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Pillole di Mercato

(7° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

Charles Dickens: “E poi arrivano quelle persone che si incontrano quando la vita decide di farti un regalo”

 

I mercati asiatici hanno aggiornato nuovi massimi storici, mentre il dollaro ha proseguito il suo indebolimento in vista del report sul mercato del lavoro statunitense atteso per oggi, dopo che vendite al dettaglio più deboli del previsto hanno rafforzato le scommesse su un possibile taglio dei tassi da parte della Federal Reserve entro la fine dell’anno. L’indice MSCI Asia Pacific è salito dell’1,1% toccando un nuovo record e ampliando la sua sovraperformance da inizio anno rispetto alle Borse europee e statunitensi, mentre anche un indicatore dei mercati emergenti ha raggiunto un massimo storico. L’intonazione positiva sembra destinata a trasferirsi a Wall Street, con i future su S&P 500 e Nasdaq 100 in rialzo, mentre l’Europa si prepara a un avvio poco mosso. I future sui Treasury hanno esteso i guadagni dopo che il rendimento del decennale americano è sceso ai livelli più bassi da circa un mese nella seduta statunitense. Durante la giornata asiatica non si sono registrate contrattazioni sui titoli di Stato americani per la chiusura dei mercati giapponesi. L’oro, tradizionalmente favorito da uno scenario di tassi in calo, è salito dello 0,5%, mentre i mercati monetari attribuiscono ora una probabilità leggermente più elevata a tre tagli dei tassi Fed nel 2026, con due già pienamente prezzati. Il dollaro si è indebolito contro tutte le principali valute del G10. Il dato inatteso sulle vendite al dettaglio di dicembre, risultato più debole delle attese, ha segnalato un rallentamento della dinamica dei consumi a fine anno, rafforzando l’idea che la Fed possa allentare la politica monetaria nei prossimi mesi. L’attenzione si sposta ora sul report occupazionale e sui dati sull’inflazione, che forniranno ulteriori indicazioni sul percorso dei tassi, in un contesto in cui l’azionario resta sensibile anche ai timori legati agli elevati investimenti in intelligenza artificiale da parte delle grandi aziende tecnologiche. Gli economisti stimano per gennaio un aumento degli occupati di circa 65.000 unità, che rappresenterebbe il miglior risultato degli ultimi quattro mesi, con un tasso di disoccupazione stabile al 4,4%. Il dato includerà anche una revisione annuale, che dovrebbe evidenziare un ridimensionamento delle stime sull’occupazione nel periodo fino a marzo 2025. Nel frattempo, il mercato degli swap ha incrementato le probabilità di un terzo taglio dei tassi quest’anno, con due quasi completamente prezzati entro settembre, segnalando uno spostamento verso aspettative più accomodanti rispetto alla settimana precedente. Nonostante il clima più costruttivo in Asia, a Wall Street l’S&P 500 ha ceduto lo 0,3% nella seduta precedente, appesantito da alcune debolezze nel comparto tecnologico, pur restando vicino ai massimi storici. L’argento ha guadagnato oltre l’1,6%, mentre il Bitcoin è sceso in area 67.500 dollari. L’indice Bloomberg del dollaro ha perso lo 0,3%, segnando la quarta seduta consecutiva in calo, con lo yen in testa ai rialzi contro il biglietto verde. Il 2026 si sta configurando come un anno particolarmente positivo per i mercati asiatici: la maggior parte degli indici azionari regionali è in progresso, le valute mostrano resilienza e la forte domanda di credito ha compresso gli spread vicino ai minimi storici. Sebbene la regione non sia immune dalla volatilità globale, diversi fattori giocano a suo favore, tra cui il tema dell’intelligenza artificiale e l’enorme flusso di capitali destinato a questo settore. Negli Stati Uniti, tuttavia, persistono timori che l’AI possa creare vincitori e vinti, penalizzando le società percepite come esposte a un rischio di disintermediazione. L’ultimo episodio si è verificato quando una piccola startup, Altruist Corp., ha lanciato uno strumento fiscale che ha innescato un calo superiore al 7% per titoli come Charles Schwab, Raymond James e LPL Financial. Secondo il CEO di Goldman Sachs, tuttavia, la recente correzione del comparto software potrebbe essere stata eccessiva e il mercato potrebbe aver reagito in modo troppo generalizzato, in un contesto in cui alcune aziende sapranno adattarsi e prosperare. Sul fronte societario, Alphabet ha collocato quasi 32 miliardi di dollari di debito in meno di 24 ore, evidenziando le enormi esigenze di finanziamento dei colossi tecnologici impegnati nello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Ford prevede un forte rimbalzo degli utili nel 2026, mentre Commonwealth Bank of Australia ha registrato il maggiore rialzo degli ultimi cinque anni grazie a risultati superiori alle attese. In Europa, la stagione delle trimestrali ha mantenuto elevata l’attenzione: Philips è tornata all’utile nel 2025, ha migliorato la guidance per il 2026 e il titolo ha chiuso con un balzo del 12,2%; BP ha invece sospeso il buyback per rafforzare il bilancio, con un calo del 6,3%; Kering ha sorpreso positivamente sulle vendite e ha chiuso in rialzo del 10,1%. Il mercato si trova in una fase delicata ma interessante: da un lato cresce la convinzione che la Fed possa allentare la presa nei prossimi mesi, dall’altro restano sul tavolo interrogativi importanti sulla sostenibilità degli investimenti mastodontici in intelligenza artificiale. I nuovi massimi in Asia e la debolezza del dollaro raccontano una narrativa di fiducia che si sta ricostruendo, ma il vero equilibrio dipenderà dai numeri che arriveranno nei prossimi giorni. In questa fase non è tanto il livello degli indici a fare la differenza, quanto la coerenza tra dati macro, aspettative sui tassi e capacità delle aziende di trasformare investimenti straordinari in risultati concreti. È un mercato che non corre alla cieca: osserva, pesa e reagisce. E la prossima parola spetterà, ancora una volta, ai dati. I market movers di oggi sono: CPI (inflazione) in Cina, produzione industriale in Italia, buste paga del settore non agricolo (NFP), salari orari medi e tasso di disoccupazione negli Stati Uniti.

 

IERI

I listini dell’Asia hanno chiuso Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,17%, China A50 +0,07%, Hang Seng ha chiuso +0,44%, il Nikkei ha chiuso +2,20%, l’Australia +0,19%, Taiwan +2,06%, la Corea del Sud Kospi +0,07%, l’indice Indiano Sensex +0,34%. Il nostro FTSEMib -0,04%, Dax chiuso -0,11%, Ftse100 -0,31%, Cac40 +0,06%, Zurigo -0,05%. Lo S&P500 -0,33%, il Nasdaq -0,59%, il Russell2000 -0,35%. L’oro ha chiuso a 5.031,00 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 63,96$ per il wti e 68,80$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 31,750. Lo spread BTP/BUND 61,170. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 17,79%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,13%, China A50 -0,21%, Hang Seng ha chiuso +0,31%, il Nikkei chiuso per festività, l’Australia +1,66%, Taiwan +1,61%, la Corea del Sud Kospi +1,00%, l’indice Indiano Sensex +0,01%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura positiva così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 5.081,71 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 64,44$ per il greggio e 69,24$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 66.705 e l’Ethereum 1.947.

 

Buona giornata.

 


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