Pillole di Mercato
- Federico Caligiuri

- 7 gen
- Tempo di lettura: 5 min
(1° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
Jodorowsky A.: “Il primo passo non ti porta dove vuoi, ti toglie da dove sei”
Buon anno e ben ritrovati con il 6° anniversario di questa rubrica.
Il rally globale dei listini, reduce da nuovi massimi storici, ha perso slancio in Asia dopo una corsa repentina che ha lasciato i mercati con segnali di surriscaldamento, mentre il deteriorarsi della disputa tra Cina e Giappone ha pesato ulteriormente sul sentiment. Un indicatore globale delle azioni è sceso dello 0,1% mercoledì dopo quattro sedute di rialzi che avevano spinto l’indice su un nuovo top assoluto. I listini asiatici hanno ceduto lo 0,6% dopo un avvio d’anno da record; il Giappone ha perso l’1% mentre la Cina imponeva controlli sulle esportazioni verso Tokyo. In questo clima fiacco, i future azionari segnavano lievi cali negli Stati Uniti e un modesto guadagno in Europa. I movimenti più netti si sono visti sulle commodity: l’oro è sceso dello 0,9% e l’argento del 2,9%, mentre il nickel ha ritracciato parte del rally più ampio degli ultimi tre anni registrato martedì a Londra. Il petrolio ha ripiegato dopo che il presidente Donald Trump ha affermato che il Venezuela consegnerà fino a 50 milioni di barili di greggio agli Stati Uniti. In Asia sono rimaste in primo piano le tensioni tra Cina e Giappone, sebbene l’ottimismo sull’IA e le attese di allentamento della Fed abbiano spinto gli indici globali a nuovi massimi. I report macro in arrivo dagli USA questa settimana metteranno alla prova quell’ottimismo, mentre gli operatori hanno in gran parte ignorato i rischi geopolitici, inclusi quelli legati al Venezuela. “Avremo una strada più accidentata di quanto i mercati stiano prezzando”, ha detto Naomi Fink, chief global strategist di Amova Asset Management. “Le tensioni geopolitiche sono diffuse e i mercati le stanno in parte accantonando.” Le azioni asiatiche sono già salite del 3,6% dall’inizio dell’anno, estendendo una striscia positiva che dura da tre anni. L’RSI a 14 giorni sull’MSCI Asia Pacific è salito oltre 70, in territorio tecnicamente di ipercomprato per la prima volta da ottobre. Un indicatore del dollaro ha mantenuto i guadagni della seduta precedente; i Treasury sono saliti con il rendimento del decennale in calo di 1 punto base al 4,16%; il Brent è sceso dell’1,3% sotto 60 dollari al barile. Ciò è avvenuto dopo che Trump ha dichiarato che il Venezuela cederà fino a 50 milioni di barili agli Stati Uniti (circa 2,8 miliardi di dollari ai prezzi correnti), con la vendita destinata a portare benefici a entrambe le nazioni: un passo deciso per espandere l’influenza economica USA in Venezuela, e al contempo un colpo alla Cina, finora principale acquirente del greggio venezuelano. Secondo i strategist di Bloomberg, per i ribassisti del petrolio arriverebbe un segnale di momentum chiaro se i future scendessero sotto 55 dollari nel breve. Intanto Pechino ha imposto controlli sulle esportazioni verso il Giappone con potenziali usi militari, ultimo episodio delle tensioni legate a Taiwan. Per Masahiro Ichikawa (Sumitomo Mitsui DS AM), la Cina sta “mostrando la carta delle terre rare” a pubblici domestici e internazionali: il solo segnale, prima di eventuali sanzioni, non dovrebbe scatenare vendite di panico. Gli investitori osservano anche il primario obbligazionario: la prima settimana del 2026 ha visto un’impennata di emissioni globali investment grade, segnale di fiducia nonostante i rischi geopolitici; negli USA, incluso l’afflusso di emittenti asiatici, le nuove carte hanno superato i 72 miliardi di dollari nei primi due giorni, un record, anche se il ritmo si è raffreddato a metà settimana. Sul fronte corporate: Nvidia ha indicato che le prospettive di ricavi fornite in ottobre sono ulteriormente migliorate grazie alla domanda; l’unità chip di AI di Baidu ha incaricato le banche per un’IPO a Hong Kong fino a 2 miliardi di dollari; una piccola flotta di navi noleggiate da Chevron sta salpando verso il Venezuela mentre la società emerge come unico esportatore del greggio locale dopo la rimozione di Maduro da parte degli USA; BYD ha superato Tesla nei due maggiori mercati europei per veicoli elettrici lo scorso anno. In Europa, lo STOXX 600 ha toccato per la prima volta quota 600 lunedì, con un progresso dello 0,7% e traino di tecnologia e minerari; l’indice è salito di quasi il 17% l’anno scorso, miglior performance dal 2021. Martedì le borse europee hanno chiuso ampiamente in rialzo, con alcuni indici su nuovi massimi storici mentre gli investitori seguivano gli sviluppi geopolitici dopo la rimozione del leader venezuelano. InPost ha guadagnato il 26,8% dopo aver ricevuto un’indicazione d’interesse per un’OPA totalitaria; tra i semiconduttori europei, ASMI +7,8% e BESI +4,7%, in scia alla domanda legata all’IA; Novo Nordisk ha chiuso quasi +5% dopo il lancio negli USA della pillola anti-obesità Wegovy. Sul piano politico, i leader europei hanno respinto il rinnovato interesse di Trump per l’annessione della Groenlandia, richiamando la dimensione di sicurezza collettiva nell’Artico e l’appartenenza del Regno di Danimarca (inclusa la Groenlandia) alla NATO. Nel frattempo, la propensione al rischio resta alta a inizio anno, con gli investitori che, almeno per ora, contengono i timori di attriti maggiori; tra i difensivi, i titoli della difesa hanno corso nella seduta precedente e alcuni hanno esteso i rialzi martedì, con Saab a +6,6%. Il quadro riflette un’aria da “iperestensione” tattica: RSI in ipercomprato sull’Asia, metalli preziosi in pullback e petrolio vulnerabile a headline geopolitiche. Le tensioni Cina-Giappone e il dossier Venezuela aggiungono rumore ma non cambiano, da sole, la tendenza di fondo guidata da IA e attese di Fed più accomodante. In ottica di gestione, ha senso ridurre leggermente il beta tattico dopo la corsa, preferire qualità e bilanci solidi nei ciclici, mantenere un’esposizione disciplinata ai semiconduttori e usare la debolezza dei metalli preziosi per ricostruire coperture non correlate. Il rischio chiave a breve è un rientro della liquidità/entusiasmo su AI: in tal caso, la rotazione difensiva potrebbe accelerare. I market movers di oggi sono: tasso di disoccupazione e vendite al dettaglio in Germania, CPI (Inflazione) in Italia e Eurozona, variazione dell’occupazione elaborato dall’ADP e nuove offerte di lavoro JOLTS negli Stati Uniti.
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +1,50%, China A50 +1,01%, Hang Seng ha chiuso +1,38%, il Nikkei +1,32%, l’Australia -0,52%, Taiwan +1,57%, la Corea del Sud Kospi +1,52%, l’indice Indiano Sensex -0,44%. Il nostro FTSEMib -0,20%, Dax chiuso +0,09%, Ftse100 +1,18%, Cac40 +0,32%, Zurigo +0,71%. Lo S&P500 +0,59%, il Nasdaq +0,65%, il Russell2000 +1,31%. L’oro ha chiuso a 4.503,15 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 56,94$ per il wti e 60,52$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 28,135. Lo spread BTP/BUND 65,070. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 14,74%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere misti. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,05%, China A50 -0,70%, Hang Seng ha chiuso +0,64%, il Nikkei -1,04%, l’Australia +0,15%, Taiwan -0,46%, la Corea del Sud Kospi +0,50%, l’indice Indiano Sensex -0,06%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura sono positivi mentre gli Stati Uniti sono deboli. L’oro si attesta a 4.468,80 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 56,36$ per il greggio e 60,12$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 92.731 e l’Ethereum 3.255.
Buona giornata e Buon Anno a tutti.



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