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Pillole di Mercato

(20° settimana - anno 2025)

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Citazione del giorno:

Jean Piaget: “L’intelligenza non è ciò che si sa, ma ciò che si fa quando non si sa”

 

Quella appena conclusa è stata una settimana fatta di movimenti incerti e silenziosi, di quelle che sembrano dire poco, ma che sotto la superficie raccontano moltissimo. L’S&P 500 ha chiuso a -0,59%, il Nasdaq a -0,27%, mentre i rendimenti dei Treasury a 2 anni sono balzati fino al 3,90%: segnale chiaro che l’obbligazionario continua a muoversi con una logica propria. Il dollaro è rimasto stabile, ma il protagonista inatteso è stato Bitcoin, che ha superato i 100.000 dollari con un balzo del +9%, sempre più convincente. Il rimbalzo non è stato innescato da una notizia in particolare, ma da un cambio di tono. Trump ha elogiato i "progressi nei colloqui con la Cina", annunciato un accordo commerciale con il Regno Unito e lasciato intravedere la possibilità di nuovi accordi multilaterali. Nessun passo indietro sui dazi, ma neppure nuove provocazioni: un equilibrio instabile che, per ora, sembra bastare ai mercati. L'interpretazione è chiara: lo scenario peggiore si allontana e torna la voglia di rischiare. L'oro resta vicino ai massimi, ma le vendite rallentano. Bitcoin, invece, mostra segni di indipendenza dall'azionario: sale, ma non più solo in scia. Come se qualcosa stesse cambiando. Intanto, la Fed resta immobile. Il mercato del lavoro regge, l'inflazione rimane sopra il 2%, e i membri del board ribadiscono che un taglio a giugno è improbabile. Powell resiste alle pressioni di Trump: i dazi non hanno ancora mostrato il loro pieno effetto e potrebbero innescare un impulso inflattivo ritardato. Meglio, secondo la Fed, sbagliare per prudenza che per fretta. Il mercato, però, si muove più in fretta della realtà. Sconta allentamenti che ancora non ci sono, come se l'assenza di cattive notizie fosse già una buona notizia. Ma sotto la superficie la tensione resta. Mentre Trump invoca tagli ai tassi basandosi sui dati occupazionali, l'obbligazionario racconta un'altra storia fatta di inflazione persistente, rendimenti in ascesa e aspettative che si riallineano rapidamente alla realtà. Il dato di aprile sull'occupazione (+177.000) e i jobless claims in calo (228.000) non hanno sorpreso per i numeri, ma per quello che implicano. Per la Casa Bianca, la crescita giustifica un taglio. Per Powell, invece, è il contrario: se il mercato del lavoro tiene e il PCE core resta sopra il 2,6%, non c'è alcuna urgenza di allentare. Anzi, il rischio è proprio quello di tagliare troppo presto e alimentare un secondo giro di rincari, quando gli effetti dei dazi inizieranno davvero a farsi sentire. Powell lo sa, e lo ha detto chiaramente. Il risultato? I rendimenti a 2 anni hanno registrato il più forte balzo in due giorni da ottobre. I futures hanno cancellato le scommesse su un taglio a giugno. Ora si guarda a luglio, forse settembre, forse oltre. Powell ha ribadito la sua linea: nessuna fretta, nessun regalo pre-elettorale. E, almeno per ora, il mercato sembra credergli. In questo contesto, la posizione della BCE appare più rassicurante. Lagarde e Rehn hanno fatto intendere che il primo taglio dei tassi arriverà a giugno, salvo sorprese. L'inflazione europea scende, la crescita è debole ma sotto controllo. La BCE ha più margine. Ma proprio questo contrasto evidenzia quanto la Fed sia incastrata: tra dazi potenzialmente inflattivi, un'economia che tiene e pressioni politiche crescenti, ogni scelta sembra sbagliata. Mentre la Fed frena, gli hedge fund si muovono con cautela e i mercati camminano sul filo, un asset ha continuato a salire in modo silenzioso ma costante: l'oro. Il metallo giallo ha aggiornato i massimi 28 volte da novembre, superando i 3400 dollari l'oncia. Tra i migliori performer degli ultimi cinque anni. Non sono solo i piccoli investitori a comprarlo, ma soprattutto le banche centrali dei Paesi emergenti, che accumulano lingotti per ridurre la dipendenza dal dollaro. Il messaggio è chiaro: la fiducia nella moneta americana vacilla. Se il dollaro perde terreno, l'oro ne guadagna. Gli hedge fund, pur riducendo l'esposizione su altri asset, mantengono le posizioni long sull'oro come copertura. La sua funzione difensiva resta intatta. Paradossalmente, l'età dell'oro promessa da Trump si sta davvero avverando. Ma non nel modo che lui aveva previsto. L'economia reale fatica, i rendimenti si impennano, l'inflazione non scende. E in questo scenario, l'oro torna ad essere un punto fermo. Solo metallo, peso e silenzio. Ed è proprio questo che oggi lo rende così attraente. L’agenda macroeconomica che va dal 12 al 16 maggio 2025 sarà caratterizzata da una carrellata di dati macroeconomici importanti riguardanti le principali economie del Vecchio Continente e gli Stati Uniti. A catalizzare l’attenzione degli operatori saranno i dati dell’inflazione degli Stati Uniti e le letture del PIL dell’Eurozona e del Regno Unito. Per gli USA gli operatori monitoreranno anche l’indice NFIB (sentimenti piccole e medie imprese), i prezzi alla produzione, le vendite al dettaglio, la produzione industriale, gli indici manifatturieri di New York e della Fed di Philadelphia e la fiducia dei consumatori elaborata dall’Università del Michigan. Guardando al Vecchio Continente, per l’Eurozona attenzione agli indici ZEW tedeschi e dell'Area Euro, all’inflazione in Germania e Spagna, e giovedì al PIL del primo trimestre e alla produzione industriale. Venerdì sarà la volta della bilancia commerciale dell’area euro e dell’Italia. In Francia, in calendario giovedì il dato sull’inflazione di aprile. In Italia, da monitorare l’inflazione e la bilancia commerciale venerdì. Nel Regno Unito, sarà una settimana densa: martedì saranno pubblicati i dati sul mercato del lavoro, mentre giovedì usciranno il PIL del primo trimestre, la produzione industriale e la bilancia commerciale. Passando all’Asia, in Giappone occhi puntati sul PIL del primo trimestre e sulla produzione industriale. Fronte materie prime, mercoledì sarà pubblicato il report mensile dell’OPEC.

 

VENERDI’

I listini dell’Asia hanno chiuso misti. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,13%, China A50 +0,48%, Hang Seng ha chiuso a +0,20%, il Nikkei +1,58%, l’Australia +0,55%, Taiwan ha chiuso a +0,88%, la Corea del Sud Kospi -0,09 %, l’indice Indiano Sensex -1,11%. Il nostro FTSEMib +1,02%, Dax chiuso +0,63% Ftse100 ha chiuso +0,27%, Cac40 +0,64%, Zurigo +0,21%. Lo S&P500 -0,07%, il Nasdaq +0,00%, il Russell2000 -0,16%. L’oro ha chiuso a 3.314,55 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 60,20$ per il wti e 63,10$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 34,618. Lo spread BTP/BUND 104,800. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 21,90%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,46%, China A50 +0,40%, Hang Seng ha chiuso a +1,09%, il Nikkei +0,21%, l’Australia +0,17%, Taiwan ha chiuso a +0,88%, la Corea del Sud Kospi +0,72%, l’indice Indiano Sensex +2,77%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura positiva così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 3.281,65 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 61,49$ per il greggio e 64,33$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 103.968 e l’Ethereum 2.514.

 

Buona giornata e buona settimana.


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