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Pillole di Mercato

(7° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

Ferzan Ozpetek: “Il cuore mescola continuamente ciò che è successo con quello che abbiamo solo immaginato”

 

È stata una settimana densa e nervosa, più per il modo in cui il mercato si è mosso che per l’entità reale dei ribassi. Dopo anni di rialzi quasi continui, soprattutto chi ha iniziato a investire negli ultimi anni ha vissuto le prime candele rosse più consistenti con una sensazione di disagio e timore, reazioni del tutto normali in una fase di apprendimento. Anche perché, al netto del 2020 e del 2022, da tempo non si vedeva un ribasso “serio” e prolungato. È proprio per questo che diventa fondamentale rimettere i numeri al centro e dare contesto, evitando letture emotive. Partendo dai fatti, dai massimi storici il mercato ha perso circa il 4%, con un parziale recupero già nella giornata di venerdì. Tradotto: non si tratta di un crollo. I mercati non salgono in linea retta, ma alternano fasi di rialzo, pause, correzioni e ripartenze. Guardando i dati macroeconomici, la musica di fondo non è cambiata: l’economia resta resiliente e non emergono segnali di deterioramento strutturale. Questo movimento non nasce da un peggioramento del quadro economico, ma da un aumento dell’incertezza. Ed è proprio sotto la superficie che qualcosa si è mosso. Il contesto attuale è complesso: inflazione non del tutto domata, una Federal Reserve più prudente e meno accomodante nella comunicazione, qualche crepa nella fiducia verso il dollaro, tensioni geopolitiche, forte volatilità sulle materie prime e una quantità enorme di capitali concentrata sull’intelligenza artificiale. I mercati, che si muovono sulle aspettative future, faticano a posizionarsi quando queste aspettative diventano meno leggibili. In questi casi i portafogli si ribilanciano in modo meccanico, non emotivo. I catalizzatori della settimana sono stati numerosi: l’ipotesi di un nuovo presidente della Fed, il ritorno di Trump al centro della scena geopolitica, il sell-off su oro e argento e soprattutto le trimestrali delle big tech. L’S&P 500 è arrivato sui massimi grazie alla crescita impressionante delle grandi aziende legate all’AI, ma quando il mercato concentra aspettative e capitali su una sola grande storia, basta poco per creare tensione. Questa tensione non si è letta tanto sugli indici, quanto nel mercato delle opzioni. Le opzioni a scadenza giornaliera (0DTE) mostravano già da inizio settimana straddle ATM prezzati a livelli molto elevati, segnale di un mercato che si stava coprendo da movimenti ampi e disordinati nel brevissimo periodo. Non era un mercato sereno colto di sorpresa, ma un mercato già nervoso che ha trovato un motivo per scaricare pressione. Il timore centrale non riguarda l’intelligenza artificiale in sé, ma il ritmo degli investimenti. Le trimestrali hanno messo nero su bianco un forte aumento dei CapEx: Amazon ha indicato investimenti potenziali vicini ai 200 miliardi di dollari, Microsoft ha mostrato una spesa record sull’AI mentre il cloud rallenta, Alphabet e Meta hanno annunciato piani di investimento enormi e concentrati nel tempo. Il problema per il mercato non è la strategia, ma il disallineamento temporale tra spesa immediata e ritorni distribuiti nel futuro. In un contesto di valutazioni elevate, questo riduce il margine di sicurezza e aumenta la volatilità. Una volta digerite le trimestrali, l’incertezza tende spesso a ridursi, anche perché i dati macro continuano a confermare la solidità del ciclo statunitense. L’ISM manifatturiero è tornato in area di espansione, i nuovi ordini sono rimbalzati e il settore dei servizi resta stabilmente sopra quota 50. Non è il profilo di un’economia in recessione. In sintesi, il mercato non è rotto, è diventato più nervoso. Il ribasso è stato fisiologico, favorito da prezzi tirati e aspettative molto concentrate. La volatilità, in questi contesti, non è un’anomalia ma il prezzo da pagare. Quando l’azionario si muove a scatti, il baricentro dell’attenzione si sposta sulla politica monetaria e sulle divergenze tra banche centrali. Negli Stati Uniti la Fed non ha fretta di tagliare, mentre in Europa la BCE può permettersi di attendere grazie a un’inflazione in calo. Nel Regno Unito, invece, la Bank of England appare più vicina a un allentamento, come mostra un voto interno molto spaccato. Questa divergenza si riflette chiaramente nel mercato valutario, in particolare nel cambio EUR/GBP, che diventa uno strumento semplice e pulito per leggere le aspettative senza passare dal rumore dell’azionario. In fasi come queste, la differenza la fa il metodo: capire se è cambiata la storia o solo il tono. In questa settimana è cambiato il tono, non la storia. E quando il rumore aumenta, tornare ai numeri e ai prezzi resta la bussola più affidabile. La settimana dal 9 al 13 febbraio si presenta ricca di dati rilevanti per valutare inflazione, crescita e condizioni del mercato del lavoro, con un’attenzione particolare rivolta agli Stati Uniti e alla Cina, mentre in Europa il focus sarà soprattutto su produzione industriale e PIL. Lunedì l’agenda macro è relativamente leggera. In Giappone saranno pubblicati gli indici degli osservatori economici di gennaio, utili per cogliere il sentiment di imprese e consumatori sull’andamento congiunturale. Negli Stati Uniti, l’attenzione sarà invece rivolta alle aspettative di inflazione dei consumatori elaborate dalla Fed di New York. Martedì la giornata si farà più intensa, soprattutto sul fronte USA. In Asia-Pacifico arriveranno i dati sulla fiducia dei consumatori australiani e il sondaggio NAB sulle imprese, che offriranno indicazioni sul ciclo economico locale. Negli Stati Uniti saranno pubblicati diversi dati di rilievo: dal rapporto NFIB sull’ottimismo delle piccole imprese, al dato ADP sull’occupazione (weekly), fino alle vendite al dettaglio di dicembre. Particolare attenzione sarà rivolta anche all’indice del costo del lavoro e alla retribuzione media del quarto trimestre 2025. In chiusura, l’aggiornamento del GDPNow della Fed di Atlanta fornirà una stima in tempo reale della crescita del PIL statunitense nel quarto trimestre 2025. Mercoledì, in Cina saranno diffusi i dati sui prezzi al consumo e alla produzione di gennaio. In Europa è attesa la produzione industriale italiana di dicembre, mentre negli Stati Uniti il focus principale sarà sui dati del mercato del lavoro di gennaio. Nel pomeriggio arriveranno anche i consueti dati dell’EIA sulle scorte e sulla produzione di greggio. Giovedì il calendario sarà dominato dal Regno Unito e dagli Stati Uniti. In mattinata verranno pubblicati il PIL britannico del quarto trimestre 2025, insieme a produzione industriale e bilancia commerciale, offrendo. Negli Stati Uniti sono attese le nuove richieste di sussidi di disoccupazione e le vendite di abitazioni esistenti di gennaio. Venerdì, in Cina sarà diffuso l’indice dei prezzi delle abitazioni di gennaio, importante per comprendere l’evoluzione del settore immobiliare. In Europa sono attesi l’indice dei prezzi all’ingrosso della Germania, l’inflazione spagnola e i dati dell’area euro su bilancia commerciale, variazione dell’occupazione e PIL del quarto trimestre 2025. Negli USA verranno diffusi i dati dell’inflazione di gennaio.

 

VENERDI’

I listini dell’Asia hanno chiuso misti. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,13%, China A50 -0,47%, Hang Seng ha chiuso -0,97%, il Nikkei ha chiuso +0,89%, l’Australia -2,03%, Taiwan -0,06%, la Corea del Sud Kospi -4,02%, l’indice Indiano Sensex +0,02%. Il nostro FTSEMib +0,13%, Dax chiuso +0,94%, Ftse100 +0,59%, Cac40 +0,43%, Zurigo +0,27%. Lo S&P500 +1,97%, il Nasdaq +2,18%, il Russell2000 +3,60%. L’oro ha chiuso a 4.979,80 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 63,55$ per il wti e 68,05$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 35,694. Lo spread BTP/BUND 63,110. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 17,76%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere piuttosto tonici. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +1,26%, China A50 +1,16%, Hang Seng ha chiuso +1,79%, il Nikkei ha chiuso +4,31%, l’Australia +1,85%, Taiwan -0,06%, la Corea del Sud Kospi +4,19%, l’indice Indiano Sensex +0,59%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura positiva così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 5.050,21 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 62,91$ per il greggio e 67,36$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 70.822 e l’Ethereum 2.089.

 

Buona giornata e buona settimana.


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