Pillole di Mercato
- Federico Caligiuri

- 28 lug
- Tempo di lettura: 5 min
(30° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
Viktor Frankl: “Una persona che non trova un significato profondo nella propria vita si distrae con il piacere”
Le borse globali hanno registrato una nuova ondata di vendite, alimentata dai crescenti dubbi sulla capacità degli enormi investimenti nell’intelligenza artificiale di produrre ritorni economici adeguati. I titoli dei semiconduttori sono stati ancora una volta i più colpiti, mentre il calo del petrolio ha favorito un recupero del mercato obbligazionario. L’indice MSCI Asia Pacific ha perso fino al 3,6%, scendendo sui livelli più bassi da maggio e avvicinandosi a una correzione tecnica. La flessione più marcata si è verificata in Corea del Sud, dove il Kospi è crollato del 10%. SK Hynix e Samsung Electronics hanno ceduto oltre l’11%, penalizzate dai timori per l’aumento della concorrenza cinese, per la crescita dell’indebitamento e per la possibile presenza di meccanismi di finanziamento circolare all’interno della filiera dell’intelligenza artificiale. Le vendite asiatiche hanno seguito la debolezza di Wall Street, dove l’indice dei semiconduttori ha chiuso in calo per la terza seduta consecutiva. Anche i mercati di Giappone e Taiwan hanno perso oltre il 3%, mentre i future sul Nasdaq 100 hanno indicato ulteriori pressioni sul comparto tecnologico. Il clima è cambiato rapidamente. L’entusiasmo che aveva accompagnato il settore dell’intelligenza artificiale si sta trasformando in timore, con gli investitori sempre più inclini a interpretare negativamente ogni notizia e a utilizzarla come occasione per ridurre l’esposizione. Questo comportamento segnala che il mercato è entrato in una fase emotivamente più fragile. Quando il posizionamento è molto affollato e le valutazioni elevate, anche informazioni dall’impatto fondamentale limitato possono provocare vendite importanti, soprattutto se molti operatori cercano contemporaneamente di proteggere i guadagni accumulati. Il petrolio ha invece proseguito il ribasso più marcato degli ultimi tre mesi. Il Brent è sceso di un ulteriore 1,3%, intorno agli 87 dollari al barile, dopo che gli Stati Uniti hanno sospeso gli attacchi quotidiani contro l’Iran e il presidente Donald Trump ha dichiarato che esistono buone possibilità di raggiungere un accordo. La riduzione delle tensioni sul mercato energetico ha attenuato i timori sull’inflazione e sostenuto i titoli di Stato. Il rendimento del Treasury decennale è sceso al 4,63%, mentre gli investitori hanno cercato rifugio nelle obbligazioni dopo le forti vendite sull’azionario. La settimana si presenta particolarmente delicata. Sono attese le decisioni di politica monetaria della Federal Reserve, della Bank of Japan e della Bank of England, oltre alle trimestrali delle principali società tecnologiche americane e asiatiche. Il mercato cerca conferme sulla capacità delle grandi piattaforme tecnologiche di giustificare le centinaia di miliardi di dollari investite nell’intelligenza artificiale. Risultati solidi potrebbero non essere sufficienti se accompagnati da nuovi aumenti della spesa, da margini sotto pressione o da indicazioni poco convincenti sui ritorni futuri. Alphabet ha già aumentato la previsione degli investimenti fino a 205 miliardi di dollari per l’anno in corso, riaccendendo i dubbi sulla disciplina finanziaria delle società impegnate nella corsa all’AI. Nei prossimi giorni pubblicheranno i risultati Microsoft, Meta, Apple e Amazon, mentre in Asia sarà il turno di SK Hynix e Samsung Electronics. Le aspettative sono estremamente elevate. In questa fase, superare le stime non garantisce più automaticamente un rialzo del titolo. Gli investitori vogliono comprendere la qualità degli utili, la capacità di generare cassa e la sostenibilità degli investimenti nel tempo. Una parte delle vendite potrebbe quindi essere legata alla riduzione preventiva delle posizioni prima delle trimestrali. Molti operatori preferiscono alleggerire l’esposizione anziché assumersi il rischio di risultati che, pur positivi, potrebbero non soddisfare aspettative ormai molto difficili da superare. Le preoccupazioni non riguardano soltanto le valutazioni, ma anche la struttura finanziaria del settore. La crescente espansione dell’AI richiede quantità straordinarie di capitale, finanziamenti e capacità produttiva. Alcuni investitori temono che una parte della domanda possa essere sostenuta da rapporti finanziari circolari tra produttori di chip, fornitori di infrastrutture e operatori dei data center. Anche i nuovi accordi annunciati da Nvidia, per un valore complessivo superiore a 750 miliardi di dollari, hanno alimentato i dubbi sulla possibilità che la domanda venga temporaneamente amplificata da finanziamenti e partnership interne alla stessa filiera. Ulteriori pressioni sono arrivate dalla Cina. Secondo alcune indiscrezioni, un’azienda sostenuta dallo Stato avrebbe avviato la produzione su larga scala di macchinari litografici a immersione basati sulla tecnologia DUV. La notizia ha colpito i produttori giapponesi di apparecchiature per semiconduttori, con Nikon e Tokyo Electron in calo di oltre il 9%. La capacità cinese di produrre internamente macchinari avanzati potrebbe ridurre nel tempo la dipendenza dai fornitori esteri e aumentare la concorrenza globale. Per il mercato si tratta di un rischio sia industriale sia geopolitico, soprattutto per le aziende che hanno beneficiato delle restrizioni occidentali sulle esportazioni tecnologiche verso Pechino. Sul fronte monetario, l’attenzione è concentrata sulla riunione della Federal Reserve. Gli operatori attribuiscono circa una probabilità su tre a un aumento dei tassi. Citadel Securities ritiene possibile un rialzo immediato di 25 punti base, una decisione che rafforzerebbe la credibilità del presidente della Fed Kevin Warsh nella lotta contro l’inflazione. Una scelta di questo tipo rappresenterebbe una sorpresa significativa e potrebbe segnare la fine della fase in cui la banca centrale anticipava con largo anticipo ogni decisione. Un rialzo inatteso renderebbe il contesto ancora più difficile per le società tecnologiche, perché aumenterebbe il costo del capitale e ridurrebbe il valore attuale degli utili futuri. Proprio i titoli caratterizzati da valutazioni elevate e ritorni attesi nel lungo periodo sarebbero i più vulnerabili. Sul fronte societario, Johnson & Johnson ha raggiunto un accordo da 5,5 miliardi di dollari per risolvere anni di contenziosi relativi alle accuse secondo cui alcuni prodotti a base di talco avrebbero causato tumori ovarici. A Taiwan, le autorità hanno arrestato un dipendente di Nvidia e perquisito gli uffici della società nell’ambito di un’indagine sul presunto contrabbando di acceleratori destinati all’intelligenza artificiale verso la Cina. Mercedes-Benz ha infine ridotto le previsioni per l’intero esercizio, citando la debolezza della domanda cinese. La prolungata crisi immobiliare continua, infatti, a pesare sulla fiducia dei consumatori e sulla richiesta di automobili di lusso.
Commento Finale
La correzione dei semiconduttori mostra quanto rapidamente un tema molto affollato possa passare dall’entusiasmo alla paura. L’intelligenza artificiale resta una tendenza strutturale, ma il mercato non è più disposto a finanziare qualsiasi progetto senza chiedere prove concrete sui ritorni. Da questo momento conteranno sempre di più utili, margini, cassa e disciplina negli investimenti. La volatilità attuale non certifica necessariamente la fine del ciclo, ma segnala che le valutazioni elevate non lasciano spazio agli errori. In una fase così, la selezione diventa più importante della semplice esposizione al tema e la qualità dei risultati conta più della forza della narrativa.
I market movers di oggi sono: variazione dell’occupazione elaborato dall’ADP e rapporto sulla fiducia dei consumatori elaborato dal Conference Board negli Stati Uniti.
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso positivi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,44%, China A50 +0,03%, Hang Seng +0,75%, il Nikkei ha chiuso a +0,24%, l’Australia +1,29%, Taiwan -0,80%, la Corea del Sud Kospi +0,09%, l’indice Indiano Sensex +0,74%. Il nostro FTSEMib +0,49%, Dax +1,04%, Ftse100 +0,42%, Cac40 +0,40%, Zurigo +0,66%. Lo S&P500 -0,18%, il Nasdaq +0,02%, il Russell2000 +0,63%. L’oro ha chiuso a 4.077,00 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 82,61$ per il wti e 85,87$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 57,375. Lo spread BTP/BUND 82,220. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 18,67%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere negativi. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -1,24%, China A50 -2,53%, Hang Seng -0,07%, il Nikkei ha chiuso a -4,12%, l’Australia +0,48%, Taiwan -4,17%, la Corea del Sud Kospi -10,57%, l’indice Indiano Sensex +0,02%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura negativa così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.043,15 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 81,55$ per il greggio e 84,78$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 63.435 e l’Ethereum 1.884.
Buona giornata.


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