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Pillole di Mercato

(28° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:

Arthur Poonsonby: “Quando viene dichiarata una guerra, la prima vittima è la verità”

 

I mercati tornano a essere guidati dal petrolio. Dopo settimane in cui l’attenzione era concentrata soprattutto sull’intelligenza artificiale e sulle valutazioni del settore tecnologico, la nuova escalation militare tra Stati Uniti e Iran ha riportato al centro dello scenario il rischio energetico, con inevitabili ripercussioni su inflazione, tassi d’interesse e mercati finanziari. Il Brent è salito vicino ai 79 dollari al barile, registrando la terza seduta consecutiva di rialzo, dopo che gli Stati Uniti hanno condotto una nuova serie di attacchi contro obiettivi iraniani. Parallelamente, il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz si è quasi fermato, con gran parte delle navi costrette a utilizzare rotte alternative autorizzate dall’Iran. Considerando che da questo passaggio transita una quota significativa dell’offerta mondiale di petrolio, ogni rallentamento alimenta immediatamente i timori su nuove tensioni dal lato dell’offerta. L’effetto più evidente si è visto sul mercato obbligazionario. I rendimenti dei titoli di Stato sono saliti in Giappone, Australia e Nuova Zelanda, mentre negli Stati Uniti il Treasury a due anni è tornato vicino ai massimi del 2026. Gli investitori stanno infatti rivalutando la possibilità che la Federal Reserve debba mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo, o addirittura procedere con nuovi rialzi dei tassi, qualora il rincaro dell’energia dovesse tradursi in un’inflazione più persistente. Anche i verbali dell’ultima riunione della Fed hanno confermato un orientamento prudente. Pur mantenendo invariati i tassi, alcuni membri del comitato avevano già evidenziato la possibilità di un ulteriore rialzo, segnale che il rischio inflazionistico continua a essere monitorato con grande attenzione. Sul fronte azionario la reazione è stata, almeno per ora, più contenuta. Le borse asiatiche hanno chiuso poco sopra la parità, mentre i futures americani sono rimasti sostanzialmente stabili. Il comparto dei semiconduttori continua a mostrare una certa resilienza, anche se il forte slancio visto nei mesi precedenti sta lasciando spazio a una maggiore selettività. Le valutazioni elevate e il rialzo dei tassi rendono infatti gli investitori più prudenti verso i titoli con i multipli più elevati. Curiosamente, oro e argento hanno corretto nonostante il ritorno delle tensioni geopolitiche. La spiegazione risiede proprio nelle aspettative sui tassi: un possibile irrigidimento della politica monetaria sostiene i rendimenti obbligazionari e aumenta il costo opportunità di detenere metalli preziosi, che non producono cedole né interessi. Nel frattempo, continua a evolversi anche il panorama dell’intelligenza artificiale. L’IPO americana di SK Hynix registra una domanda molto elevata, confermando il forte interesse degli investitori per il settore. La Cina, inoltre, starebbe valutando un allentamento delle restrizioni sull’acquisto dei chip H200 di Nvidia da parte delle principali società di AI, mentre altre aziende cinesi continuano a raccogliere capitali per accelerare lo sviluppo di semiconduttori e modelli di intelligenza artificiale. Il quadro complessivo è quello di mercati che stanno progressivamente spostando l’attenzione dall’euforia per la crescita all’equilibrio tra crescita e inflazione. Se nei mesi scorsi era sufficiente parlare di AI per sostenere le quotazioni, oggi il petrolio è tornato a essere uno dei principali fattori in grado di influenzare contemporaneamente azioni, obbligazioni e aspettative sulle banche centrali.

 

Commento Finale

Il mercato cambia continuamente il protagonista della storia. Per mesi è stata l’intelligenza artificiale a guidare ogni movimento; oggi basta una nuova tensione geopolitica per riportare petrolio, inflazione e tassi al centro della scena. È un promemoria prezioso per ogni investitore: non esiste un'unica narrativa destinata a durare per sempre. Chi costruisce un processo solido non si lascia trascinare dall'entusiasmo del momento né dalla paura delle notizie. Rimane flessibile, osserva i cambiamenti e adatta il portafoglio senza rincorrere gli eventi. Perché la vera differenza, nel lungo periodo, non la fa prevedere il futuro, ma essere pronti quando il futuro cambia direzione.

 

I market movers di oggi sono: CPI (inflazione) e PPI (prezzi alla produzione) in Cina, saldo della bilancia commerciale in Germania, pubblicazione delle minute della riunione della BCE nell’Eurozona, richiesta dei sussidi alla disoccupazione negli Stati Uniti.

 

IERI

I listini dell’Asia hanno chiuso negativi ad eccezione della Cina. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,32%, China A50 +1,16%, Hang Seng +2,71%, il Nikkei -0,73%, l’Australia -0,44%, Taiwan -0,23%, la Corea del Sud Kospi -4,70%, l’indice Indiano Sensex -0,64%. Il nostro FTSEMib -1,22%, Dax -2,23%, Ftse100 -1,66%, Cac40 -2,18%, Zurigo -1,30%. Lo S&P500 -0,28%, il Nasdaq +0,20%, il Russell2000 -0,88%. L’oro ha chiuso a 4.082,40 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 73,52$ per il wti e 78,02$ per il brent inglese.  Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 48,775. Lo spread BTP/BUND 80,360. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 16,90%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.

 

PRE-APERTURE

I listini dell’Asia si avviano a chiudere misti. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -0,11%, China A50 +0,94%, Hang Seng -1,10%, il Nikkei +1,16%, l’Australia -0,49%, Taiwan -0,20%, la Corea del Sud Kospi -1,20%, l’indice Indiano Sensex +0,68%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura positiva così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.077,15 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 74,27$ per il greggio e 78,78$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 62.240 e l’Ethereum 1.738.

 

Buona giornata.

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