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Pillole di Mercato

(3° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

Gabriele D’Annunzio: “Perché io non so dire quel che i suoi occhi mi fanno provare. Non mani, non voce, non braccia e né labbra. Occhi. I suoi.”

 

I listini globali si sono avviati verso una chiusura da record dopo che i dati sull’inflazione USA hanno allentato i timori sui prezzi e gli investitori hanno rilanciato sulla narrativa alimentata dall’AI. Tra le materie prime, i metalli hanno guidato i rialzi. L’MSCI All Country World Index ha proseguito il rally dell’anno, mentre un indicatore delle azioni asiatiche ha toccato un nuovo massimo storico. Il Giappone è balzato e lo yen è rimasto vicino ai livelli più deboli dal luglio 2024, complice l’ipotesi di elezioni anticipate; la Corea del Sud, barometro dell’intelligenza artificiale, ha messo a segno la nona seduta positiva consecutiva. La Cina, invece, ha ripiegato dopo l’aumento al 100% del rapporto di margin-financing (indica quanto il mercato è alimentato da denaro preso a prestito). Anche Bitcoin ha beneficiato del clima costruttivo, salendo ai massimi di due mesi, mentre i future segnalavano un lieve progresso per l’Europa. L’argento ha superato per la prima volta i 90 dollari l’oncia e l’oro spot ha aggiornato il record; anche stagno e rame hanno toccato nuovi massimi. In parallelo, i Treasury hanno ceduto leggermente con il decennale oltre 4,19%, mentre oro e argento hanno poi limato parte dei guadagni dopo l’outlook positivo di Citigroup. Il Brent è risalito sui livelli più alti da novembre dopo le parole del presidente Donald Trump su possibili dazi ai Paesi che fanno affari con l’Iran. Gli operatori entrano nella giornata di mercoledì in attesa di una possibile decisione della Corte Suprema USA sui dazi globali di Trump, provvedimenti che ad aprile avevano scosso il mercato. Nonostante i timori per gli attacchi del presidente alla Federal Reserve, le borse mondiali hanno aggiornato i massimi puntando su investimenti nell’AI in grado di sostenere gli utili. “Il presidente sta alzando la pressione politica, inclusa un’indagine sul presidente della Fed, e la decisione giudiziaria sarà osservata con estrema attenzione”, ha detto Hironori Akizawa di Tokio Marine Asset Management. “Anche se i dazi fossero illegali, potrebbero non essere revocati subito e potrebbero arrivare misure alternative, e, se fossero revocati, il mondo non tornerebbe semplicemente a com’era prima.” La Corte ha calendarizzato il secondo “decision day” dell’anno il 14 gennaio, creando un’ulteriore finestra per pronunciarsi sulla legittimità di tre quarti dell’impianto tariffario. L’affidamento all’International Economic Emergency Power Act è considerato giuridicamente fragile. Secondo Matthew Haupt di Wilson Asset Management, tuttavia, l’impatto medio-termine potrebbe essere limitato e, in ogni caso, gli investitori guarderanno soprattutto al mercato dei bond: se i dazi venissero rimossi, le emissioni potrebbero aumentare, spingendo in alto i rendimenti e configurando uno “scenario peggiore” per l’azionario. Sul fronte delle materie prime, i preziosi sono partiti forte anche nel 2026 dopo i rally del 2025; l’eventualità di un’incriminazione del presidente della Fed ha ravvivato i timori per l’indipendenza monetaria. L’argento sta beneficiando di una rotazione più ampia verso le commodity, ha spiegato Hao Hong (Lotus AM), aggiungendo che il movimento “ha ancora molta strada” e potrebbe spingersi fino a 150 dollari l’oncia entro fine anno. La domanda rifugio è sostenuta anche dalla cattura del leader venezuelano, dalle rinnovate minacce su Greenland e dalle proteste violente in Iran. Gli analisti di Citigroup hanno alzato le stime di oro e argento a 5.000 e 100 dollari l’oncia rispettivamente nei prossimi tre mesi. Il greggio si è stabilizzato dopo il più ampio rialzo di quattro sedute in oltre sei mesi; il dollaro ha trattenuto i progressi del giorno precedente, mentre i dati sui prezzi USA di dicembre non hanno scalfito l’aspettativa di una pausa nei tagli della Fed. Tra i cambi, il dollaro-yen sembra destinato a superare quota 160, spinto dall’ipotesi di elezioni anticipate in Giappone, da un’impostazione più “hawkish” sui tassi USA e dal rialzo del petrolio legato all’Iran. I riflettori in Asia restano puntati sul Giappone, dove i rumor su un voto anticipato hanno alimentato il rally azionario, indebolito i bond e spinto lo yen in area di potenziale intervento. Il rendimento del quinquennale JGB è salito al massimo dall’esordio della scadenza nel 2000. Un successo alle urne per la premier Sanae Takaichi - salita al potere in ottobre - darebbe mandato a una combinazione di politica estera più assertiva e misure pro-stimolo in ambito domestico. Sullo sfondo, un CPI USA più morbido del previsto ha rafforzato l’idea che la Fed attenderà la metà dell’anno per il prossimo taglio: benché la banca centrale abbia ridotto tre volte il tasso lo scorso anno, i mercati monetari continuano a vedere la mossa solo a metà 2026. Sul fronte societario, Netflix sta lavorando a condizioni riviste per l’acquisizione di Warner Bros. Discovery e avrebbe discusso un’offerta interamente in contanti per studios e streaming. Novo Nordisk torna a cercare deal per rafforzare il portafoglio obesità dopo aver perso Metsera a favore di Pfizer. L’amministrazione USA si è mossa verso un via libera alla vendita in Cina dei chip H200 di Nvidia, con criteri aggiornati per l’approvazione alle spedizioni. In Europa, i listini hanno chiuso la seduta di martedì con andamenti misti mentre gli investitori valutavano gli sviluppi in Iran e l’apertura di un’indagine penale sul presidente della Fed. L’indice Stoxx 600 è arretrato di quasi lo 0,2%, con principali borse in ordine sparso. Tra i singoli titoli, Orsted è balzata del 5,4% dopo che un giudice USA ha consentito di riprendere un progetto offshore da 5 miliardi sospeso a dicembre; UBS ha guadagnato lo 0,1% dopo indiscrezioni sul futuro avvicendamento dell’AD nel 2027. Nel weekend è emerso che Jerome Powell è oggetto di indagine per il progetto di ristrutturazione della sede della Fed da 2,5 miliardi e per la sua testimonianza al Senato: il presidente ha definito l’iniziativa un ulteriore tentativo della Casa Bianca di influenzare la politica monetaria, ribadendo che non cederà a pressioni (mandato in scadenza a maggio). Intanto, il presidente ha rincarato gli attacchi definendolo “incompetente” o “corrotto”. In parallelo, si monitorano le proteste in Iran e le possibili azioni USA; Trump ha avvertito che ogni Paese che fa affari con Teheran affronterà un dazio del 25% “su qualsiasi e tutte le transazioni con gli Stati Uniti”. Sembra una di quelle mattine d’inverno limpide e fredde: l’aria taglia il viso, ma il cielo è terso e ti invita a camminare. I listini fanno lo stesso: corrono leggeri sui massimi, sospinti dall’AI e da un’inflazione più docile, mentre dall’altra parte del fiume si vede la nebbia - dazi, politica, tribunali, Fed sotto assedio. È il classico giorno in cui verrebbe voglia di accelerare, ma l’asfalto è umido: meglio tenere una mano sul volante e l’altra pronta al freno. Si può godere della strada, scegliere traiettorie più ampie (un po’ più di Asia, un po’ meno concentrazione), e non dimenticare che il metallo prezioso nel bagagliaio - oro e argento - non è un fardello, è la coperta per quando il sole cala all’improvviso. Oggi il viaggio è bello, domani magari sarà nervoso; l’importante è non guidare guardando solo il contagiri. I market movers di oggi sono: saldo della bilancia commerciale in Cina, vendite al dettaglio, vendite di abitazioni esistenti, discorsi di vari membri del FOMC e PPI (indice dei prezzi alla produzione) negli Stati Uniti.

 

IERI

I listini dell’Asia hanno chiuso per lo più positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,34%, China A50 -0,22%, Hang Seng ha chiuso +0,64%, il Nikkei ha chiuso +3,06%, l’Australia +0,56%, Taiwan +0,46%, la Corea del Sud Kospi +1,31%, l’indice Indiano Sensex +0,11%. Il nostro FTSEMib -0,45%, Dax chiuso +0,06%, Ftse100 -0,03%, Cac40 -0,14%, Zurigo -0,44%. Lo S&P500 -0,19%, il Nasdaq -0,10%, il Russell2000 -0,10%. L’oro ha chiuso a 4.599,10 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 61,15$ per il wti e 65,47$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 31,130. Lo spread BTP/BUND 63,090. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 15,98%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,00%, China A50 -0,34%, Hang Seng ha chiuso +0,47%, il Nikkei ha chiuso +1,62%, l’Australia +0,14%, Taiwan +0,76%, la Corea del Sud Kospi +0,65%, l’indice Indiano Sensex +0,09%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura negativa così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.640,14 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 60,92$ per il greggio e 65,27$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 94.661 e l’Ethereum 3.323.

 

Buona giornata.


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