Pillole di Mercato
- Federico Caligiuri

- 5 feb
- Tempo di lettura: 6 min
(6° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
Flavio Briatore: “Gli errori sono una costante: se fai, sbagli”
Il crollo dei titoli tecnologici è dilagato in Asia mentre l’ansia crescente per valutazioni tirate e per le ingenti spese legate all’intelligenza artificiale ha spinto molti investitori a ridurre l’esposizione. L’indice MSCI dei titoli tech asiatici è sceso giovedì per la quinta volta in sei sedute, con Samsung Electronics Co. e SoftBank Group Corp. tra i perdenti; il Kospi sudcoreano - simbolo degli investimenti in AI - ha guidato i ribassi con un -3,5%. Il sentiment è peggiorato ulteriormente quando Alphabet Inc., Qualcomm Inc. e Arm Holdings Plc sono arretrate nel dopo-borsa a seguito di risultati deludenti, e i future sugli indici azionari USA hanno virato in calo. Anche in Europa si prospettava un avvio debole; sterlina ed euro sono arretrati lievemente in attesa delle decisioni della Bank of England e della Banca Centrale Europea, entrambe attese su una linea di status quo, mentre il Bloomberg Dollar Spot Index è salito. Al di fuori del tech, l’attenzione si è spostata con decisione sui metalli preziosi: l’argento è precipitato fino al -17% e l’oro è sceso fino al -3,5%, con le commodity in difficoltà nel trovare un pavimento dopo un crollo storico; complice l’avversione al rischio, il Bitcoin ha esteso le perdite avvicinandosi per un attimo ai 70.000 dollari. Sebbene sell-off legati all’AI si siano già visti, nulla eguaglia l’ondata che questa settimana ha attraversato azioni e credito: con l’economia USA ancora resiliente, gli investitori stanno ruotando verso altri settori mentre crescono i timori su valutazioni tech, capex in forte aumento e rischio che l’AI cannibalizzi i modelli software consolidati. «I mercati asiatici stanno scontando la svendita notturna di Wall Street», ha spiegato Nick Twidale, chief market analyst di AT Global Markets. «Non so se possiamo dire che il picco del tech sia stato raggiunto, ma penso che ci sia spazio per una correzione più ampia: è la classica rotazione, vendere tecnologia e tornare su settori più difensivi». La rotazione fuori dal tech è stata il tema dominante anche nella sessione USA, con una nuova ondata di vendite sulle software house, ma movimenti ancora più accentuati sui chipmaker; il paniere Bloomberg delle cosiddette Magnifiche Sette è arretrato dell’1,8% e il Nasdaq 100 ha vissuto il peggior calo su due giorni da ottobre, violando la media mobile a 100 giorni che alcuni analisti considerano un segnale di ulteriori ribassi. A Hong Kong l’Hang Seng Tech Index, sceso di circa il 20% dal massimo del 2 ottobre, si avviava a chiudere in bear market con sei sedute consecutive di ribassi, appesantito da timori su fisco e utili cinesi che si sommano allo shock globale sull’AI. «Con lo smontarsi delle posizioni momentum più affollate, vediamo pressione su software, semiconduttori e parti dell’ecosistema AI, mentre la leadership ruota altrove», ha commentato Billy Leung, investment strategist di Global X Management. In due giorni sono stati bruciati centinaia di miliardi di dollari di valore tra azioni, obbligazioni e prestiti di società della Silicon Valley; i titoli software, epicentro del ribasso, hanno perso tanto che il valore complessivo dei nomi tracciati da un ETF iShares è sceso di quasi 1.000 miliardi nell’ultima settimana. Mentre il tech trascinava al ribasso l’MSCI Asia Pacific di circa l’1,4%, oro e argento diventavano l’altra grande narrativa di seduta; secondo i Markets Live di Bloomberg, «i trader guarderanno al minimo settimanale dell’argento poco sopra 71 dollari, ma il livello 70 è probabilmente più significativo: un ritorno nella fascia 60, che non si vede da dicembre, accentuerebbe l’avversione al rischio trasversale agli asset». I preziosi, volati il mese scorso su momentum speculativo, turbolenze geopolitiche e timori per l’indipendenza della Fed, hanno invertito bruscamente la rotta a fine settimana: venerdì l’argento ha registrato il suo massimo calo giornaliero di sempre e l’oro il tracollo più forte dal 2013, mentre anche il rame ha esteso le perdite complice il focus degli investitori su scorte in aumento. Sul fronte geopolitico, il presidente USA Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping hanno discusso di commercio e dei principali punti di frizione, inclusa Taiwan, in una chiamata di mercoledì in vista di un incontro bilaterale più avanti nell’anno. Nel comparto energetico, il petrolio è sceso per la prima volta in tre giorni dopo che l’Iran ha confermato l’avvio di negoziati con gli Stati Uniti, attenuando nell’immediato il rischio di attacchi militari contro un produttore OPEC. Sul versante societario, si segnalano indiscrezioni secondo cui Nvidia Corp. sarebbe vicina a investire 20 miliardi di dollari in OpenAI nel nuovo round di finanziamento, nel suo singolo investimento più grande nel developer di ChatGPT; SpaceX ha incontrato banche extra-USA in vista dell’IPO, puntando a una quotazione già quest’anno; Amazon ha presentato negli Stati Uniti la nuova versione di Alexa potenziata dall’AI per i clienti Prime - con una versione gratuita per tutti; Sony Group Corp. ha sorpreso con un miglioramento dell’utile del 22% dopo un trimestre festivo complesso, alzando la guidance per l’anno grazie alla forte domanda nell’entertainment. In Europa, le borse hanno chiuso in lieve rialzo mercoledì in una giornata densa di trimestrali: lo Stoxx 600 è salito dello 0,1% in via provvisoria, con il FTSE britannico vicino a +1%, il DAX tedesco in calo dello 0,6%, il CAC 40 francese a +1,2% e il FTSE MIB italiano a +0,6%. I listini si sono stabilizzati dopo la breve svendita su criptovalute e metalli preziosi. Santander ha perso il 3,6% dopo l’annuncio dell’acquisto della statunitense Webster Bank per 12,2 miliardi di dollari e la pubblicazione anticipata dei conti del quarto trimestre, con utili a 3,76 miliardi di euro sopra le attese e un nuovo buyback da 5 miliardi; Novo Nordisk è scesa del 4,9% dopo un crollo iniziale del 18% e un warning su crescita di vendite e profitti nel 2026, tra prezzi più bassi negli USA e fine delle esclusive per Wegovy e Ozempic in Cina, Brasile e Canada; numerose le trimestrali in primo piano, tra cui Novartis, GSK, Infineon Technologies, Equinor, Crédit Agricole, Handelsbanken, Carlsberg e OMV; UBS ha lasciato sul terreno il 6,3% nonostante un utile netto di 1,2 miliardi di dollari nel quarto trimestre, +56% anno su anno e sopra le attese. Settimana da manuale su come il mercato, quando si rompe un equilibrio (AI “onnipotente”, metalli “solo su”), ricalibra in fretta prezzi, leadership e aspettative. La svendita del software e dei semiconduttori non cancella la tesi di lungo periodo sull’innovazione, ma ricorda che valutazioni e capex devono tornare periodicamente a fare i conti con la realtà dei numeri. La correzione violenta dei metalli preziosi mostra l’altra faccia del momentum: quando il racconto si tende troppo, bastano un dollaro che rimbalza o un cambio di narrativa sulla Fed per innescare prese di profitto e margin call a catena. In mezzo, il flusso di news (tariffe, telefonate tra leader, IPO annunciate) resta un acceleratore più che il motore: i prezzi si muovono perché i portafogli si riposizionano, non il contrario. La lezione pratica è sempre la stessa: separare rumore e segnale, leggere le rotazioni senza confonderle con l’inversione del ciclo, accettare che volatilità e “strappi” siano il pedaggio naturale quando la liquidità si sposta tra temi dominanti. Disciplina, processo e dati restano gli unici antidoti alla tentazione di inseguire o fuggire nel momento sbagliato. I market movers di oggi sono: saldo della bilancia commerciale in Australia, decisione sui tassi di interesse da parte della BOE in Gran Bretagna (attuali 3,75% - previsioni 3,75%), decisione sui tassi di interesse da parte della BCE nell’Eurozona (attuali 2,15% - previsioni 2,15%), richieste dei sussidi alla disoccupazione negli Stati Uniti.
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso per lo più positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,59%, China A50 +0,65%, Hang Seng ha chiuso +0,35%, il Nikkei ha chiuso -0,72%, l’Australia +0,80%, Taiwan +0,29%, la Corea del Sud Kospi +1,53%, l’indice Indiano Sensex -0,19%. Il nostro FTSEMib +0,47%, Dax chiuso -0,72%, Ftse100 +0,85%, Cac40 +1,01%, Zurigo +1,08%. Lo S&P500 -0,51%, il Nasdaq -1,51%, il Russell2000 -0,96%. L’oro ha chiuso a 4.950,80 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 65,14$ per il wti e 69,46$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 33,600. Lo spread BTP/BUND 58,030. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 18,64%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,66%, China A50 -0,10%, Hang Seng ha chiuso -0,70%, il Nikkei ha chiuso -0,73%, l’Australia -0,43%, Taiwan -1,51%, la Corea del Sud Kospi -4,02%, l’indice Indiano Sensex -0,40%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura negativa mentre è positiva per gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.934,29 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 63,76$ per il greggio e 68,00$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 70.392 e l’Ethereum 2.078.
Buona giornata.


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