Pillole di Mercato
- Federico Caligiuri

- 10 lug
- Tempo di lettura: 4 min
(28° settimana - anno 2025)

Citazione del giorno:
Seneca: “Non tutte le tempeste arrivano per distruggerti la vita. Alcune arrivano per pulire il tuo cammino”
I futures sugli indici azionari statunitensi sono scesi insieme al dollaro dopo che il presidente Donald Trump ha rilanciato le tensioni commerciali con un dazio del 50% sul rame e nuove lettere che impongono tariffe più alte a vari Paesi. I contratti sullo S&P 500 hanno perso lo 0,3%, mentre un indice del dollaro ha ceduto lo 0,1% giovedì. I Treasury e le borse asiatiche sono rimasti sostanzialmente stabili, mentre il Bitcoin si è mantenuto vicino ai massimi storici toccati mercoledì. In precedenza, gli asset brasiliani erano crollati dopo l’annuncio di Trump di nuove lettere sui dazi, comprese misure punitive sui beni provenienti dal Brasile. La domanda all’asta di obbligazioni giapponesi a 20 anni è risultata inferiore alla media degli ultimi dodici mesi, segnalando un’attenzione crescente al debito pubblico. Il prezzo del rame è salito dopo l'annuncio del dazio statunitense: i futures al London Metal Exchange sono avanzati dello 0,4% a 9.664,50 dollari la tonnellata, mentre i contratti sul Comex sono cresciuti quasi del 3%. Trump ha confermato l’intenzione di far partire il nuovo prelievo dal 1° agosto, colpendo produttori globali che dipendono fortemente dal metallo. Secondo Ray Attrill di National Australia Bank, queste nuove misure tariffarie appaiono come atti di “autolesionismo inflazionistico” per l’economia americana, alimentando la narrativa del “sell America” che ha spinto molti investitori a vendere dollari. L’indice del biglietto verde ha perso l’8,7% da inizio anno. Trump ha inoltre annunciato un dazio del 30% su Algeria, Libia, Iraq e Sri Lanka, del 25% su Brunei e Moldavia, e del 20% sulle Filippine. La mossa più dura è stata verso il Brasile, con un prelievo del 50%, giustificato da Trump facendo riferimento alle accuse contro l’ex presidente Bolsonaro. Il Brasile ha già dichiarato che risponderà con misure di reciprocità. Nonostante il ritorno dei timori sui dazi, l’azionario globale continua a reggere: l’indice MSCI All Country World ha toccato un nuovo record la scorsa settimana e l’S&P 500 ha chiuso mercoledì vicino ai massimi storici. Secondo Nadia Grant di BNP Paribas AM, i mercati stanno guardando oltre queste minacce, convinti che le tariffe non diventeranno definitive. In Giappone, la debole domanda per i titoli di stato riflette la preoccupazione per il crescente debito pubblico, soprattutto in vista delle elezioni alla Camera alta di fine mese. Il ministero delle Finanze ha ridotto l’emissione di bond a lunga scadenza per contenere la volatilità, ma il mercato resta vigile. Sul fronte corporate, NTT ha emesso 17,7 miliardi di dollari di obbligazioni in dollari ed euro, la più grande emissione mai realizzata da una società asiatica. In Asia, Contemporary Amperex Technology tratta con un premio record a Hong Kong rispetto alla quotazione mainland, mentre i produttori automobilistici giapponesi hanno tagliato i prezzi per il mercato USA al ritmo più veloce di sempre. In Europa, lo STOXX 600 ha chiuso ai massimi delle ultime quattro settimane (+0,8%), trainato dalle banche e dalle difensive. L’indice delle banche dell’eurozona è salito del 2,7%, con UniCredit in rally del 4,6% ai massimi dal 2011, mentre il segmento difesa ha raggiunto un nuovo record. Trump ha dichiarato che invierà una lettera all’UE con la comunicazione delle nuove aliquote entro due giorni, ma ha confermato che non ci saranno ulteriori proroghe oltre il 1° agosto. Nonostante ciò, le parti sembrano ancora disponibili a negoziare e Bruxelles spera in un accordo di principio imminente. Tra le società europee, EssilorLuxottica è balzata del 5,6% grazie alla notizia dell’acquisizione di una quota del 3% da parte di Meta Platforms. Male invece WPP, crollata del 18,8% dopo il taglio dell’outlook sugli utili. A Wall Street, mercoledì, gli indici hanno chiuso in rialzo: il Dow +0,5%, lo S&P 500 +0,6% e il Nasdaq +1%, con gli investitori che continuano a ignorare i rischi legati alla politica commerciale e guardano alle trimestrali in arrivo come prossimo catalizzatore. I market movers di oggi sono: CPI (inflazione) in Germania, richieste dei sussidi alla disoccupazione negli Stati Uniti.
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso per la maggior parte positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,61%, China A50 +0,45%, Hang Seng ha chiuso a +0,70%, il Nikkei +0,27%, l’Australia -0,27%, Taiwan ha chiuso a +0,48%, la Corea del Sud Kospi +1,53%, l’indice Indiano Sensex -0,03%. Il nostro FTSEMib +1,59%, Dax chiuso +1,42% Ftse100 +0,15%, Cac40 +1,44%, Zurigo +0,16%. Lo S&P500 +0,61%, il Nasdaq +0,95%, il Russell2000 +1,06%. L’oro ha chiuso a 3.321,31 ollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 68,28$ per il wti e 70,10$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 34,615. Lo spread BTP/BUND 92,000. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 15,94%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere per la maggior parte positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,55%, China A50 +0,52%, Hang Seng ha chiuso a +0,26%, il Nikkei -0,63%, l’Australia +0,65%, Taiwan ha chiuso a +0,52%, la Corea del Sud Kospi +1,32%, l’indice Indiano Sensex -0,17%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura positiva mentre gli Stati Uniti sono negativi. L’oro si attesta a 3.332,02 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 68,46$ per il greggio e 70,31$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 111.053 e l’Ethereum 2.779.
Buona giornata.
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