Pillole di Mercato
- Federico Caligiuri

- 14 lug
- Tempo di lettura: 6 min
(29° settimana - anno 2025)

Citazione del giorno:
Confucio: “Un uomo è grande non perché non ha fallito. Un uomo è grande perché il fallimento non lo ha fermato”
La ventottesima settimana del 2025 si è chiusa con un mix di ottimismo e tensioni che hanno attraversato i mercati globali. Wall Street ha proseguito la sua corsa rialzista, confermando il buon momento degli indici: l’S&P 500 ha aggiornato nuovi massimi storici, supportato dalla solidità dell’economia statunitense e da un mercato del lavoro ancora robusto. Il Dow Jones ha perso circa l’1%, mentre il Nasdaq ha mostrato una crescita leggermente più contenuta ma comunque positiva, sostenuto dai titoli tecnologici, con Nvidia e Microsoft sempre protagonisti nella narrativa dell'intelligenza artificiale. In Europa, a differenza di quanto temuto alla vigilia, la settimana si è chiusa prevalentemente in positivo. Il pan-europeo STOXX 600 ha guadagnato circa l’1%, con Parigi e Madrid in linea, mentre il DAX tedesco ha chiuso con un +1,9%, spinto dalla buona performance del settore auto e industriale. L’unica eccezione negativa è stata Zurigo, penalizzata da realizzi sui titoli finanziari e farmaceutici. Il comparto energetico europeo ha beneficiato della risalita del petrolio e delle aspettative su un maggiore sostegno governativo alla transizione energetica. Gli investitori, però, hanno già cominciato a guardare con preoccupazione alla notizia arrivata sabato: Donald Trump ha annunciato che dal 1° agosto scatteranno dazi del 30% sull’Europa, se non si troverà un accordo. La mossa, attesa ma ufficializzata solo nel weekend, potrebbe modificare il sentiment alla riapertura dei mercati, alimentando volatilità nelle prossime settimane. Nel frattempo, in Asia, il clima è stato misto. Tokyo ha chiuso in leggero ribasso (-0,6%). Hong Kong ha guadagnato lo 0,9%. Anche Shanghai ha chiuso in positivo (+1%), grazie a nuovi stimoli per il settore immobiliare e alle attese di ulteriori misure di supporto alla crescita. Sul mercato valutario, il cambio euro/dollaro ha oscillato in un range compreso tra 1,165 e 1,175, chiudendo la settimana intorno a 1,167. Il dollaro ha recuperato terreno nelle ultime sedute, complice l’aumento dei rendimenti americani e la rinnovata tensione sui dazi, mentre l’euro ha mostrato segnali di fragilità dovuti alla dipendenza dell’economia continentale dall’export. Il mercato obbligazionario statunitense ha visto il rendimento del Treasury decennale risalire al 4,41%, correggendo rispetto ai minimi di inizio mese. La solidità dei dati sul lavoro e la prospettiva di un’inflazione ancora contenuta hanno spinto gli operatori a rivedere al ribasso le probabilità di tagli imminenti da parte della Fed, che resta comunque pronta a intervenire se necessario. Le materie prime sono state grandi protagoniste. Il rame ha vissuto un rally spettacolare, chiudendo la settimana in forte rialzo, sostenuto dalle preoccupazioni legate ai dazi americani (il 50% sulle importazioni, effettivo da agosto) e da forti acquisti speculativi. Anche argento e platino hanno segnato nuovi massimi, spinti sia dalla domanda industriale che da accumuli strategici in ottica di copertura contro possibili shock geopolitici e inflattivi. L'oro ha continuato a salire per la seconda settimana consecutiva, grazie alla sua funzione di bene rifugio, nonostante i rendimenti reali in salita. Il petrolio si è stabilizzato intorno a 68 dollari al barile, in un contesto di bilanciamento tra i timori di domanda globale e la politica OPEC+, che a partire da agosto dovrebbe aumentare la produzione di circa 400.000 barili al giorno. Bitcoin, dal canto suo, ha consolidato sopra i 119.000 dollari, superando i massimi storici, beneficiando della debolezza strutturale del dollaro e della crescente attrazione verso gli asset alternativi. Sul fronte societario, spiccano l’emissione record da 17,7 miliardi di dollari da parte di NTT, la più grande nella storia di un’emittente asiatica sul mercato obbligazionario internazionale. Siemens ha invece festeggiato un netto recupero grazie alla conferma di commesse nel settore energetico, mentre Apple ha perso smalto dopo l’addio del responsabile AI passato a Meta, segnale delle difficoltà interne a Cupertino nel gestire la competizione tecnologica. In Europa, focus anche sul settore auto con BMW in forte progresso (+9%) dopo una conference call pre-trimestrale giudicata molto positiva dagli analisti. Il comparto farmaceutico ha invece mostrato debolezza, con vendite su alcuni big player in vista di possibili dazi extra USA. La settimana entrante sarà dominata dall’avvio ufficiale della stagione delle trimestrali americane, un momento decisivo per testare la solidità delle aziende in un contesto di tassi elevati e nuove tensioni commerciali. Tra i nomi più attesi ci saranno ASML, TSMC e Tesla, fondamentali per capire lo stato di salute del tech globale e della filiera dei semiconduttori, insieme a colossi come Netflix, Goldman Sachs, Johnson & Johnson, United Health e PepsiCo. Sul piano geopolitico, i riflettori resteranno puntati su Trump e sulle lettere inviate ai Paesi che non hanno ancora siglato accordi: i dazi del 30% per l’Europa e del 35% per il Canada in arrivo dal 1° agosto potrebbero ridefinire le dinamiche di scambio globale. In conclusione, la settimana appena conclusa si è distinta per un apparente ottimismo in superficie, ma con tensioni pronte a riemergere. Il mercato sembra aver scelto di guardare alle trimestrali e ai dati macro più che alle minacce immediate, ma la fiducia potrebbe essere messa a dura prova se la retorica sui dazi dovesse trasformarsi in realtà concreta e rapida. Un’estate che si preannuncia calda non solo sul piano climatico, ma anche sul fronte dei mercati, dove la combinazione di utili societari, geopolitica e politica monetaria promette di tenere alta la volatilità e mettere alla prova la pazienza degli investitori globali. L’agenda macroeconomica che va dal 14 al 18 luglio 2025 sarà caratterizzata dalla pubblicazione di diversi dati macroeconomici importanti riguardanti le principali economie del Vecchio Continente e gli Stati Uniti. Si parte in tono più lieve lunedì, con l’unico dato in uscita relativo alla produzione industriale giapponese di maggio. Martedì 15 luglio sarà una giornata chiave, con la Cina in primo piano: verranno pubblicati i dati del PIL del secondo trimestre, insieme a produzione industriale, vendite al dettaglio, disoccupazione e prezzi delle abitazioni di giugno. In Europa, occhi puntati sull’inflazione in Spagna, sugli indici ZEW di Germania e area euro, e sulla produzione industriale dell’Eurozona. Dall’altra parte dell’Atlantico, gli Stati Uniti diffonderanno il dato chiave sull’inflazione di giugno e l’indice Empire State Fed di New York. Mercoledì 16 luglio sarà dominato dai dati sull’inflazione nel Regno Unito e in Italia, e sulle bilance commerciali italiana ed europea. Dati importanti anche dagli USA, dove usciranno l’indice dei prezzi alla produzione, la produzione industriale e il consueto aggiornamento settimanale sulle scorte e produzione di petrolio. Giovedì 17 luglio si aprirà con la bilancia commerciale giapponese e proseguirà con un’ampia panoramica sul mercato del lavoro nel Regno Unito (disoccupazione, salari e sussidi). In Eurozona sarà diffuso il dato sull’inflazione di giugno, mentre dagli Stati Uniti arriveranno i numeri su vendite al dettaglio, indice Fed Philadelphia, richieste di sussidi e indice NAHB, che fotografa il sentiment nel settore immobiliare. Venerdì 18 luglio si chiude con un’ultima ondata di indicatori: in Giappone si pubblica l’inflazione, mentre in Germania sarà reso noto l’andamento dei prezzi alla produzione. Negli Stati Uniti, l’attenzione sarà sui permessi di costruzione, sui nuovi cantieri edili residenziali e, infine, sulla fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan.
VENERDI’
I listini dell’Asia hanno chiuso positivi con poche eccezioni. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +1,24%, China A50 +1,22%, Hang Seng ha chiuso a +1,98%, il Nikkei -0,01%, l’Australia +0,02%, Taiwan ha chiuso a +0,10%, la Corea del Sud Kospi +0,02%, l’indice Indiano Sensex -0,49%. Il nostro FTSEMib -1,11%, Dax chiuso -0,92% Ftse100 -0,38%, Cac40 -0,92%, Zurigo -1,60%. Lo S&P500 -0,33%, il Nasdaq -0,22%, il Russell2000 -1,26%. L’oro ha chiuso a 3.364,00 ollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 68,45$ per il wti e 70,36$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 35,561. Lo spread BTP/BUND 91,400. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 16,40%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere positivi con poche eccezioni. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,51%, China A50 +0,28%, Hang Seng ha chiuso a +0,67%, il Nikkei -0,05%, l’Australia +0,06%, Taiwan ha chiuso a -0,74%, la Corea del Sud Kospi +0,61%, l’indice Indiano Sensex -0,16%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura negativa così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 3.373,52 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 68,59$ per il greggio e 70,51$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 120.631 e l’Ethereum 3.045.
Buona giornata e buona settimana.

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