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Pillole di Mercato

(49° settimana - anno 2024)

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Citazione del giorno:

Crescita personale: "Il pensiero più ricorrente di ogni giorno determina come stai. Presta attenzione a cosa pensi"

 

Un anno fa, gli investitori si preparavano al peggio. Si parlava di possibili turbolenze, un’economia americana a rischio di” hard landing” e tagli dei tassi che sarebbero arrivati troppo tardi. Ora, con il 2024 quasi al termine, l’anno si avvia a entrare nella Hall of Fame di Wall Street come uno dei più rialzisti di sempre. Questa settimana, i mercati azionari USA hanno chiuso in rialzo dopo una sessione di trading più breve del solito, mentre i rendimenti dei Treasury sono scesi su tutta la curva e il dollaro ha interrotto una serie di otto settimane consecutive di guadagni. A spingere questa dinamica sono state le speculazioni sul fatto che il presidente eletto Donald Trump potrebbe adottare un approccio più moderato alle sue politiche commerciali. L’S&P 500 è salito di oltre l’1% per la seconda settimana consecutiva, raggiungendo un nuovo massimo storico. Novembre si è chiuso con un guadagno del 5,7%, il miglior mese dell’anno. Nelle ultime quattro settimane, i mercati azionari americani hanno registrato afflussi record per 141 miliardi di dollari, secondo EPFR Global. Ricordate quando nel 2019 si parlava solo di tensioni commerciali; eppure, le azioni volavano alto? La vera partita la giocava la Fed con il suo cambio di rotta sui tassi. Oggi non è molto diverso: siamo ancora in una fase di tagli e il mercato toro continua a caricare. Con il 2025 alle porte, Wall Street guarda avanti con ottimismo, anche se qualcuno inizia a domandarsi se il rally potrà continuare per il terzo anno consecutivo. Le previsioni di crescita degli utili per il prossimo anno restano alte, intorno al 15%. Ma questa resilienza continua è sorprendente, dato che l’economia globale è piena di rischi. In Europa, nonostante difficoltà economiche e crisi politiche in Francia e Germania, la maggior parte degli indici azionari ha chiuso in positivo. Quest’anno però la forza dei mercati USA ha messo in ombra i guadagni europei: lo Stoxx 600 è sulla buona strada per segnare uno dei suoi peggiori anni rispetto all’S&P 500. Particolarmente deludente la performance delle azioni francesi, frenate dal caos politico interno. Secondo Wall Street, i Magnifici Sette - Apple, Microsoft, Amazon, Meta, Alphabet, Nvidia e Tesla - continueranno a crescere ma a un ritmo che li renderà solo leggermente migliori, del resto, dell’S&P 500. Le previsioni indicano che l’utile netto del gruppo crescerà di circa il 20% nei prossimi anni, contro un 16% previsto per il resto delle aziende dell’indice. Il problema è che il prezzo da pagare per questa crescita è molto più alto: i Magnifici 7 scambiano a una valutazione mediana di 30 volte gli utili futuri, mentre il resto dell’indice si ferma a 19,5 volte. Vale ancora la pena sovrappesare questi titoli nei portafogli? Gran parte della narrativa sul futuro di questi titani dipende dall’intelligenza artificiale e dalla sua capacità di rivoluzionare il mondo degli affari. Nvidia è al centro dell’attenzione, vendendo i "picconi e le pale" per la corsa all’oro dell’AI, mentre gli altri membri del gruppo stanno investendo miliardi per portare la tecnologia sia alle aziende che ai consumatori. Il risultato è un’interdipendenza sempre più stretta tra queste aziende, le cui valutazioni altissime si basano sull’idea che il "gioco delle sedie" dell’AI continuerà senza sosta. Anche se i modelli di IA generativa continuano a stupire, stanno emergendo limiti sempre più evidenti: errori, costi crescenti e margini di miglioramento sempre più ridotti per ogni dollaro investito. È plausibile che l’IA segua il percorso di altre grandi innovazioni, attraversando un ciclo di “hype” caratterizzato da un periodo di disillusione e fallimenti aziendali prima di stabilizzarsi su basi più solide. A complicare ulteriormente la situazione ci sono le pressioni esterne. Alphabet, ad esempio, ha visto le sue azioni calare dopo l’annuncio del Dipartimento di Giustizia statunitense di voler imporre la vendita del browser Chrome. Anche Microsoft è sotto il mirino dell'antitrust degli Stati Uniti, che ha avviato un’indagine che coinvolge il cloud computing, le licenze software, la cybersecurity e i prodotti IA. Apple, invece, deve affrontare il calo delle vendite di iPhone in Cina e la minaccia di una nuova guerra commerciale sotto Donald Trump. E poi c’è Tesla, che gioca una partita tutta sua. Con una valutazione superiore a 90 volte gli utili futuri basata più sulle promesse di un futuro fatto di robotaxi che sui risultati attuali, l’azienda di Musk rappresenta probabilmente l’investimento più rischioso del gruppo, ma anche l’unico vero elemento di diversificazione. E' saggio fidarsi ciecamente di un gruppo di aziende con valutazioni così alte e legate alla stessa narrativa? O forse è meglio riequilibrare i portafogli? Ciò che oggi appare "magnifico", domani potrebbe non esserlo più. È arrivato il freddo in Europa. La valuta comune si è leggermente rafforzata negli ultimi giorni, ma i segnali di un ulteriore debolezza sono già evidenti. I dati economici deludono, la politica monetaria arranca e il panorama politico è sempre più instabile. Non siamo alla fine del progetto europeo, ma di certo le cose non promettono bene. I due principali motori economici dell’Unione, Germania e Francia, fanno fatica. L’economia tedesca è praticamente ferma, mentre la Francia si trova nel bel mezzo di un un caos politico e fiscale. Il primo ministro francese, Michel Barnier, sta lottando per far passare un bilancio accettabile e nel frattempo Bruxelles e i mercati guardano con preoccupazione. Il premio di rischio sui titoli di Stato francesi è salito ai massimi da dodici anni e i costi di finanziamento della Francia hanno superato per la prima volta quelli della Grecia. Nel frattempo, la Banca Centrale Europea deve trovare un equilibrio tra la necessità di tagliare i tassi d’interesse per stimolare l’economia e il rischio di compromettere la propria credibilità. Il mercato continua a prevedere un calo dei tassi fino all’1,75% entro il prossimo anno, ma questa settimana Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo della BCE, ha espresso scetticismo riguardo a un allentamento così spinto. I tassi si trovano già vicini al cosiddetto livello neutrale, stimato tra il 2% e il 3%. Scendere troppo al di sotto di questa soglia potrebbe risultare controproducente. La dinamica dell’inflazione, d’altra parte, aggiunge un altro tassello al puzzle. Anche se l’indice dei prezzi si sta avvicinando al target del 2%, restano sacche di incertezza, soprattutto nei servizi. Schnabel ha però sottolineato che non è tanto la velocità con cui si raggiunge il target a contare, quanto la capacità di mantenere la stabilità nel lungo termine. L’euro accusa ovviamente anche la forza del dollaro, o meglio il differenziale dei tassi d’interesse: gli USA offrono rendimenti molto più alti sui loro titoli di stato e questo attira gli investitori verso il biglietto verde. I mercati valutari, però, non si muovono solo in base ai tassi d’interesse, ma anche alle aspettative di crescita. E al momento l'euro ha poco da offrire. L’economia americana cresce a un ritmo ben più veloce di quella europea. Gli indici PMI europei sono tornati in territorio di contrazione. La parità con il dollaro? Non è una possibilità così remota...Qualche considerazione sul caffè. Il tuo rituale quotidiano potrebbe presto assumere un gusto diverso. Una tazzina di caffè potrebbe arrivare a costarti 2 euro. Sembra esagerato, ma i problemi che affliggono il mercato del caffè rendono questo scenario sempre più realistico. L’Arabica, la varietà più pregiata, ha raggiunto i livelli più alti dal 1977 sulla piazza di New York, con un aumento del 70% da inizio anno. Anche il Robusta, meno “nobile” ma fondamentale per molte miscele, ha toccato valori che non si vedevano da oltre cinquant’anni. Dietro a questi picchi c’è principalmente il Brasile, il primo produttore di caffè al mondo. La siccità ha mandato in crisi i raccolti e fatto scattare l'allarme per le prossime stagioni. Le nuove regole UE contro la deforestazione e i possibili dazi americani rischiano di mettere ulteriore benzina sul fuoco. Come sempre, a rimetterci siamo noi consumatori. Secondo Assoutenti, il prezzo medio di un espresso è già salito del 16% in tre anni, passando da 1,03 euro nel 2021 a 1,19 euro nel 2024. Una tazzina a 2 euro non è più un’ipotesi remota, soprattutto nei bar turistici o nei locali più chic, dove l’espresso al tavolo supera già i 5 euro. Anche i giganti del settore non sono immuni. La pressione sui costi sta portando a scelte non proprio popolari: confezioni più piccole e prezzi più alti. Per noi investitori e trader, monitorare aziende come Nestlé e Starbucks per vedere come affrontano questa crisi potrebbe essere interessante. Ma cosa faremo come consumatori? Rinunceremo alla nostra dose quotidiana di energia? Probabilmente no, ma le nostre abitudini potrebbero cambiare. Con 6 miliardi di caffè serviti ogni anno e un giro d’affari di 7 miliardi di euro, una tazzina a 2 euro potrebbe trasformare il mercato. A breve termine, la situazione potrebbe stabilizzarsi grazie alle piogge di ottobre in Brasile, che hanno favorito una buona fioritura, ma i rischi legati al raccolto del 2025/26 sono ancora alti. Anche con condizioni climatiche favorevoli, le sfide logistiche e normative potrebbero continuare a mantenere i prezzi elevati. Nel frattempo, i marchi premium cercheranno di sfruttare l’aumento dei costi per ridefinire il proprio posizionamento, mentre i consumatori valuteranno alternative più economiche. Come diceva Milton Friedman, “la cura per i prezzi elevati sono i prezzi elevati”: a un certo punto, la pressione sui consumatori potrebbe ridurre la domanda abbastanza da calmierare il mercato, mentre i produttori, attratti dai margini più alti, lavoreranno per aumentare l’offerta. Questo processo però richiederà tempo. L’agenda macroeconomica che va dal 2 al 6 dicembre 2024 sarà caratterizzata da alcuni dati di rilievo per le principali economie del Vecchio Continente e per gli Stati Uniti. A catalizzare l’attenzione degli operatori saranno i dati sul mercato del lavoro degli USA e gli indici PMI (manifatturiero, servizi e composito), ma non solo. Per gli Stati Uniti si attendono anche l’ISM manifatturiero, nuovi lavori JOLTS, occupazione ADP, ordini di beni durevoli, ordini alle fabbriche, ISM dei servizi, scorte e produzione di greggio, Beige Book, bilancia commerciale, nuove richieste di sussidi di disoccupazione e la fiducia consumatori dell’Università del Michigan. Per l’Eurozona verranno rilasciati anche i dati del tasso di disoccupazione, prezzi alla produzione, vendite al dettaglio e del PIL del terzo trimestre. Guardando ai singoli Paesi, per la Germania si attendono anche gli ordini alle fabbriche, produzione industriale e la bilancia commerciale. Per la Francia verranno diffusi anche i dati della produzione industriale e della bilancia commerciale. Per la Spagna si attende il tasso di disoccupazione. Guardando all’Italia, focus inoltre sul tasso di disoccupazione, sul PIL del terzo trimestre e sulle vendite al dettaglio.

 

VENERDI’

I listini dell’Asia hanno chiuso misti. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,91%, China A50 ha chiuso a +0,97%, Hang Seng +0,06%, il Nikkei -0,52%, l’Australia -0,10%, Taiwan -0,16%, la Corea del Sud Kospi -1,99%, l’indice Indiano Sensex ha chiuso a +0,82%. Il nostro FTSEMib +0,46%, Dax chiuso +1,03%, Ftse100 +0,07%, Cac40 +0,78%, Zurigo +0,30%. Lo S&P500 +0,56%, il Nasdaq +0,83%, il Russell2000 +0,35%. L’oro ha chiuso a 2.673,79 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 69,70$ per il wti e 72,30$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 47,811. Lo spread BTP/BUND 119,200. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 13,51%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,73%, China A50 ha chiuso a +0,58%, Hang Seng +0,14%, il Nikkei +0,92%, l’Australia +0,14%, Taiwan +2,13%, la Corea del Sud Kospi +0,17%, l’indice Indiano Sensex ha chiuso a +0,00%. Al momento in cui scrivo i mercati europei hanno una previsione di apertura negativa così come l’America. L’oro si attesta a 2.646,20 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 68,50$ per il greggio e 72,34$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 96.284 e l’Ethereum 3.676.

 

Buona giornata e buona settimana.





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