Pillole di Mercato
- Federico Caligiuri

- 5 mag
- Tempo di lettura: 6 min
(19° settimana - anno 2025)

Citazione del giorno:
Marcel Proust: “Un vero viaggio non è cercare nuove terre ma avere nuovi occhi”
In meno di due settimane, le Borse americane hanno recuperato oltre 5.000 miliardi di dollari di capitalizzazione. È come se i dazi non fossero mai esistiti. L’indice S&P 500 ha registrato nove sedute consecutive in rialzo, un record che mancava da vent’anni. Il Bitcoin è tornato a flirtare con quota 100.000 dollari e persino le aziende tecnologiche senza utili sono tornate a stuzzicare la fantasia degli investitori. Tuttavia, ogni magia ha il suo trucco: in questo caso, è la speranza — non ancora un fatto concreto — che la Casa Bianca sia prossima a una tregua commerciale. Questa euforia coesiste con una realtà economica meno brillante. Gli analisti continuano a rivedere al ribasso le stime di crescita e di utili, le procedure fallimentari toccano i massimi degli ultimi cinque anni e, nonostante ciò, gli spread sui titoli high yield si restringono come se il rischio fosse un ricordo. Il VIX, l’indice della paura, presenta un’anomalia: la volatilità attesa oggi è superiore a quella prevista nei prossimi sei mesi. I mercati prezzano tre tagli dei tassi da parte della Federal Reserve nel 2025, convinti che l’impatto dei dazi costringerà Jerome Powell a intervenire. Tuttavia, le aspettative di inflazione, misurate attraverso gli swap, rimangono elevate. Una Fed accomodante in un contesto di inflazione persistente rischia di rivelarsi un paradosso monetario. Il dollaro si è rafforzato per la seconda settimana consecutiva, ma la tradizionale correlazione con i rendimenti dei Treasury si è interrotta. Per alcuni investitori istituzionali, questo è un segnale che gli Stati Uniti stanno perdendo il ruolo di porto sicuro globale. I primi 100 giorni del ritorno di Trump alla Casa Bianca sono stati segnati da volatilità estrema: promesse di deregolamentazione e crescita si sono trasformate in dazi e instabilità. Il 2 aprile, l’S&P 500 ha subito una delle peggiori vendite degli ultimi decenni, seguita, una settimana dopo, da un balzo record a seguito della sospensione temporanea dei nuovi dazi. Da inizio anno, però, l’indice ha perso l’8%, segnando il peggior inizio presidenziale dal 1974. Nel frattempo, anche il concetto di “bene rifugio” si è evoluto. I Treasury non offrono più la protezione di un tempo. I rendimenti decennali sono scesi al minimo il 2 aprile, per poi risalire bruscamente senza nuovi dati macro. In parallelo, il dollaro ha rotto la sua correlazione storica con i rendimenti. Alcuni parlano di “Sell America trade”, un disinvestimento progressivo dagli asset statunitensi. In questo scenario incerto, l’oro ha brillato con un rialzo superiore al 21% da inizio mandato, battendo l’S&P 500 di oltre 30 punti percentuali. Anche il Bitcoin, sebbene ancora sotto i massimi, ha ripreso vigore, con un comportamento meno legato ai titoli tech e più autonomo, avvicinandosi all’idea di “oro digitale”. Il PIL USA ha registrato una contrazione dello 0,3% nel primo trimestre 2025, il primo dato negativo dal 2022. Non è ancora recessione tecnica, ma è un segnale da non ignorare. Il prodotto interno lordo, concepito negli anni '30 per misurare l’economia industriale, oggi fatica a catturare la complessità di un’economia basata sui servizi, che rappresentano oltre il 70% dell’attività economica. Il PIL non riflette il sentiment delle famiglie e delle imprese: eppure, la fiducia è il vero motore di una recessione. Se questa viene meno, anche un piccolo inciampo statistico può diventare un freno reale. Contro ogni previsione, il report occupazionale di aprile ha sorpreso positivamente: +177.000 nuovi posti di lavoro, ben oltre le attese. Tuttavia, i dati dei mesi precedenti sono stati corretti al ribasso, con un totale di 58.000 posti in meno rispetto alle stime iniziali. Il tasso di disoccupazione è stabile al 4,2% e la partecipazione alla forza lavoro è salita al 62,6%, segnale che più americani cercano — e trovano — occupazione. L’indagine sulle famiglie mostra un incremento di 436.000 occupati, colmando il gap con l’indagine sulle imprese. Un aspetto chiave riguarda la composizione della forza lavoro: ad aprile si è registrato un aumento netto di oltre un milione di lavoratori nativi e una riduzione di 410.000 lavoratori stranieri. Questo cambiamento potrebbe influenzare significativamente il mercato del lavoro e la narrazione politica nei prossimi mesi. Il settore pubblico, in costante calo da quattro mesi, lascia spazio alla ripresa del settore privato, con segnali positivi nella sanità e nella logistica, mentre la manifattura rimane stagnante. Infine, emerge un ritorno alla normalità anche nella qualità dell’occupazione: i posti full-time aumentano nettamente rispetto a quelli part-time, e calano i lavoratori con più di un impiego. Un possibile segnale che, almeno per ora, una parte dell’economia americana sta tornando in equilibrio. Un altro segnale che sottolinea il cambiamento in corso nei mercati e nell’economia globale arriva da uno dei più iconici protagonisti della finanza mondiale: Warren Buffett ha annunciato la sua decisione di ritirarsi progressivamente dalla guida operativa di Berkshire Hathaway. Dopo decenni di leadership leggendaria, Buffett lascia un’eredità fatta di disciplina, visione di lungo termine e una filosofia di investimento che ha attraversato intere generazioni di investitori. A raccogliere il testimone sarà Greg Abel, già vicepresidente dell’azienda e da anni considerato il successore naturale. Abel ha gestito con successo le attività non assicurative di Berkshire, dimostrando rigore operativo e continuità di approccio, in linea con i principi cardine del gruppo. La sua nomina conferma la volontà di garantire una transizione ordinata e la continuità della cultura aziendale costruita da Buffett. La sua uscita non è solo simbolica: rappresenta la fine di un’epoca e l’inizio di una nuova fase per i mercati, che dovranno affrontare sfide e opportunità senza uno dei punti di riferimento storici più solidi. Per molti investitori, questo passaggio di testimone è un ulteriore invito a rafforzare le proprie strategie di lungo termine, puntando su qualità, diversificazione e coerenza con i propri obiettivi di vita. La “saggezza di Omaha” resta un faro, anche in un mondo che cambia rapidamente. L’agenda macroeconomica che va dal 5 al 9 maggio 2025 sarà caratterizzata da una carrellata di dati macroeconomici importanti riguardanti le principali economie del Vecchio Continente e gli Stati Uniti. A catalizzare l’attenzione degli operatori saranno le riunioni di politica monetaria della Federal Reserve e della Bank of England. Per gli Stati Uniti, occhi puntati sull’ISM dei servizi, sul PMI servizi e composito, sulla bilancia commerciale, sulle scorte di greggio. In agenda anche i dati sulle nuove richieste di sussidi di disoccupazione e le vendite all’ingrosso. In Europa, il focus sarà su fiducia degli investitori Sentix, sui PMI servizi e composito (attesi anche per i principali Paesi), sui prezzi alla produzione, sulle vendite al dettaglio e sulla produzione industriale. Guardando ai singoli Paesi del blocco europeo, in Germania, attenzione agli ordini alle fabbriche, alla produzione industriale e alla bilancia commerciale. In Italia, focus sui PMI servizi e composito, vendite al dettaglio e produzione industriale mentre nel caso della Spagna c'è da monitorare il tasso di disoccupazione e i dati PMI. Per il Regno Unito focus sull’indice Halifax sui prezzi delle case, il PMI servizi e composito e la produzione industriale. Passando all’Asia, in Cina saranno diffusi il PMI servizi e composito Caixin e la bilancia commerciale. In Giappone, usciranno i PMI servizi e composito. Le Borse resteranno chiuse per festività lunedì 5 maggio in Cina, Giappone e Gran Bretagna, e martedì 6 maggio in Giappone.
VENERDI’
I listini dell’Asia aperti si avviano a chiudere positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite chiusa per festività, China A50 chiusa per festività, Hang Seng ha chiuso a +1,67%, il Nikkei +1,21%, l’Australia +1,04%, Taiwan a chiuso a +2,35%, la Corea del Sud Kospi +2,87%, l’indice Indiano Sensex +0,88%. Il nostro FTSEMib 1,92%, Dax chiuso +2,62% Ftse100 +1,17%, Cac40 +2,33%, Zurigo +1,18%. Lo S&P500 +1,47%, il Nasdaq +1,51%, il Russell2000 +2,27%. L’oro ha chiuso a 3.257,00 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 58,29$ per il wti e 61,29$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 33,078. Lo spread BTP/BUND 110,650. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 22,68%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I pochi listini dell’Asia aperti si avviano a chiudere deboli. Nei singoli paesi lo Shanghai composite chiusa per festività, China A50 chiusa per festività, Hang Seng ha chiuso a +1,67%, il Nikkei chiuso per festività, l’Australia -0,88%, Taiwan a chiuso a -0,75%, la Corea del Sud Kospi chiusa per festività, l’indice Indiano Sensex +0,51%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura molto negativa così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 3.264,45 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 56,01$ per il greggio e 59,08$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 94.371 e l’Ethereum 1.805.
Buona giornata e buona settimana.

%20(454%20x%2087%20px)%20(454%20x%2094%20px)%20(1).png)
Commenti