Pillole di Mercato
- Federico Caligiuri

- 23 ott
- Tempo di lettura: 5 min
(43° settimana - anno 2025)

Citazione del giorno:
Francois de La Rochefoucauld: “Prima di desiderare fortemente una cosa, bisogna esaminare qual è la felicità di chi la possiede”
Oro e argento hanno provato a rialzare la testa dopo il crollo più pesante degli ultimi anni, mentre in Asia le borse hanno limato le perdite in una seduta ancora sospesa tra cautela e incertezza. Il metallo giallo si è stabilizzato dopo una discesa intraday del 2,9%, la peggiore in oltre dodici anni, e l’argento ha seguito la stessa traiettoria, risalendo lievemente dopo il tonfo del 7,1% della giornata precedente. Il clima resta nervoso: l’indice MSCI Asia Pacific ha perso lo 0,2%, con un’onda di vendite che ha colpito i titoli minerari e legati ai metalli preziosi da Sydney a Shanghai. Anche i future americani, dopo la seduta fiacca di Wall Street, hanno tentato un timido rimbalzo, mentre il dollaro e i Treasury si sono mossi poco. In controtendenza, il petrolio è balzato dopo alcune indiscrezioni su un possibile accordo commerciale tra Stati Uniti e India, che potrebbe spingere Nuova Delhi a ridurre gradualmente le importazioni di greggio russo. Secondo Charu Chanana, chief strategist di Saxo Markets, il tonfo dei metalli non è stato un segnale macro, ma “una purga di posizionamenti” dovuta a un eccesso di speculazione accumulato nei mesi scorsi. I trader, ha aggiunto, restano comunque in allerta, pronti a cogliere eventuali segnali di vendite forzate su scala più ampia, come l’allargamento degli spread creditizi o un rafforzamento del dollaro. La verità è che il mercato dei metalli preziosi veniva da una corsa quasi ininterrotta, alimentata dagli acquisti delle banche centrali e dai timori di instabilità fiscale nei paesi sviluppati: un rally talmente veloce che molti indicatori tecnici avevano già iniziato a lampeggiare rosso. L’ondata di prese di profitto, in questo contesto, somiglia più a un fisiologico sfogo di eccessi che a un cambio di direzione strutturale. Eppure, dietro la volatilità si nasconde una certa fiducia: secondo Barclays, l’esposizione azionaria dei grandi fondi macro globali è ancora ai massimi da oltre un anno. Craig Johnson di Piper Sandler vede nelle prossime settimane una fase di consolidamento “sana e necessaria”, e molti investitori, nonostante lo shutdown del governo americano che ha congelato la pubblicazione di dati ufficiali, continuano a sfruttare i ribassi come occasione per aumentare il rischio in portafoglio. Il blocco amministrativo, però, ha privato il mercato di uno dei suoi strumenti più preziosi: il report settimanale della Commodity Futures Trading Commission, che rivela le posizioni speculative su oro e argento. Secondo gli analisti di ANZ, proprio l’assenza di questi dati potrebbe aver accentuato il nervosismo: “Le posizioni lunghe avevano raggiunto livelli elevati e la loro liquidazione ha innescato la correzione”, scrivono Brian Martin e Daniel Hynes, aggiungendo che, nonostante la volatilità, i fattori di lungo termine restano positivi. Lo shutdown, intanto, si avvicina a diventare il secondo più lungo della storia americana, ritardando anche la pubblicazione del dato sull’inflazione di settembre, atteso per venerdì. In questo vuoto informativo, le tensioni commerciali tornano a fare da bussola: Donald Trump ha dichiarato di aspettarsi un “buon accordo” con Xi Jinping, pur ammettendo che il vertice potrebbe anche saltare. In Giappone, la premier Sanae Takaichi ha annunciato un nuovo pacchetto di stimoli per sostenere famiglie e imprese colpite dal caro vita. Le esportazioni del Paese, intanto, sono tornate a crescere per la prima volta in cinque mesi, spinte dai componenti elettronici e dai semiconduttori, anche se le spedizioni verso gli Stati Uniti continuano a calare. Sul fronte del credito, l’Indonesia si prepara a emettere il suo primo bond offshore in yuan, unendosi alla corsa globale per le emissioni denominate nella valuta cinese che quest’anno hanno già raggiunto livelli record. In Europa, le borse hanno chiuso in lieve rialzo, consolidando i progressi di inizio settimana. Lo Stoxx 600 ha guadagnato lo 0,2%, mentre Londra e Francoforte sono salite di circa lo 0,3% e Parigi e Milano dello 0,6%. A trainare il mercato è stato ancora il settore della difesa: l’indice europeo dedicato ha chiuso in rialzo dell’1,1%, con Montana Aerospace in crescita di oltre il 10% e Leonardo a +1,3%, mentre Renk ha limato lo 0,6%. L’interesse per il comparto resta alto dopo il debutto in borsa di TKMS, la divisione navale scorporata da Thyssenkrupp, e sullo sfondo delle nuove tensioni tra Trump e Zelensky. Tra i titoli in controtendenza, Novo Nordisk ha perso l’1,3% dopo aver annunciato un’assemblea straordinaria a novembre per rinnovare il consiglio di amministrazione, a seguito di divergenze con la fondazione azionista di controllo. Nel Regno Unito, i dati di settembre hanno mostrato un debito pubblico in aumento a 20,2 miliardi di sterline, il livello più alto per questo mese dal 1997, con un deficit semestrale di quasi 100 miliardi, in crescita del 13% su base annua. Secondo l’OBR, la spesa resta in linea con le previsioni, ma la traiettoria dei conti pubblici è chiaramente in deterioramento. La ministra delle finanze Rachel Reeves, attesa alla presentazione della legge di bilancio d’autunno, dovrà ora bilanciare rigore e crescita. Thomas Pugh di RSM UK ha definito i dati “una piccola buona notizia” solo per la coerenza con le attese, ma ha avvertito che serviranno aumenti fiscali per circa 30 miliardi di sterline per riportare i conti su un sentiero sostenibile. I rendimenti dei gilt britannici, dopo un iniziale calo, hanno chiuso poco sopra la parità, con il decennale in lieve flessione, mentre la sterlina ha perso lo 0,2% contro il dollaro, scendendo a 1,338. In un contesto dominato da dati che mancano, da mercati che si muovono per inerzia e da politiche che si rincorrono, l’impressione è che la volatilità di questi giorni non sia tanto un segnale di debolezza quanto il riflesso di un sistema in cerca di equilibrio. Dopo mesi di corse, le prese di profitto fanno parte del gioco. E, come spesso accade, il mercato non si sta fermando: sta solo prendendo fiato. I market movers di oggi sono: saldo della bilancia commerciale in Giappone, CPI (Inflazione) in Gran Bretagna, livello delle scorte di greggio negli Stati Uniti.
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +1,15%, China A50 +1,69%, Hang Seng ha chiuso +1,50%, il Nikkei +0,68%, l’Australia +0,65%, Taiwan +0,46%, la Corea del Sud Kospi +0,23%, l’indice Indiano Sensex chiuso per festività. Il nostro FTSEMib +0,60%, Dax chiuso +0,37%, Ftse100 +0,25%, Cac40 +0,64%, Zurigo -0,04%. Lo S&P500 -0,01%, il Nasdaq chiuso -0,16%, il Russell2000 -0,52%. L’oro ha chiuso a 4.121,86 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 57,34$ per il wti e 61,38$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 32,250. Lo spread BTP/BUND 79,260. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 17,99%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere negativa con poche eccezioni. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,36%, China A50 -0,49%, Hang Seng ha chiuso -1,05%, il Nikkei +0,07%, l’Australia -0,69%, Taiwan -0,23%, la Corea del Sud Kospi +0,93%, l’indice Indiano Sensex chiuso per festività. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura intorno alla parità mentre gli Stati Uniti sono positivi. L’oro si attesta a 4.142,45 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 58,21$ per il greggio e 62,29$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 108.594 e l’Ethereum 3.878.
Buona giornata.
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