver perso circa il 9% nell'arco della settimana e quasi tutta la salita accumulata durante i mesi più difficili della crisi. Per capire l'importanza di questo movimento basta ricordare che soltanto poche settimane fa il mercato temeva una paralisi prolungata dello Stretto di Hormuz, il passaggio da cui transitava circa un quinto del petrolio mondiale. Oggi la situazione è molto diversa. Le spedizioni stanno gradualmente tornando operative e gli operatori iniziano a ragionare non più sull'emergenza, ma sulla velocità con cui il sistema energetico globale potrà tornare alla normalità. Questo non significa che il problema sia risolto. Significa che il rischio immediato è stato ridimensionato. Ed è una distinzione importante. Perché il mercato tende sempre ad anticipare. Quando il rischio era massimo, i prezzi scontavano uno scenario molto negativo. Oggi stanno scontando uno scenario migliore, ma non ancora definitivo. La firma del memorandum tra Washington e Teheran rappresenta soltanto l'inizio di un percorso. Adesso inizia la parte più difficile: trasformare una tregua politica in un accordo stabile e verificabile. I prossimi sessanta giorni saranno probabilmente più importanti dei cento precedenti. Da questo punto di vista il comportamento dell'azionario è interessante. Nonostante una settimana carica di eventi potenzialmente destabilizzanti – accordo con l'Iran, riunione della Federal Reserve, rialzo dei tassi in Giappone e nuove tensioni inflazionistiche – gli indici globali restano vicini ai massimi storici. È un segnale di resilienza. Ma è anche il segnale di un mercato che continua a essere sostenuto da una narrativa dominante: l'intelligenza artificiale. Ancora una volta è stata l'AI a compensare gran parte delle preoccupazioni macroeconomiche. La domanda per infrastrutture tecnologiche, semiconduttori, data center e software continua a rappresentare il principale motore dei flussi di capitale. Questo spiega perché gli investitori abbiano assorbito senza particolari difficoltà anche il messaggio più aggressivo arrivato dalla Federal Reserve. Kevin Warsh ha chiarito che l'inflazione rimane una priorità assoluta e che ulteriori rialzi dei tassi non possono essere esclusi. Anzi. Circa metà dei membri del FOMC continua a prevedere almeno un rialzo entro la fine dell'anno. Normalmente un messaggio di questo tipo avrebbe provocato una reazione molto più negativa sull'azionario. Ma questa volta il calo del petrolio ha agito come forza compensativa. Meno energia significa minori pressioni inflazionistiche e quindi una maggiore probabilità che le banche centrali possano evitare ulteriori strette aggressive. È per questo che il mercato obbligazionario sta inviando segnali apparentemente contrastanti. I rendimenti a breve termine restano elevati perché incorporano il rischio di ulteriori rialzi della Fed. I rendimenti a lungo termine, invece, stanno mostrando maggiore tranquillità perché gli investitori ritengono che l'inflazione possa essere contenuta nel medio periodo. La curva continua quindi a raccontare una storia di prudenza nel breve e maggiore fiducia nel lungo termine. Anche il comportamento dell'oro conferma questa lettura. Il metallo prezioso si avvia verso la terza settimana consecutiva di ribasso. Da una parte il venir meno del rischio geopolitico riduce la domanda di beni rifugio. Dall'altra, i tassi elevati aumentano il costo opportunità di detenere un asset che non genera reddito. Nel frattempo, il dollaro ha recuperato forza. Un movimento coerente con una Federal Reserve che continua a mantenere una postura più restrittiva rispetto a molte altre banche centrali. Resta poi il capitolo SpaceX. Dopo l'entusiasmo iniziale dell'IPO più grande della storia, il titolo ha iniziato a sperimentare quella volatilità che spesso accompagna le grandi quotazioni. Non cambia però il messaggio di fondo. La domanda per gli asset legati all'innovazione, allo spazio, all'intelligenza artificiale e alle infrastrutture del futuro resta enorme. E questo continua a rappresentare uno dei pilastri più importanti del mercato attuale.
Commento finale
La vera lezione di questa settimana è che il mercato sta progressivamente spostando l'attenzione dalla geopolitica alla politica monetaria. Per mesi il petrolio e il Medio Oriente hanno dominato ogni discussione. Oggi quel rischio si sta ridimensionando e gli investitori tornano a concentrarsi su crescita, inflazione e tassi. La buona notizia è che il calo del greggio offre un importante aiuto sul fronte inflazionistico. La cattiva notizia è che le banche centrali non sono ancora pronte ad abbassare la guardia. Per questo il contesto resta costruttivo ma non privo di rischi. L'entusiasmo per l'intelligenza artificiale continua a sostenere gli indici, ma la prossima fase del mercato dipenderà soprattutto dalla capacità dell'economia globale di assorbire tassi ancora elevati senza compromettere crescita e utili aziendali. La narrativa della guerra sta lentamente uscendo dai prezzi. Quella dell'inflazione e del costo del capitale, invece, resta ancora pienamente aperta.
I market movers di oggi sono: Cina, Hong Kong, Taiwan e Stati Uniti resteranno chiusi per festività, CPI (inflazione) in Giappone, PPI (indice dei prezzi alla produzione) in Germania, vendite al dettaglio in Gran Bretagna, vendite al dettaglio in Canada.
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso per lo più positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,26%, China A50 +0,17%, Hang Seng -1,82%, il Nikkei +1,87%, l’Australia -0,37%, Taiwan +1,02%, la Corea del Sud Kospi +1,52%, l’indice Indiano Sensex chiuso +0,07%. Il nostro FTSEMib +0,18%, Dax +0,37%, Ftse100 -1,04%, Cac40 +0,44%, Zurigo -0,36%. Lo S&P500 +1,08%, il Nasdaq +1,91%, il Russell2000 +2,12%. L’oro ha chiuso a 4.245,90 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 76,60$ per il wti e 79,85$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 41,525. Lo spread BTP/BUND 71,660. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 16,40%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite chiuso per festività, China A50 chiuso per festività, Hang Seng chiuso per festività, il Nikkei -0,16%, l’Australia -1,14%, Taiwan chiuso per festività, la Corea del Sud Kospi -1,31%, l’indice Indiano Sensex -0,87%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura negativa, gli Stati Uniti sono chiusi. L’oro si attesta a 4.153,55 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 76,59$ per il greggio e 79,64$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 62.559 e l’Ethereum 1.693.
Buona giornata e buon fine settimana.


Commenti