Pillole di Mercato
- Federico Caligiuri

- 9 giu
- Tempo di lettura: 5 min
(24° settimana - anno 2026)

Citazione del giorno:
Henry Ford: “Chiunque smetta di imparare è vecchio, che abbia venti o ottant’anni. Chiunque continua ad imparare resta giovane. La cosa più grande nella vita è mantenere la propria mente giovane”
Dopo la violenta correzione di venerdì, il mercato ha provato immediatamente a rialzarsi. Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti da osservare. Quando un mercato subisce una discesa importante, la vera informazione non è quasi mai la perdita in sé. La vera informazione arriva dalla reazione successiva. E la reazione, almeno per ora, è stata chiara: i compratori sono tornati. L'azionario globale ha recuperato terreno già nelle prime sedute della settimana. In Asia il rimbalzo è stato particolarmente forte, con il Kospi sudcoreano in rialzo fino all'8%, mentre SK Hynix ha recuperato oltre l'11% in una sola giornata. Negli Stati Uniti il Nasdaq 100 è risalito dell'1,6% e l'indice dei semiconduttori ha guadagnato oltre il 5%. In altre parole, proprio il comparto che aveva guidato la correzione è tornato immediatamente al centro degli acquisti. Questo ci dice una cosa importante. Per quanto la discesa di venerdì abbia aumentato la volatilità e messo sotto pressione il sentiment, il mercato non ha ancora abbandonato la narrativa che lo ha sostenuto negli ultimi mesi: l'intelligenza artificiale continua a essere percepita come il principale motore di crescita degli utili e degli investimenti. Anzi, nelle ultime ore sono arrivati diversi elementi che hanno rafforzato questa convinzione. L'IPO di SpaceX ha registrato una domanda superiore all'offerta disponibile. Nvidia e SK Hynix hanno annunciato una collaborazione per lo sviluppo di nuove tecnologie legate ai chip avanzati. Apple ha rilanciato la propria strategia sull'intelligenza artificiale, alimentando aspettative su una nuova generazione di dispositivi e servizi. Tutto questo ha contribuito a riportare rapidamente flussi sul comparto tecnologico. Ma attenzione. Il fatto che il mercato abbia rimbalzato non significa automaticamente che i rischi siano scomparsi. Anzi, per certi aspetti, il quadro di fondo è rimasto praticamente invariato. I rendimenti obbligazionari restano elevati. Il Treasury decennale continua a gravitare intorno al 4,5%. Il mercato continua a interrogarsi sulla possibilità che la Federal Reserve possa addirittura tornare a discutere di rialzi dei tassi anziché di tagli. Nel frattempo, il petrolio, pur avendo corretto rispetto ai massimi recenti, resta su livelli significativamente superiori a quelli precedenti all'escalation geopolitica. La differenza rispetto a pochi giorni fa è che il mercato sta iniziando a sperare in un allentamento delle tensioni in Medio Oriente. Iran e Israele hanno inviato segnali di de-escalation e il petrolio Brent è tornato sotto i 94 dollari al barile. Questa riduzione della pressione energetica ha immediatamente migliorato il sentiment degli investitori, perché riduce il rischio di ulteriori spinte inflazionistiche. Tuttavia, il vero appuntamento della settimana resta il dato sull'inflazione americana. Il CPI in uscita rappresenta probabilmente il principale catalizzatore di breve periodo per i mercati. Le attese indicano un'inflazione annua intorno al 4,2%, il livello più elevato degli ultimi tre anni. Se il dato dovesse sorprendere ulteriormente al rialzo, il mercato potrebbe tornare rapidamente a prezzare una Federal Reserve ancora più restrittiva. Ed è proprio qui che si gioca la partita. Perché il mercato sta provando a costruire una narrativa molto precisa: crescita ancora solida, utili robusti, boom dell'intelligenza artificiale e graduale normalizzazione delle tensioni geopolitiche. Se però l'inflazione dovesse continuare a salire, quella narrativa diventerebbe molto più difficile da sostenere. Per il momento gli investitori sembrano voler concedere il beneficio del dubbio. La correzione di venerdì è stata interpretata da molti come una presa di profitto fisiologica dopo mesi di rialzi quasi ininterrotti piuttosto che come l'inizio di una vera inversione di tendenza. Anche diverse grandi case di investimento continuano a mantenere una visione costruttiva sul comparto tecnologico. Il ragionamento è semplice: le valutazioni sono elevate, ma la crescita degli utili continua a sorprendere positivamente e la domanda legata all'intelligenza artificiale non mostra ancora segnali di rallentamento significativi. Questo però non elimina il rischio. Lo sposta semplicemente più avanti. Perché quanto più il mercato si concentra su un unico tema dominante, tanto più diventa vulnerabile a eventuali delusioni su quel tema. Ed è forse questa la lezione più importante della settimana. Venerdì ci ha ricordato quanto velocemente possano cambiare umore gli investitori quando il posizionamento diventa troppo sbilanciato. Il rimbalzo di lunedì ci ricorda invece che il trend principale non è ancora stato messo seriamente in discussione. Le due cose possono convivere. Possiamo avere un mercato ancora rialzista e allo stesso tempo più fragile rispetto a qualche settimana fa. Possiamo avere fondamentali solidi e contemporaneamente valutazioni che lasciano meno margine di errore. Possiamo avere un trend forte senza per questo ignorare i rischi.
Commento finale
La sensazione è che il mercato stia entrando in una fase diversa rispetto a quella vissuta nei mesi precedenti. Non siamo più nel contesto in cui ogni notizia positiva viene accolta con entusiasmo e ogni rischio viene completamente ignorato. La correzione di venerdì ha dimostrato che la sensibilità ai dati macro, ai rendimenti e all'inflazione è tornata ad aumentare. Allo stesso tempo, il rapido ritorno dei compratori sul comparto AI conferma che la narrativa dominante non è stata abbandonata. Il mercato continua a credere nella crescita degli utili e nell'espansione dell'intelligenza artificiale, ma adesso dovrà dimostrare di poter sostenere questa convinzione anche in un contesto di tassi elevati e inflazione ancora ostinatamente sopra target. Per questo motivo la parola chiave non è né euforia né pessimismo. È selettività. Perché il trend può continuare, ma probabilmente con molta più volatilità e molte meno certezze rispetto a quelle che gli investitori avevano iniziato a dare per scontate.
IERI
I listini dell’Asia hanno chiuso in forte ribasso. Nei singoli paesi lo Shanghai composite -1,32%, China A50 -1,28%, Hang Seng -1,44%, il Nikkei -3,84%, l’Australia chiusa per festività, Taiwan -3,77%, la Corea del Sud Kospi -5,79%, l’indice Indiano Sensex chiuso -0,79%. Il nostro FTSEMib +0,63%, Dax -0,58%, Ftse100 +0,05%, Cac40 -0,23%, Zurigo -0,50%. Lo S&P500 +0,30%, il Nasdaq +0,86%, il Russell2000 +0,77%. L’oro ha chiuso a 4.363,40 dollari l’oncia, mentre il petrolio ha scambiato a 91,30$ per il wti e 94,25$ per il brent inglese. Il prezzo del Natural Gas (TTF) quotato sul mercato di Amsterdam è di € 50,075. Lo spread BTP/BUND 77,650. L’indice VIX (il termometro dei mercati cioè la volatilità) chiude a 18,92%. Nel periodo pre-covid si attestava tra il 20% e l’11% e sono i due livelli entro cui vi è tranquillità nei mercati finanziari.
PRE-APERTURE
I listini dell’Asia si avviano a chiudere in rialzo. Nei singoli paesi lo Shanghai composite +0,66%, China A50 +0,45%, Hang Seng -0,15%, il Nikkei +2,18%, l’Australia -0,12%, Taiwan +2,88%, la Corea del Sud Kospi +7,59%, l’indice Indiano Sensex chiuso +0,12%. Al momento in cui scrivo, i mercati europei hanno una previsione di apertura positiva così come gli Stati Uniti. L’oro si attesta a 4.356,76 dollari l’oncia, mentre il petrolio chiude intorno ai valori di 90,18$ per il greggio e 93,45$ per il brent. Infine, il Bitcoin quota 63.280 e l’Ethereum 1.687.
Buona giornata.


Commenti