Pillole di Mercato
- Federico Caligiuri

- 10 ott
- Tempo di lettura: 5 min
(41° settimana - anno 2025)

Citazione del giorno:
Motivazione personale: “Ogni scusa che trovi sta rubando tempo al tuo sogno”
La cavalcata di Wall Street dal crollo di aprile continua a mostrare i segni tipici dell’iperestensione: listini sui massimi, valutazioni tirate, la sensazione diffusa che serva un respiro, eppure il riflesso condizionato del “comprare sui ribassi” resta intatto. Non occorre scavare molto per trovare avvisi di schiuma: un +36% dall’abisso primaverile ha spinto i multipli in territori che, storicamente, coincidono con fasi d’esuberanza. L’euforia AI ha tenuto accesa la festa, ma il brusio su una bolla nel gruppo che ha trainato il toro attira ormai l’attenzione globale. Keith Lerner (Truist) osserva che alcune sacche del mercato sono surriscaldate mentre, nel complesso, il sentiment non è quello euforico da clamoroso picco; proprio l’assenza di una correzione “vera” rende però i listini più sensibili alle sorprese negative. Craig Johnson (Piper Sandler) invita a vigilare sui titoli esplosi nel breve: l’ampiezza del mercato segna stanchezza, preludio possibile a una fase di consolidamento. Intanto l’S&P 500 arretra verso area 6.735, i rendimenti decennali USA risalgono al 4,14%, il dollaro tocca i massimi a dieci settimane e il petrolio scivola complice il raffreddarsi delle tensioni mediorientali, mentre un’indiscrezione su margini cloud meno generosi del previsto pesa su Oracle e l’ennesimo taglio prezzo rilancia i dubbi su Tesla. Lerner ricorda che questo è l’undicesimo bull market dal ’57: dal minimo di ottobre 2022 lo S&P è “solo” a +90%, sotto la mediana storica; sette rialzi su dieci sono durati oltre tre anni. Valutazioni alte e rischi concreti, sì, ma con crescita ancora in essere, utili resilienti e policy di supporto, l’impostazione resta costruttiva entrando nel quarto anno del ciclo. Da Bespoke Investment Group arriva il controcanto: comprare ai massimi “sembra da sprovveduti”, eppure la storia mostra che i rendimenti dopo i record restano vicini alla media; tradotto, per un investitore passivo il miglior piano è non complicarsi la vita. Il punto dolente non è solo il livello dei multipli: è la concentrazione. I “Magnifici Sette” hanno macinato oltre +260% dall’inizio della mania AI e il mercato si interroga su quanta benzina resti nel tema. Mai tanto capitale è stato speso così in fretta su una tecnologia dal potenziale enorme ma ancora poco provata in termini di profitti: molte filiere d’investimento ricondotte a due epicentri, Nvidia e OpenAI, alimentano i sospetti di “circolarità” dei deal, senza prove definitive di una bolla prossima allo scoppio. Tom Essaye (Sevens Report) parla di bolla di capex, non di valutazioni: la variabile chiave è l’adozione, quando persone e imprese useranno l’AI come accadde con internet, trasformandola in ricavi per “migliaia” di aziende. Ulrike Hoffmann-Burchardi (UBS GWM) riconosce i rischi di volatilità ma vede ragioni valide per restare esposti: fondamentali solidi, adozione in accelerazione, macro ancora favorevole. Daniel Skelly (Morgan Stanley WM) smonta il parallelismo con la dot-com: i grandi spender oggi hanno cassa e utili, non “powerpoint companies”; ciò non esclude inciampi a breve, per cui un cuscinetto in titoli quality a dividendo crescente può tornare utile se il mercato tira il fiato. Anche il posizionamento racconta prudenza: per JPMorgan l’equity beta dei macro hedge fund resta leggermente negativo e il CFTC sugli equity futures è rientrato verso le mediane di lungo periodo; niente leva estrema, niente scommesse collettive fuori scala. Fawad Razaqzada (City Index) vede prese di profitto leggere pre-trimestrali, momentum vivo grazie a ogni mini-dip ricomprato e una probabile pausa fisiologica, laterale o con modesto ritraccio, più che una capitolazione. Liz Thomas (SoFi) sposta il baricentro sulle trimestrali, tanto più con i dati macro in stand-by per lo shutdown: margini al centro del ring, con tecnologia e comunicazioni attese più toniche nonostante il dibattito sull’impatto dei dazi. Strategas avverte: due settimane di blackout buyback sono la finestra statisticamente più fragile; il “corporate bid” però torna a inizio novembre e, per Saira Malik (Nuveen), la stagionalità del quarto trimestre più utili megacap robusti mantengono il vento in poppa verso fine anno. Intorno scorrono i capitoli geopolitici e industriali che alimentano il tema AI-infrastrutture: Washington apre a miliardi di esportazioni Nvidia verso gli Emirati, Microsoft confessa che la stretta di capacità nei data center durerà più del previsto, Google, OpenAI e Amazon rincarano la sfida con nuovi pacchetti enterprise, Intel prova a riaccendere il motore della manifattura, mentre i regolatori UE entrano nell’arena antitrust dell’intelligenza artificiale. Nelle retrovie, rimbalzano i dossier di settore: indagine NHTSA su Tesla e guida assistita, Salesforce che rifiuta un riscatto su dati sottratti, UnitedHealth che allarga Optum, Paramount-Skydance che fiuta consolidamento, Delta che vede domanda forte nel ’26, TSMC che stampa +30% di ricavi trimestrali sull’onda degli ordini AI. In Europa, chiusura contrastata: Stoxx 600 in lieve calo, banche sotto pressione per l’effetto Hang Seng dopo la mossa di HSBC, farmaceutico in assestamento su Novo Nordisk-Akero, FTSE giù, CAC quasi invariato e DAX appena positivo; in Francia, i mercati digeriscono la staffetta a Matignon mentre a Piazza Affari corre Stellantis insieme agli industriali. Il quadro, al netto dei titoli di giornata, resta chiaro: il mercato è tirato, la narrativa AI è diventata macro perché il capex è macro, gli utili sono il prossimo giudice e la liquidità “di sistema”, tra tagli Fed attesi, energia più morbida e dollaro in range, continua a sostenere l’appetito. Il rischio di breve ha un nome più noioso che drammatico: pausa di consolidamento. Se arriverà, dirà molto sulla salute del trend. Se non arriverà, la storia insegna che i mercati possono restare “irrazionali” più a lungo di quanto i ribassisti possano restare solventi; agli allocatori, il compito di non confondere il vento in poppa con il pilota automatico. I market movers di oggi sono: tasso di disoccupazione in Canada, indice di fiducia dei consumatori elaborato dall’Università del Michigan negli Stati Uniti.
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +1,09%, China A50 +1,00%, Hang Seng ha chiuso +0,13%, il Nikkei +1,54%, l’Australia +0,25%, Taiwan +0,76%, la Corea del Sud Kospi chiuso per festività, l’indice Indiano Sensex +0,14%. Il nostro FTSEMib -1,59%, Dax chiuso +0,06%, Ftse100 -0,41%, Cac40 -0,23%, Zurigo -0,26%. Lo S&P500 -0,28%, il Nasdaq chiuso -0,08%, il Russell2000 -0,61%. L’oro ha chiuso a 3.972,60 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 61,51$ per il wti e 65,22$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 32,460. Lo spread BTP/BUND 83,540. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 16,43%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere per lo più negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,65%, China A50 -1,37%, Hang Seng ha chiuso -1,43%, il Nikkei -0,97%, l’Australia -0,13%, Taiwan chiusa per festività, la Corea del Sud Kospi +1,29%, l’indice Indiano Sensex +0,41%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura intorno alla parità mentre gli Stati Uniti sono positivi. L’oro si attesta a 3.984,97 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 61,35$ per il greggio e 65,01$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 121.311 e l’Ethereum 4.348.
Buona giornata e buon fine settimana.
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