Pillole di Mercato
- Federico Caligiuri

- 1 ago
- Tempo di lettura: 5 min
(31° settimana - anno 2025)

Citazione del giorno:
Buffett W.: “Assumi i migliori e lasciali fare ciò che sanno. Altrimenti, assumi i più economici e fagli fare ciò che dici tu”
Le vendite globali sui mercati azionari si sono estese per il sesto giorno consecutivo, segnando la striscia negativa più lunga da settembre 2023. Né i solidi risultati trimestrali delle big tech né le recenti speranze sull’intelligenza artificiale sono riusciti a contrastare il crescente timore di una nuova ondata protezionistica, alimentata dall’annuncio del presidente Trump di nuovi dazi commerciali. L’indice MSCI All Country World ha perso lo 0,1%, mentre quello regionale asiatico ha chiuso la sesta seduta consecutiva in ribasso. Le borse sudcoreane sono crollate del 3,4%, appesantite anche da un dazio del 15% sulle esportazioni verso gli Stati Uniti. I future sull’S&P 500 e sulle piazze europee sono scesi rispettivamente dello 0,2% e dello 0,4%. Trump ha introdotto un dazio minimo globale del 10% e tariffe superiori al 15% per i paesi con surplus commerciale verso gli USA. Il franco svizzero ha ceduto terreno dopo l’annuncio di un dazio del 39% sulle esportazioni elvetiche. Il dollaro è rimasto stabile, segnando il primo guadagno mensile dall’insediamento di Trump, mentre il dollaro di Taiwan ha perso terreno per il settimo giorno consecutivo. Gli investitori iniziano a mettere in discussione la narrazione ottimista sull’AI: i dazi potrebbero interferire con le catene di approvvigionamento e raffreddare la propensione al rischio. Come osservato da Charu Chanana di Saxo Markets, l’annuncio ha fornito chiarezza numerica ma ha lasciato intatta l’incertezza operativa: le tariffe, prive di una logica apparente, aumentano la percezione di instabilità politica, complicando le decisioni aziendali. Il comunicato della Casa Bianca è stato pubblicato poco prima della scadenza del termine, fissato da Trump dopo due rinvii per consentire i negoziati. I tempi di entrata in vigore delle misure restano tuttavia incerti. Alcune tariffe erano già nell’aria, come il 25% sull’export indiano, mentre altre hanno sorpreso: 20% su Taiwan, 30% sul Sudafrica, 19% su Thailandia e Cambogia. Taiwan ha chiarito che si tratta di una misura temporanea e sta lavorando per ottenere una riduzione reciproca. Nonostante ciò, i mercati restano guardinghi: le reazioni agli accordi precedenti avevano progressivamente ridotto la volatilità, ma il ritorno di una linea più aggressiva desta nuove preoccupazioni. Giovedì le borse USA hanno chiuso in calo, cancellando i guadagni iniziali sostenuti dai conti positivi di Microsoft, che ha superato i 4.000 miliardi di capitalizzazione, e Apple, che ha battuto le attese sulle vendite. Amazon, invece, ha deluso con un outlook sottotono. Trump ha inoltre indirizzato lettere a 17 grandi aziende farmaceutiche, chiedendo di ridurre i prezzi negli Stati Uniti, provocando un calo delle loro quotazioni. Ha anche convocato i CEO di alcune grandi banche per discutere la quotazione di Fannie Mae e Freddie Mac. Ora l’attenzione si sposta sul report occupazionale USA di luglio, in uscita oggi, che potrebbe mostrare un rallentamento nelle assunzioni e un tasso di disoccupazione in salita al 4,2%. Secondo Gareth Nicholson di Nomura, in questo contesto gli operatori preferiscono alleggerire le posizioni in vista dei dati. Sul fronte societario, Apple ha registrato la crescita più rapida del fatturato trimestrale da oltre tre anni, mentre Tokyo Electron ha subito un crollo del 18% dopo aver tagliato le stime sugli utili. Shein ha sorpreso con 400 milioni di utile e 10 miliardi di ricavi nel primo trimestre. Le aziende farmaceutiche asiatiche hanno invece risentito delle pressioni di Trump. In Europa, le borse hanno chiuso ai minimi da oltre una settimana a causa di trimestrali deludenti e timori legati ai dazi. Il listino STOXX 600 ha perso lo 0,75%, con il FTSE MIB in calo dell’1,5%. Ferrari ha perso l’11,7%, peggior giornata dalla quotazione nel 2015, e ha pesato sull’intero comparto auto, in calo di quasi il 4%. La casa di Maranello ha confermato i target annuali ma prevede di ridurre gli sconti concessi negli USA, generando dubbi sulla sostenibilità dei margini. Sanofi ha deluso le attese con un calo del 7,8%, pur definendo “gestibile” l’impatto dei dazi americani. Craig Cameron di Templeton ha sottolineato come settori come automotive, farmaceutico e beni discrezionali siano i più esposti alle tariffe USA, motivo per cui alcuni gestori stanno preferendo utilities, industriali e banche. Quest’ultime hanno continuato a sovraperformare, con un guadagno mensile del 49% contro il +7,6% dello STOXX. Giovedì SocGen è salita del 6,9% dopo aver alzato le stime di utile annuo, mentre BBVA è balzata del 7,9% grazie a una trimestrale sopra le attese. In chiusura di giornata, il Dow ha perso lo 0,75%, l’S&P 500 oltre lo 0,3% e il Nasdaq ha chiuso poco sotto la parità. Il settore alimentare e delle bevande è sceso del 2,6% dopo che l’UE ha confermato che vino e distillati saranno ancora soggetti a dazi, in assenza di un nuovo accordo. AB InBev ha lasciato sul campo l’11,6% dopo una contrazione dei volumi. Anche i titoli chimici hanno faticato, con IMCD in calo del 12,5%, minimo da oltre quattro anni. Amplifon ha perso il 25,4% dopo un profit warning. In controtendenza, JDE Peet ha guadagnato il 10,7% grazie a una revisione al rialzo delle stime. In rialzo anche Shell (+1,1%) dopo risultati superiori alle attese. Infine, i rendimenti dei titoli a 2 anni tedeschi sono saliti ai massimi da aprile, con gli operatori che riducono le scommesse su ulteriori tagli BCE entro l’anno, assegnando ora solo una probabilità del 50% a un nuovo taglio da 25 punti base. I market movers di oggi sono: festa nazionali in Svizzera, indice Caixin Manifatturiero in Cina, indice PMI manifatturiero in tutta l’area Euro, CPI (Inflazione) nell’Eurozona, buste paga del settore non agricolo (NFP), tasso di disoccupazione, indice di fiducia dei consumatori elaborato dall’Università del Michigan e indice PMI del settore manifatturiero negli Stati Uniti.
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso negativi ad esclusione del Giappone e Taiwan. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,73%, China A50 -1,15%, Hang Seng ha chiuso a -1,21%, il Nikkei +1,10%, l’Australia -0,13%, Taiwan ha chiuso a +0,51%, la Corea del Sud Kospi -0,65%, l’indice Indiano Sensex -0,73%. Il nostro FTSEMib -1,56%, Dax chiuso -0,81% Ftse100 -0,05%, Cac40 -1,14%, Zurigo -0,91%. Lo S&P500 -0,37%, il Nasdaq -0,03%, il Russell2000 -0,93%. L’oro ha chiuso a 3.348,60 ollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 69,26$ per il wti e 71,70$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 35,195. Lo spread BTP/BUND 84,200. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 16,72%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,54%, China A50 -0,55%, Hang Seng ha chiuso a -0,60%, il Nikkei -0,57%, l’Australia -0,85%, Taiwan ha chiuso a -0,46%, la Corea del Sud Kospi -3,81%, l’indice Indiano Sensex -0,81%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura negativa così come negli Stati Uniti. L’oro si attesta a 3.344,47 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 69,34$ per il greggio e 71,81$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 115.434 e l’Ethereum 3.664.
Buona giornata e buon fine settimana.

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