di Pillole di Mercato
- Federico Caligiuri

- 7 ago
- Tempo di lettura: 5 min
(32° settimana - anno 2025)

Citazione del giorno:
Goethe J.W.: “Parlare è un bisogno. Ascoltare è un’arte”
Le borse asiatiche hanno registrato un netto rialzo, spinte dalla notizia che i nuovi dazi al 100% annunciati da Donald Trump sui produttori di chip prevederanno esenzioni per le aziende che investono negli Stati Uniti, come Apple. L’indice MSCI Asia Pacific è salito dello 0,8%, registrando la miglior performance delle ultime due settimane, mentre i future sull’S&P 500 e sul Nasdaq 100 sono avanzati dello 0,3%, insieme a quelli europei. I titoli tecnologici asiatici hanno guidato i guadagni, con Taiwan Semiconductor e Samsung in primo piano. Il petrolio ha interrotto la striscia negativa di cinque giorni, sostenuto dalle tensioni sulle forniture russe e dalle iniziative diplomatiche di Trump per chiudere il conflitto in Ucraina. I Treasury sono scesi leggermente, con il rendimento del decennale in salita di due punti base al 4,25%. Il dollaro ha consolidato dopo quattro sedute consecutive di ribassi. Il mercato ha reagito positivamente all’annuncio secondo cui le aziende con attività produttive negli USA saranno esentate dai nuovi dazi, allentando le preoccupazioni per le catene di approvvigionamento globali. Anche la crescente probabilità di un taglio dei tassi da parte della Fed continua a sostenere il sentiment positivo, nonostante i nuovi dazi entrati in vigore proprio giovedì. Secondo Morgan Stanley, il pacchetto tariffario è indigesto ma, se le aziende avranno tempo per adeguarsi, l’impatto sarà più che altro legato all’aumento dei costi di produzione interni.
Trump ha confermato l’introduzione di tariffe “di circa il 100%” su chip e semiconduttori, ma ha anche ribadito che “se produci negli Stati Uniti, non paghi nulla”. L’annuncio è arrivato in contemporanea con la presentazione da parte del CEO di Apple Tim Cook di un piano d’investimento da 100 miliardi negli USA. Al momento, smartphone, computer e monitor restano esclusi dalle misure tariffarie, ma saranno probabilmente inclusi in un provvedimento successivo. Secondo alcuni analisti, la misura non dovrebbe sconvolgere le grandi filiere produttive, almeno nel breve termine, poiché non è ancora stata ufficializzata attraverso ordini esecutivi o meccanismi legali. In Europa, Trump ha dichiarato di voler incontrare i presidenti Putin e Zelensky già dalla prossima settimana, cercando un’intesa diplomatica per fermare il conflitto. Nel frattempo, la Bank of England si prepara a tagliare i tassi, mentre Mary Daly (Federal Reserve di San Francisco) ha ribadito la necessità di un aggiustamento della politica monetaria per evitare un ulteriore indebolimento del mercato del lavoro. Anche Neel Kashkari (Minneapolis) ha suggerito che un rallentamento economico potrebbe giustificare un taglio a breve. La Fed ha lasciato i tassi invariati alla fine di luglio e si riunirà nuovamente a settembre, con due ulteriori meeting in calendario entro fine anno. Trump ha anche anticipato la nomina di un nuovo governatore ad interim della Fed nei prossimi giorni, chiarendo che non si tratterà di una scelta destinata a sostituire Powell come presidente. In Cina, a sorpresa, le esportazioni hanno registrato il miglior tasso di crescita da aprile, mostrando una notevole resilienza nonostante i dazi americani. Tuttavia, l’azionario cinese è rimasto piatto. In India, invece, le azioni sono calate per la terza seduta consecutiva dopo che gli Stati Uniti hanno raddoppiato al 25% i dazi sui prodotti indiani per le importazioni energetiche dalla Russia. Secondo VanEck, sia la borsa che la rupia resteranno sotto pressione nel breve. Sul fronte svizzero, la presidente Keller-Sutter è tornata da Washington senza progressi sulla possibile riduzione del dazio al 39% imposto da Trump. I colloqui si sono concentrati su un incremento degli acquisti svizzeri di energia e prodotti della difesa statunitensi, nel tentativo di mitigare gli effetti della misura. Nel frattempo, il Giappone ha sollevato una controversia sull’interpretazione dell’accordo commerciale con gli USA: il governo di Tokyo sollecita un taglio dei dazi sulle auto al 15% promesso nel precedente round negoziale. Anche l’asta di bond trentennali giapponesi ha avuto una buona accoglienza, con un rapporto di copertura in linea con la media annuale, nonostante l’instabilità politica interna. Sul fronte societario, Apple ha annunciato che incrementerà a 600 miliardi di dollari il proprio piano di investimenti negli Stati Uniti nei prossimi quattro anni. Tokyo Electron ha licenziato un dipendente della sede di Taipei coinvolto nello scandalo di spionaggio industriale ai danni di TSMC. Sony ha rivisto al rialzo le proprie stime grazie alla buona performance del segmento intrattenimento, che ha compensato i timori legati ai dazi sui chip. In Europa, le borse hanno chiuso piatte dopo due giorni positivi. Il comparto sanitario ha sofferto per la minaccia di dazi progressivi fino al 250% sulle importazioni farmaceutiche verso gli Stati Uniti. Il settore ha perso il 2,8%, toccando i minimi degli ultimi tre mesi. Novo Nordisk ha lasciato sul terreno il 5,4% dopo aver segnalato una pressione crescente dai farmaci generici concorrenti di Wegovy, il proprio farmaco anti-obesità. Il titolo ha già perso circa 95 miliardi di capitalizzazione dalla revisione al ribasso degli obiettivi. La presidente svizzera ha incontrato il Segretario di Stato Marco Rubio per discutere di un accordo volto a evitare i dazi, anche attraverso un aumento delle importazioni svizzere di energia e prodotti militari statunitensi. Lo SMI ha perso lo 0,9%, con Roche e Novartis in flessione rispettivamente del 2,6% e del 3,3%. Male anche Bayer, giù del 9,9% su timori che gli utili siano stati sostenuti da entrate straordinarie legate al calcio mercato più che dal core business. Beiersdorf ha perso l’8,4% dopo il taglio della guidance per la crescita organica, mentre Siemens Energy è salita dell’1% grazie all’indicazione di poter raggiungere l’estremo superiore della forchetta di crescita per il 2025. I market movers di oggi sono: saldo della bilancia commerciale in Australia e Cina, produzione industriale e saldo della bilancia commerciale in Germania, decisione sui tassi di interesse da parte della BOE in Gran Bretagna (attuale 4,25% - aspettative 4,00%), richieste dei sussidi alla disoccupazione negli Stati Uniti.
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso misti. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,23%, China A50 -0,21%, Hang Seng ha chiuso a +0,07%, il Nikkei +0,40%, l’Australia +0,73%, Taiwan ha chiuso a -0,78%, la Corea del Sud Kospi -0,27%, l’indice Indiano Sensex -0,25%. Il nostro FTSEMib +0,65%, Dax chiuso +0,33% Ftse100 +0,24%, Cac40 +0,18%, Zurigo -1,04%. Lo S&P500 +0,73%, il Nasdaq +1,21%, il Russell2000 -0,20%. L’oro ha chiuso a 3.443,40 ollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 64,35$ per il wti e 66,89$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 33,115. Lo spread BTP/BUND 82,980. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 16,77%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere per lo più positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,17%, China A50 +0,45%, Hang Seng ha chiuso a +0,60%, il Nikkei +0,59%, l’Australia -0,20%, Taiwan ha chiuso a +2,43%, la Corea del Sud Kospi +0,58%, l’indice Indiano Sensex -0,56%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura positiva così come negli Stati Uniti. L’oro si attesta a 3.446,80 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 64,82$ per il greggio e 67,36$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 114.524 e l’Ethereum 3.680.
Buona giornata.
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