Pillole di Mercato
(37° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
Samuel Butler: “C’è solo una cosa ancor più vana della vanità dei desideri umani: l’assenza di desideri”
Petrolio, obbligazioni e politica monetaria tornano contemporaneamente al centro dell’attenzione. Il Brent ha superato i 101 dollari al barile, mentre la nuova escalation tra Stati Uniti e Iran continua ad alimentare il rischio di interruzioni dell’offerta energetica dal Golfo Persico. Il rialzo dell’energia ha immediatamente riacceso i timori sull’inflazione, spingendo al ribasso sia le obbligazioni sia l’azionario americano, con l’S&P 500 in calo per la terza seduta consecutiva. Il Treasury decennale ha raggiunto i rendimenti più elevati dal 2023, mentre l’annuncio del Tesoro americano di acquistare fino a 6 miliardi di dollari di titoli governativi a lunga scadenza non è stato sufficiente a tranquillizzare il mercato. La reazione suggerisce infatti che una parte degli investitori si aspettasse un intervento più consistente, confermando quanto la parte lunga della curva rimanga vulnerabile alla combinazione tra inflazione, deficit e crescente offerta di debito. Il petrolio rappresenta adesso la variabile più delicata. Donald Trump ha cercato di ridimensionare i timori, sostenendo che il conflitto dovrebbe concludersi dopo le elezioni di metà mandato, ma sul terreno le tensioni non mostrano ancora segnali concreti di attenuazione e l’Iran ha minacciato di intensificare la risposta qualora continuassero gli attacchi americani. Con il Brent sopra i 100 dollari, quindi, il premio geopolitico torna a essere una componente importante del prezzo dell’energia proprio alla vigilia dei dati decisivi sull’inflazione americana. Oggi arriverà il PPI e venerdì il CPI di agosto, due numeri che potrebbero determinare la scelta della Federal Reserve nella riunione del 15-16 settembre. Il mercato attribuisce attualmente circa il 60% di probabilità a un rialzo dei tassi. Un’inflazione superiore alle attese potrebbe rendere molto più probabile il primo aumento del costo del denaro degli ultimi tre anni, mentre dati più moderati permetterebbero alla Fed di restare ferma per la sesta riunione consecutiva. Interessante anche il comportamento del dollaro, rimasto vicino ai minimi degli ultimi sette mesi nonostante l’aumento dei rendimenti e delle aspettative sui tassi, mentre lo yen ha continuato a rafforzarsi sostenuto anche dalla determinazione mostrata dal Tesoro americano nel favorire una valuta giapponese più forte. Sul fronte societario continua intanto la corsa agli investimenti nell’intelligenza artificiale. Google investirà 13 miliardi di euro in infrastrutture AI in Finlandia, il maggiore investimento europeo della società, mentre Amazon ha raccolto 4,25 miliardi di sterline attraverso la sua prima emissione obbligazionaria in valuta britannica e Dell ha raccolto 5 miliardi di dollari sul mercato investment grade, sostenuta dalla forte domanda legata alla crescita dei server AI. Questi numeri mostrano ancora una volta le due facce dello stesso fenomeno: l’intelligenza artificiale continua a sostenere crescita, investimenti e utili, ma richiede contemporaneamente quantità enormi di capitale, aumentando l’offerta di debito proprio mentre i rendimenti sono già elevati. Apple ha invece presentato il nuovo iPhone Duo pieghevole, nel tentativo di rilanciare l’innovazione nella propria principale linea di prodotto. Il quadro resta quindi dominato da un equilibrio sempre più stretto tra crescita e costo del capitale. Finché gli utili continueranno a sostenere le valutazioni, l’azionario potrà assorbire rendimenti elevati e volatilità geopolitica. Ma con il petrolio sopra i 100 dollari e il Treasury decennale sui massimi dal 2023, il margine di errore si riduce ulteriormente. A questo punto saranno soprattutto i dati sull’inflazione a dirci se l’energia rappresenta ancora uno shock temporaneo oppure se sta diventando il fattore capace di costringere la Fed a una nuova stretta monetaria.
I market movers di oggi sono: CPI (inflazione) in Germania, decisione sui tassi di interesse da parte della BCE nell’Eurozona (attuali 2,25% - aspettative 2,50%), richieste dei sussidi alla disoccupazione, asta obbligazioni a 30 anni, PPI (indice dei prezzi alla produzione) e vendite di abitazioni esistenti negli Stati Uniti.
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso per lo più negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,02%, China A50 -0,00%, Hang Seng -0,34%, il Nikkei ha chiuso a -0,26%, l’Australia -0,01%, Taiwan +0,20%, la Corea del Sud Kospi +0,88%, l’indice Indiano Sensex -0,68%. Il nostro FTSEMib -0,58%, Dax -1,66%, Ftse100 -1,31%, Cac40 -1,94%, Zurigo -1,80%. Lo S&P500 -0,48%, il Nasdaq -0,64%, il Russell2000 -1,28%. L’oro ha chiuso a 4.460,70 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 96,05$ per il wti e 101,21$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 79,00. Lo spread BTP/BUND 84,250. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 16,46%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,49%, China A50 -0,48%, Hang Seng -1,53%, il Nikkei ha chiuso a -0,13%, l’Australia -1,23%, Taiwan -0,52%, la Corea del Sud Kospi +0,10%, l’indice Indiano Sensex -0,09%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura positiva così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.467,37 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 95,68$ per il greggio e 100,55$per il brent. Infine, il Bitcoin quota 78.387 e l’Ethereum 2.480.
Buona giornata.



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