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Pillole di Mercato


(40° settimana - anno 2025)

Citazione del giorno:

Bob Marley: “Ricorda: 4 cose non tornano mai indietro! Una pietra, dopo averla lanciata. Una parola, dopo averla pronunciata. Un’occasione, dopo averla persa. Il tempo, dopo averlo sprecato.”

 

Settembre ha smentito le “medie”: invece del solito mese nero, Wall Street ha corso sull’onda del primo taglio dei tassi della Fed. Da qui nasce la domanda che tutti hanno in testa: arriverà anche stavolta il rally di fine anno? I presupposti non mancano. Negli Stati Uniti le aziende stanno riaccendendo la spesa in tecnologia e automazione (spinte da dazi e scarsità di manodopera); in Europa i dati sorprendono al rialzo con difesa e banche in evidenza; in Asia, Cina e Giappone sembrano pronti a un’altra gamba, mentre la liquidità nel sistema continua a scorrere e sostiene gli asset. Morale: chi ha inseguìto le emozioni si è fatto male; chi ha seguito i numeri ha navigato meglio. Per capire davvero lo stato dell’economia USA, partiamo dal PIL: la stima definitiva del 2° trimestre 2025 è stata rivista al +3,8% annualizzato, massimo da due anni. Sotto il cofano, tre motori. Primo, i consumi: dopo una partenza moscia sono stati rivisti a +2,5%, con solidità sia nei beni durevoli (auto, elettronica) sia nei servizi (sanità, assicurazioni, trasporti). A sostenere la spesa hanno contribuito salari in crescita (+4,3% annuo), prezzi al dettaglio attenuati per qualche mese da scorte accumulate “pre-dazi” e promozioni, e, lato meno virtuoso, un maggiore uso del credito al consumo, con carte tornate a livelli record (circa 1,21 trilioni di dollari). Secondo, gli investimenti aziendali: +7,3%, il ritmo più forte dal 2021. La novità strutturale è la voce “data center”, oltre 40 miliardi annualizzati, che fotografa la corsa all’AI: software sì, ma soprattutto hardware, energia e infrastrutture. Si aggiungono semiconduttori e manifattura avanzata (spinti da incentivi e re-shoring), più energia verde e difesa. Non è un fuoco di paglia: è un cambio di mix che alza la base degli investimenti. Terzo, il canale estero/scorte: nel 2° trimestre le importazioni sono crollate del 29,3% dopo le maxi-scorte del trimestre precedente, regalando al PIL un contributo record di +4,8 punti dal saldo commerciale, mentre le scorte si sono sgonfiate e hanno fatto da freno. È la parte più “tecnica” e meno ripetibile della crescita. Sul fronte prezzi, il PCE di agosto racconta un quadro stabile ma non risolto: headline +0,2% m/m (+2,7% a/a), core +0,3% m/m (+2,9% a/a). I beni salgono poco (+0,1%) grazie a scorte e sconti, i servizi, la componente più “appiccicosa”, avanzano dello 0,3%, con housing a +0,4%. La spesa personale accelera allo 0,6% m/m, aiutata da redditi e salari in rialzo. Ma l’effetto-dazi inizia a filtrare: le scorte si ridurranno, i margini non si possono comprimere all’infinito, e l’inflazione “a ondate” rischia di essere più persistente del previsto. Il mercato del lavoro, intanto, rallenta ma non cede: le nuove richieste di sussidio sono scese a 218 mila (minimi da metà luglio), le aziende frenano le assunzioni ma non licenziano in massa; le continuing claims restano stabili intorno a 1,93 milioni. È un raffreddamento, non un collasso. Cosa significa per la Fed? Il trade-off è chiaro: crescita ancora resiliente spinta dai consumi, inflazione che non scende quanto basterebbe, e dazi che iniziano a pesare sui prezzi dei beni, mentre i servizi restano “sticky”. La banca centrale oggi appare più attenta a proteggere l’occupazione che a forzare l’inflazione al 2% nel breve: questo implica tagli sì, ma graduali e condizionati ai dati. Non a caso, dopo la riunione di settembre il mercato ha letto un messaggio “dovish ma non troppo”: dollaro su, rendimenti su, oro giù, azioni sotto pressione. La posta in gioco è il ritmo dei tagli da qui ai prossimi mesi. Se i consumi tengono e l’inflazione resta viva, il mercato dovrà probabilmente ridimensionare le scommesse su un allentamento rapido; se invece i segnali di raffreddamento sul lavoro si intensificano senza riaccendere i prezzi, la Fed potrà spingere un po’ di più sul freno dei tassi. In ogni caso, la sensibilità degli asset resterà altissima a ogni dato su prezzi e occupazione. Nel linguaggio dei “regimi” macro, i mercati stanno tentando il passaggio da una fase di stagflazione (crescita debole + inflazione alta) a una di reflazione (crescita più solida + inflazione in risalita ma gestibile). È una transizione sottile e fragile, in cui la direzione la detteranno la dinamica dei servizi nel PCE e il passo del mercato del lavoro. Per chi investe, la bussola rimane la stessa: seguire i dati (e il loro rate of change), non i titoli a effetto. L’agenda macroeconomica che va dal 29 settembre al 3 ottobre 2025 sarà caratterizzata dalla pubblicazione di diversi dati macroeconomici importanti riguardanti le principali economie del Vecchio Continente e gli Stati Uniti. La settimana inizia lunedì 29 settembre con i dati spagnoli sull’inflazione e le vendite al dettaglio di settembre e italiani sulla bilancia commerciale di agosto, mentre a livello europeo saranno diffusi gli indicatori di fiducia di settembre. Negli Stati Uniti occhi puntati sulle vendite pendenti di abitazioni di agosto e sull’indice manifatturiero Fed di Dallas di settembre. Martedì 30 settembre si presenta come una giornata molto intensa. In Australia e Giappone saranno pubblicati i dati sulla produzione industriale e nuovi cantieri edili, mentre dalla Cina arrivano i PMI manifatturiero e dei servizi di settembre (NBS e RatingDog). In Europa, tra Germania, Francia, Italia, Spagna e Regno Unito, saranno rilasciati dati su PIL, inflazione, prezzi alla produzione, vendite al dettaglio e tasso di disoccupazione, insieme agli indicatori di fiducia e vendite industriali. Dagli Stati Uniti, da seguire l’indice prezzi case di luglio, PMI Chicago, fiducia dei consumatori del Conference Board e i nuovi lavori JOLTS di settembre. Il mercoledì 1° ottobre vedrà la chiusura dei mercati cinesi per festività, mentre Australia e Giappone pubblicheranno i rispettivi PMI manifatturiero, insieme ai dati giapponesi sugli indici Tankan del terzo trimestre. In Europa, saranno diffusi i PMI manifatturiero e l’inflazione di settembre, con particolare attenzione al Regno Unito, Spagna, Italia e Germania. Dagli Stati Uniti, usciranno l’occupazione ADP, PMI e ISM manifatturiero e i dati dell’EIA sulle scorte e la produzione di greggio. Con i mercati cinesi ancora chiusi, giovedì 2 ottobre l'appuntamento è con la pubblicazione della fiducia dei consumatori in Giappone e in Europa i dati sul tasso di disoccupazione. Dagli Stati Uniti arriveranno le nuove richieste di sussidi di disoccupazione, i dati sui beni durevoli e sugli ordini alle fabbriche di agosto. La settimana si chiuderà venerdì 3 ottobre con il tasso di disoccupazione giapponese, PMI manifatturiero e composito, produzione industriale francese, PMI servizi e composito in Spagna, Italia, Germania, Regno Unito e Eurozona, oltre a vendite al dettaglio italiane e prezzi alla produzione europei. Dagli Stati Uniti, i dati chiave saranno Non Farm Payrolls, tasso di disoccupazione, salari medi orari, PMI dei servizi e composito e ISM servizi di settembre. La Borsa cinese sarà ancora chiusa per festività.

 

VENERDI’

I listini dell’Asia hanno chiuso negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,15%, China A50 -0,83%, Hang Seng ha chiuso a -0,33%, il Nikkei -0,63%, l’Australia +0,04%, Taiwan ha chiuso a -1,98%, la Corea del Sud Kospi -2,62%, l’indice Indiano Sensex chiuso -0,38%. Il nostro FTSEMib +0,96%, Dax chiuso +0,87% Ftse100 +0,77%, Cac40 +0,97%, Zurigo +0,45%. Lo S&P500 +0,59%, il Nasdaq chiuso +0,44%, il Russell2000 +0,97%. L’oro ha chiuso a 3.809,00 ollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 65,72$ per il wti e 69,22$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 32,697. Lo spread BTP/BUND 86,510. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 15,29%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere per lo più positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,19%, China A50 +0,27%, Hang Seng ha chiuso a +1,47%, il Nikkei -0,8%, l’Australia +0,76%, Taiwan chiusa per festività, la Corea del Sud Kospi +1,43%, l’indice Indiano Sensex chiuso +0,43%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura positiva così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 3.835,42 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 65,30$ per il greggio e 68,85$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 111.646 e l’Ethereum 4.108.

 

Buona giornata e buona settimana.


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