Pillole di Mercato
- Federico Caligiuri

- 12 minuti fa
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(48° settimana - anno 2025)

Citazione del giorno:
Dr. Seuss: “Non piangere perché finita, sorridi perché è accaduto”
Le azioni hanno perso slancio nell’ultima seduta del mese, anche se le crescenti scommesse su un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve mantengono l’indice globale dei listini sulla rotta per la migliore settimana da giugno; le contrattazioni sono state condizionate da un malfunzionamento al Chicago Mercantile Exchange che ha imposto lo stop a futures e opzioni per problemi tecnici, colpendo tra gli altri i derivati sui Treasury USA e i contratti sull’S&P 500, mentre sul mercato valutario le negoziazioni sulla piattaforma EBS sono state interrotte in concomitanza con il fermo del CME. Il sostegno di fondo alla settimana è arrivato dalle attese di un taglio Fed il 9-10 dicembre: il CME FedWatch indica una probabilità dell’84,9% per un quarto di punto. Tra i singoli titoli, riflettori su Puma dopo indiscrezioni di potenziali acquirenti - tra cui, secondo Bloomberg, la cinese Anta Sports - con il titolo balzato del 18,9% a guidare l’indice europeo; in difesa, Rheinmetall ha chiuso a +1,24% e Saab a +2,5% riducendo i guadagni della mattinata, sullo sfondo dei tentativi USA di mediare un accordo di pace tra Russia e Ucraina. Novo Nordisk ha ceduto l’1,5%, restituendo parte dei progressi della vigilia seguiti all’annuncio dei Centers for Medicare & Medicaid Services sul nuovo prezzo negoziato dal 2027 per Ozempic e Wegovy a 274 dollari per i pazienti Medicare, pari a uno sconto del 71% rispetto al listino; sui gilt britannici i rendimenti sono saliti mentre il mercato valuta l’impatto dell’atteso Autumn Budget, con il decennale in aumento di oltre 2 pb dopo un massimo intraday più elevato. Negli Stati Uniti le Borse sono salite mercoledì, mettendo a segno il quarto rialzo di fila in vista del Thanksgiving; l’Asia-Pacifico ha seguito a ruota e gli indici indiani hanno toccato nuovi massimi. I mercati USA sono chiusi oggi per la festività e riaprono domani con seduta ridotta fino alle 13:00. L’MSCI All Country World Index è rimasto poco mosso dopo il Thanksgiving, ma conserva un guadagno settimanale del 3,1%; in Asia gli indici sono piatti e si avviano alla prima flessione mensile da marzo. Il rally di questa settimana riflette la crescente fiducia in un imminente allentamento: i futures prezzano circa l’80% di probabilità per un taglio di 25 pb il mese prossimo e tendono a tre ulteriori riduzioni entro fine 2026, dinamica che ha riportato i listini globali a un passo dall’azzerare le perdite di novembre dopo la correzione innescata dai timori di eccessi valutativi nell’AI; per Billy Leung (Global X) le Borse asiatiche “stanno prendendo fiato dopo una corsa molto forte”, trainata da un rapido riposizionamento favorito da dati USA più morbidi e dal sollievo per un disimpegno sull’AI rimasto ordinato, e la seduta “sembra più una pausa che un cambio di trend”. Sul fronte dell’incidente tecnico, il CME ha attribuito lo stop a un problema di raffreddamento in uno dei data center: ne hanno risentito anche i contratti su WTI, benzina e olio di palma (negoziato sulla Bursa Malaysia via la piattaforma elettronica del CME). Il gruppo, tra i maggiori exchange di derivati al mondo su azioni, bond, valute e commodity, controlla anche CBOT, NYMEX e COMEX; secondo Nick Twidale (AT Global Markets) “i trader si sposteranno su canali di liquidità alternativi dove possibile”, ma la perdita di una fonte primaria accresce il rischio di movimenti amplificati in presenza di eventi rilevanti. Tornando all’azionario, Asia e indici globali hanno inanellato sette mesi di rialzi fino a ottobre sulla narrativa del boom AI, ma con valutazioni in ascesa diversi CEO di Wall Street - tra cui Ted Pick (Morgan Stanley) e David Solomon (Goldman Sachs) - hanno avvertito a inizio mese del rischio di una correzione dopo un +40% dell’S&P 500 dai minimi di aprile trainato dalle mega-cap tecnologiche; tali timori si sono poi attenuati con una serie di segnali “dovish” dalla Fed, che a fine novembre ha ridato tono al sentiment. Fuori dall’azionario l’attenzione si è spostata sulle materie prime: l’argento scambia vicino a 54 dollari l’oncia, appena sotto il record di ottobre, avviato al settimo mese consecutivo di rialzi (striscia più lunga dal 1980); l’oro si dirige al quarto mese positivo, sostenuto dall’aspettativa di ulteriori tagli USA, e si avvia al miglior anno dal 1979; il Brent è stabile sopra 63 dollari, verso il quarto calo mensile di fila (serie più lunga dal periodo fino a maggio 2023) con OPEC+ attesa domenica, probabilmente orientata a confermare la pausa sugli aumenti di output a inizio 2026. In Cina restano sotto i riflettori gli sviluppatori immobiliari: Vanke è stata respinta da almeno due grandi banche locali nel tentativo di ottenere un prestito a breve per placare i timori di default che hanno fatto precipitare i suoi bond, mentre segnali di tensione si estendono ad altri emittenti non ancora in default. Sul fronte corporate, i PM hanno perquisito le abitazioni di un ex dirigente TSMC sospettato di aver passato segreti commerciali a Intel, in un’escalation dell’indagine penale; Deutsche Börse è in trattativa esclusiva per acquisire Allfunds in un deal da 5,3 miliardi di euro in contanti e azioni; Alibaba ha avviato le vendite dei primi smart glasses alimentati dai modelli Qwen, rara incursione dell’azienda nell’hardware consumer. Il quadro di giornata mette insieme tre fili - attese di tagli Fed, rimbalzo “ordinato” dagli eccessi AI e un incidente tecnico che ricorda quanto la microstruttura conti - con un risultato che resta costruttivo sul settimanale ma più cauto nell’immediato. Se i prossimi dati confermeranno un rallentamento “gestibile” di crescita e prezzi, la narrativa di fine anno resterà favorevole a rischio ed asset reali; al contrario, un colpo di volatilità tecnica in un mercato con liquidità ridotta (specie sui derivati) potrebbe amplificare movimenti tattici, riportando al centro selettività, qualità degli utili e controllo della leva nei portafogli. I market movers di oggi sono: produzione industriale in Giappone, vendite al dettaglio, CPI (inflazione) e tasso di disoccupazione in Germania, PIL (3° trimestre) e CPI (inflazione) in Italia. I mercati a stelle e strisce chiuderanno alle 13:00 ora locale per il Giorno del Ringraziamento.
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso in positivo. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,45%, China A50 +0,45%, Hang Seng ha chiuso +0,40%, il Nikkei +1,24%, l’Australia +0,13%, Taiwan +0,53%, la Corea del Sud Kospi +0,61%, l’indice Indiano Sensex +0,41%. Il nostro FTSEMib +0,21%, Dax chiuso +0,22%, Ftse100 +0,02%, Cac40 +0,04%, Zurigo +0,07%. Lo S&P500 chiuso per festività, il Nasdaq chiuso per festività, il Russell2000 chiuso per festività. L’oro ha chiuso a 4.189,60 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 59,10$ per il wti e 62,92$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 29,000. Lo spread BTP/BUND 72,630. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 17,19%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere misti. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,28%, China A50 -0,18%, Hang Seng ha chiuso -0,29%, il Nikkei -0,07%, l’Australia -0,04%, Taiwan +0,26%, la Corea del Sud Kospi -1,48%, l’indice Indiano Sensex +0,13%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura poca sopra la parità mentre gli Stati Uniti sono positivi. L’oro si attesta a 4.221,30 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 59,05$ per il greggio e 63,06$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 91.347 e l’Ethereum 3.016.
Buona giornata e buon fine settimana.
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